Pur senza particolare aderenza all’essenza della realtà stadio e tifo, questo articolo di un media “mainstream” e generalista, ha il non indifferente pregio di porsi un quesito importante: ma quando mai le famiglie sono andate allo stadio? Dove troverebbero tutta questa forza, economica e non solo, per violare un carcere a cielo aperto qual è oggi lo stadio? La verità, come i tentativi spasmodici di allargare il calcio ad Oriente, è che a lor signori interessano solo nuove fette di mercato, che a loro interessa fare il calcio non per le famiglie, contro la violenza, per l’anima popolare del calcio stesso, per la tradizione, o per quel che volete. A loro interessano solo ed unicamente i soldi. Il resto è solo stupida, ipocrita e vomitevole retorica.

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Le Curve non sono più quelle degli anni ʼ70, ʼ80 e ʼ90. Le amichevoli dell’Italia sono terreno fertile più per le gite fuoriporta che per gli scontri tra Ultras, ma da quando le famiglie vanno allo stadio?

Mi trovavo in coda per acquistare i biglietti di un concerto presso un noto Megastore. Ho lavorato per anni in discografia e ho scoperto l’acqua calda molto prima delle Iene, quindi acquisto i biglietti in forma cartacea, presso le rivendite autorizzate, senza sovrapprezzo.

Mentre cercavo di capire che cosa avesse causato tutta quella ressa, mi sono reso conto che tutti i miei compagni d’attesa si trovavano in fila per acquistare il tagliando valido per Italia-Germania, amichevole di lusso. Mi precedevano: cinque liceali, emozionati per la loro prima partita allo Stadio, che chiedevano i migliori posti disponibili in secondo verde o in secondo blu; due colleghi che dovevano portare, rispettivamente, il nipote e il figlio alla loro prima partita in secondo verde; due signore sulla cinquantina che cercavano il posto più vicino a quello del marito, abbonato da una vita in primo verde: fino alla fila nove è coperto, poi ci piove in testa.

Immagino siano le stesse preoccupazioni di chi frequenta le vecchie Terraces d’Albione.

Visto l’ambiente pirotecnico, pittoresco e folkloristico che abitava gli Stadi europei -con un occhio di riguardo per quelli italiani, oltre che per quelli inglesi- durante gran parte delle partite del trentennio che ha chiuso il secolo scorso, gran parte dei nati, come me, a cavallo tra gli anni Settanta e gli anni Ottanta sono stati accompagnati allo Stadio, per la prima volta, dal padre o dallo zio -o da chi ne fa le veci-, rigorosamente in tribuna ‘il più lontano possibile dagli scalmanati’, magari in occasione di una partita di secondo piano ‘che almeno non si menano di sicuro’. Le richieste di chi mi precedeva in fila, pertanto, mi hanno sorpreso.

È vero, le Curve non sono più quelle degli anni Settanta, Ottanta e Novanta. È vero, le amichevoli dell’Italia sono terreno fertile più per le gite fuoriporta che per gli scontri tra Ultras, ma: da quando le Famiglie vanno allo Stadio? Per giunta chiedendo posti in Curva, luogo da sempre considerato da bollino rosso?

Negli anni Settanta? No. Negli anni Ottanta? Non credo. Negli anni Novanta? No, tranne che in tribuna, durante alcune partite. Ricordo, in particolare, dei Milan-Reggina di fine Stagione con Famiglie che duellavano a botte di ‘nduja.

Negli anni Sessanta? Neppure. Mia zia e mia mamma, il cui fratello maggiore aveva circa diciotto anni più di loro, non potevano andare a San Siro perché era troppo pericoloso per delle bambine.

Domenica pomeriggio, al termine degli incontri di Serie A -durante i vari Simposi televisivi in cui gli Uomini del Sapere confrontano le proprie teorie filosofiche applicandole al calcio- sono giunte notizie di scontri, in quel di Bergamo, tra alcuni Tifosi romanisti e le Forze dell’Ordine.

