Culture Club
RITRATTI DI SPORT IN BIANCO E NERO

Da qualche anno si parla spesso di calcio "moderno", aggettivo che sintetizza le infinite magagne che hanno inquinato lo sport che, almeno da noi, se non il più bello è senz'altro il più popolare. Anzi, per non utilizzare termini equivoci, visti i prezzi che girano anche per una curva, diciamo il più amato.
Non è esattamente facile dire quale dovrebbe il calcio che vogliamo in alternativa a questa skyfezza, molto meno difficile è invece ricordare che in passato c'è stato un calcio diverso: meno soldi, meno televisione, meno manfrine ma di certo più ricco di passione, dignità e, forse, anche qualità.
Sono trascorsi solo una quindicina di anni da quando il nostro sistema-calcio ha perso quasi del tutto e forse per sempre queste caratteristiche, eppure sembra passato un secolo. A rinfrescarci la memoria o, per gli under 20, per conoscere qualche frammento di quel mondo (apparentemente) antico, ci pensa tra gli altri il libro "Gli eroi son tutti giovani e belli…" (Edizioni Limina).
L'autore, il giovane giornalista Luigi Bolognini, ha raccolto una serie di interviste, ma forse sarebbe meglio chiamarle storie, a vari personaggi sportivi protagonisti di un passato più o meno recente.
Non si tratta necessariamente di campioni, ma piuttosto di figure a modo loro comunque mitiche, leggendarie, o semplicemente speciali per l'impronta che hanno lasciato durante la loro carriera. Tennisti, ciclisti, centometristi, ecc. che si raccontano e vengono raccontati in modo semplice e, forse per questo, affascinante.
Tra gli altri, ovviamente, si resta colpiti dal ritratto di alcuni calciatori (qualcuno poi diventato allenatore) e soprattutto dalla descrizione di un calcio d'altri tempi, fatto
di contratti sulla parola, premi e stipendi che fanno sorridere, inganni e malizie da piccoli Giamburrasca. Si trattava di gente vera, forse perché aveva conosciuto la fame della Guerra e della Ricostruzione, cresciuta nel sacrifici e che dunque sapeva distinguere da sola le cose veramente importanti da quelle che durano il tempo di una moviola (forse diversi erano anche i giornalisti di quei tempi….).
Tra le storie più belle quella dell'Osvaldo Bagnoli della "Bovisa", simbolicamente uno degli ultimi baluardi di un calcio a cui non si può ritornare.. anche se ci piacerebbe tanto.



Gabriele Viganò
SPORT PEOPLE N. 2/2004 - Pag. 13

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