Ci siamo soffermati, soprattutto ultimamente, su alcune delle più rilevanti realtà di calcio popolare in Italia. Questa volta evidenziamo un pensiero dei ragazzi di Cava de’ Tirreni che, da qualche anno, gestiscono un proprio club di calcio militante nel campionato di seconda categoria campana.
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La gestione di una squadra di calcio è un’esperienza unica. Difficile senza dubbio, ma unica. A qualsiasi livello della piramide calcistica la si faccia, quando cerchi di organizzare al meglio tutte le attività legate alla vita della società sportiva, la categoria in cui operi conta poco.
Quando, poi, la gestione di una squadra di calcio avviene attraverso la partecipazione diretta della gente, senza il classico “patron” disposto a sostenere economicamente un progetto calcistico, diventa ancora più arduo.
La partecipazione diretta vuol dire assumersi delle responsabilità pratiche, vuol dire confrontarsi, vuol dire anche discutere, ma vuol dire anche assumersi l’onere di sostenere economicamente la tua squadra. Non saranno cifre da capogiro, ma quel piccolo impegno rappresenta un processo evolutivo enorme.
Di esempi di calcio della base, anche a Cava, ce ne sono stati, ce ne sono e probabilmente ce ne saranno tantissimi. Qualsiasi gruppo di persone che si organizza dal basso, con i mezzi a disposizione, è un esempio di calcio della gente. Il salto di qualità, se ci è consentito far passare questo termine, è la gestione: le “best practice” direbbero altrove.
In un piccolo Community Club come il nostro, nulla o quasi è lasciato al caso. Ogni persona che ha deciso di dare il proprio “volontario” contributo è un tassello importante per la vita del Club e aiuta il Club a crescere e presentarsi ai soci/tifosi nel migliore dei modi possibili.
Solo vivendo il Club ogni giorno, riesci a renderti conto di quanto sia difficile far funzionare le cose in maniera impeccabile, anche perché un community club mette al centro le persone, quindi i simpatizzanti, i soci, i calciatori e lì non puoi essere superficiale: ogni minimo sbaglio ti allontana da essi e quando succede (e purtroppo inevitabilmente succede), nascono delusioni, incomprensioni e malcontenti.
Cava United in questo primo triennio, pur commettendo degli errori, ha migliorato l’aspetto gestionale; è un dato incontrovertibile che è confermato dagli attestati di stima ricevuti (fan sempre bene) e dai numeri: da una squadra da gestire siamo passati a due. Cosa ci aspettiamo per il prossimo futuro?
Il consolidamento, innanzitutto, del lavoro svolto e quindi la possibilità di poter continuare ad avere una prima squadra e una squadra giovanile.
Bisogna rafforzare la base, è necessario che altre persone facciano quel passo verso la responsabilizzazione e diventino uno dei pezzi di questo puzzle, anche per far rifiatare chi è impegnato dall’inizio in questa fantastica avventura chiamata CAVA UNITED FOOTBALL CLUB.