Articolo in cui la cronaca si mischia ad una certa visione pregiudiziale delle cose: i tifosi non sono cittadini di Serie B e già il daspo, pur essendo una misura amministrativa, ha risvolti che non lo differenziano di molto da una sanzione penale (pur non essendoci alcun processo preventivo). Per legge e non per un capriccio di qualche avvocato o di un qualche giudice lassista, chiunque venga colpito da daspo ha (o meglio dovrebbe) avere a disposizione il tempo necessario per produrre le proprie memorie difensive. Che poi 9 volte su 10 non vengono nemmeno lette e il provvedimento viene vidimato senza troppi scrupoli. Per una certa (larga) fetta di opinione pubblica, la giustizia si dovrebbe gestire con metodi tribali e sostituendo le garanzie di legge con le forche. Questo ovviamente sempre quando riguarda gli altri, le fasce più basse della società: per tutti gli altri, ci mancherebbe, garantismo assoluto!

 

Ad un ultrà violento era stata data la misura restrittiva del “daspo”, il divieto di assistere alle manifestazioni sportive. L’uomo però è stato salvato dalla velocità della giustizia. La Cassazione ha infatti deciso che la troppa celerità ha reso nulle le misure restrittive, cancellando l’obbligo di firma contestuale al “daspo”.

La convalida del provvedimento era stata emessa dal questore di Treviso che l’ha giudicata troppo rapida da parte del giudice per le indagini preliminari. In questo modo, secondo la Corte suprema, il tifoso non ha avuto modo di difendersi o presentare una memoria.

La lentezza uccide la giustizia paralizzandola tra rinvii e prescrizioni. In questo caso siamo al paradosso opposto. Fabio Poloni ricostruisce la vicenda su La Tribuna di Treviso

“Protagonista della vicenda M.T., vent’anni appena compiuti, nato a Montebelluna. Il giovane si era reso protagonista, secondo la questura, di comportamenti violenti prima di una partita del Treviso calcio. Da lì, dopo l’identificazione, era scattata la sanzione: il questore di Treviso, con provvedimento del 17 ottobre dello scorso anno, ha imposto al giovane il divieto di assistere alle partite del Treviso, e in più l’obbligo di presentarsi di fronte alle forze dell’ordine per la firma in concomitanza dei match. Provvedimento notificato il 29 ottobre alle ore 16, perché ora entra in gioco pure il cronometro. Il pubblico ministero ha presentato richiesta di convalida alle ore 12.05 del 31 ottobre, e dal gip il via libera era stato – come detto – rapidissimo: alle 12.36 c’era la firma. Rapidità che, secondo la Cassazione, non ha consentito al ventenne ‘l’effettivo esercizio del diritto di difesa”.

” (…) il giudice per le indagini preliminari convalidò dopo “appena” 47 ore e 35 minuti l’ordinanza della questura di obbligo di firma nei confronti di un noto ultras del Calcio Treviso, D.G., e tanto bastò perché il legale dell’uomo facesse ricorso. Ricorso che (…) venne accolto”.