Senza neanche sapere cosa fosse successo -come se non fosse mai capitato a nessuno d’incontrare qualche Poliziotto Superpiù-, si è subito levato il coro a reti unificate: è ora di finirla con il far entrare certa gente allo Stadio, altrimenti roviniamo un ambiente in cui le Famiglie vorrebbero trascorrere il pomeriggio della Domenica insieme.

Aggiungendo: perché gli Stadi inglesi hanno tutti i confort, permettono di mangiare, fare acquisti e anche di vedere la partita –anche di vedere la partita, capito?-, noi siamo ancora degli incivili da questo punto di vista, per noi lo Stadio è da sempre terreno franco per la delinquenza! Allo Stadio si può far tutto in Italia!

In Inghilterra fu il Governo a richiedere il cambiamento degli Stadi e ad avvicinare le Famiglie a un luogo che non avevano mai frequentato prima con il Taylor Report, un documento redatto da una commissione presieduta dal giudice Lord Peter Taylor di Gosforth -su mandato del Governo britannico- allo scopo di fare luce sulle cause e le conseguenze della strage dell’Hillsborough Stadium di Sheffield del 1989, disastro in cui perirono 96 persone a causa delle strutture inadeguate e della pessima gestione del caos da parte delle Forze dell’Ordine. La sentenza del 2016, infatti, ha scagionato i Tifosi del Liverpool.

Il Rapporto, oltre a stabilire con precisione le cause della tragedia, intendeva ridisegnare le norme di sicurezza negli stadi inglesi.

In Italia, Silvio Berlusconi, Costruttore Edile, Editore, Proprietario dell’A.C. Milan e Presidente del Consiglio per circa un Ventennio, non ha neanche mai pensato a una legge sugli Stadi. Niente da dire, invece, sulla Legge Gasparri, decoder di Stato, diritti Tv e sullo spalma debiti per le Società di Calcio… che forse sarebbe stato meglio aiutarle con gli Stadi di proprietà.

Se, quindi, gli Stadi sono gli stessi del passato, ma adesso si possono anche seguire le partite in diretta, comodamente seduti sul divano: quando, di preciso, i partecipanti ai Convivi calcistici televisivi hanno visto -o vorrebbero vedere- le Famiglie allo Stadio?

La verità è che, in Italia, allo Stadio preferirebbero non vedere nessuno, almeno sugli spalti. Per lo Stato, la gestione dell’Ordine pubblico è un costo che è meglio non sostenere. Per le Società, è preferibile, invece, che i Tifosi stiano sul divano di casa, visto che i diritti Tv permettono di rimpinguare le casse più dei fatiscenti Stadi italiani.

Le partite le vedo meglio in televisione. Sono andato al San Paolo per 12 anni, ma da quella tribuna non si vede niente. Parole e musica di De Laurentiis, Presidente del Napoli, intervistato dalla Gazzetta il 17 Settembre 2016. Prosegue: lo Stadio nuovo non sarà il San Paolo, ma una bomboniera per 20 mila soci, sempre pieno.

Le Famiglie allo Stadio non ci sono mai state, per questo ora le vogliono, per avere finalmente Stadi vuoti. Come se nell’Antica Roma avessero detto: vanno bene i giochi nelle arene, i Gladiatori sono fantastici, le bestie feroci sono di gran moda, ma, mi raccomando, lottate senza spargimenti di sangue e siate contenuti sulle tribune, che al Colosseo ci devono andare le Famiglie.

Gli Stadi dovrebbero essere il Teatro del Calcio, circondato dalle sue Curve colorate, pirotecniche e fantasiose. La creatività popolare è sacrosanta, come quella che si sviluppa in altri aspetti folkloristici, nelle processioni secolari dei nostri Paesi. Sono tutte tradizioni popolari da difendere.

La violenza dagli Stadi non va eliminata per le Famiglie, la violenza va eliminata per permettere alle tifoserie di proseguire con lo spettacolo più bello del mondo, quello che tiene vivo il Calcio: il Tifo.