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Il precedente s'era creato con le minacce via web a Montolivo. Ora quest'altro caso. Siamo al terrorismo psicologico puro, roba da George Orwell: ormai si è passati al livello successivo e non si puniscono nemmeno più i reati, ma le "intenzioni" di reato. Il delirio di quella che chiamano, non si sa a quale titolo, democrazia.
Sanremo - Pubblicare su Facebook nella settimana dopo la “battaglia” di Roma frasi come «Io voglio lo scontro o non vengo» e «Ma nemmeno due bombe carta?», o altre che promettono azioni violente contro agli extracomunitari e le forze dell’ordine in occasione di una manifestazione pubblica di protesta, non è un’idea brillante. Soprattutto perché gli autori delle frasi non sono dei ragazzini, ma dei trentenni, uno dei quali già colpito in passato da un “Daspo”, il provvedimento di allontanamento dagli stadi. Due giorni dopo, tre componenti del gruppetto- cinque o sei persone in tutto - si sono trovati la polizia in casa con una mandato di perquisizione, alla ricerca di armi e esplosivi, oltre ad essere indagati a piede libero dalla procura della Repubblica di Sanremo.
L’azione preventiva della polizia per evitare incidenti alla manifestazione “Fuochi a Sanremo”, ideata per bruciare provocatoriamente in piazza le schede elettorali” in segno di protesta contro la mancanza di sicurezza in città, ha portato ad indagare i sanremesi L. R., Y. D. e A. F., tutti incensurati. L’accusa nei loro confronti è di detenzione di armi. Nel corso della perquisizione non ne sono state trovate, ma la polizia non esclude che potessero trovarsi altrove, o i tre sapessero dove procurarsele all’ultimo momento. Sono stati invece trovati alcuni grammi di marijuana, un francobollo all’Lsd, e uno spinello già pronto, con conseguente segnalazione alla prefettura per chi lo deteneva.
Il blitz è scattato dopo una rapida indagine. La polizia postale di Imperia, guidata dall’ispettore capo Ivan Bracco, esamina costantemente il web alla ricerca di informazioni utili a scoprire reati - commessi o annunciati, come in questo caso - e i controlli, in prossimità di manifestazioni di protesta, sono ancora più puntuali. Ancora di più dopo gli scontri di Roma di sabato scorso con i black bloc e quelli attesi in Val di Susa per la protesta dei No Tav.
Così, quando nella pagina di Facebook aperta per invitare a partecipare a “Fuochi a Sanremo”, L. R., Y. D. e A. F., e almeno altri due loro amici, hanno “postato” frasi che incitavano alla violenza, individuando nella manifestazione l’occasione per «punire gli extracomunitari che fanno i loro comodi nella Pigna e in città» e, allo stesso tempo, «tirare qualche calcio ai poliziotti». Con un secondo invito, quello a presentarsi all’appuntamento «tutti con il casco», proprio come i black bloc. Una sbruffoneria? Uno scherzo? O la reale volontà di scontrarsi con immigrati e forze dell’ordine? A scanso di equivoci, la polizia postale ha approfondito gli accertamenti. Non è stato difficile risalire ai tre, considerato che due di loro, D. e F., avevano perfino firmato i “post” che incitavano alla violenza con il proprio nome e cognome. E, visto che proprio D., ex ultrà della Sanremese, in passato era già stato raggiunto da un “Daspo”, gli uomini della Polposte e del commissariato di Sanremo, coordinati dal dirigente Nicola Zupo, hanno chiesto e ottenuto i decreti di perquisizione, firmati dal procuratore Roberto Cavallone. I tre giovani sanremesi sarebbero rimasti sorpresi dall’arrivo dei poliziotti. Che, come detto, non hanno trovato armi, ma hanno sequestrato - oltre alla droga - due computer portatili che verranno esaminati per scoprire se i tre facciano o meno parte di qualche organizzazione. Insomma, se siano davvero pericolosi o abbiano solo scherzato con il fuoco. Finendo per bruciarsi.
[Fonte: Il Secolo XIX]
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