Fonte:

Goal.com

Tutto è partito con la Juventus. Poi Napoli, adesso Genoa. Nessuno può negare che ci siano situazioni delicate in certe piazze (oltre alle già citate, c’è anche Milano), però vanno fatti dei doverosi distinguo che certamente non si può pretendere da chi è abituato a procedere per giudizi trancianti. La sensazione che emerge, è che dopo il caso Juve si stia allargando tutto in maniera indistinta ed indecorosa con l’intenzione di colpire tutti per non colpire nessuno. Ci sono altresì piazze di realtà cittadine e sociali difficili, dove allo stadio esondano e convivono studenti e ragazzi di strada, avvocati e criminali, però uniformare così un fenomeno multiforme come quello ultras è quantomeno strumentale. Certo, che in tutto ciò poi si tiri in ballo Preziosi citandolo come esempio di virtù contro “gli ultras mafiosi” è utilissimo a ricostruire la verginità di questo dirigente che nel corso degli anni ha collezionato molti più precedenti penali di certi ultras, però i giornalisti sembrano restarne indifferenti, quasi dimentichi di tutto. Bah…

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Marco Di Lello, segretario della Commissione parlamentare Antimafia, denuncia: “Pregiudicati ed esponenti della malavita fra gli ultras del Genoa”.

Nuovi sviluppi nell’inchiesta sulle infiltrazioni mafiose nel calcio condotte dal Comitato ‘Mafia e sport’ della Commissione parlamentare Antimafia. Dopo la Juventus, è il Genoa stavolta a finire nel mirino degli inquirenti.

A rivelare il tutto è stato il segretario della Commissione Marco Di Lello, intervenuto ai microfoni della stampa dopo l’audizione davanti al Procuratore del capoluogo ligure, Francesco Cozzi.

“All’interno del tifo organizzato del Genoa calcio ci risultano devianze mafiose che vanno assolutamente combattute. – ha detto Di Lello – Abbiamo fatto il focus sul Genoa, ma un po’ in tutta Italia stanno emergendo queste profonde criticità”.

Di Lello entra quindi nei dettagli: “Cozzi ha confermato una nutrita presenza di pregiudicati ed esponenti della malavita nel tifo organizzato del Genoa calcio. – ha raccontato, come riporta ‘Il Secolo XIX’ – Le modalità di comportamento si avvicinano molto a quelle delle organizzazioni di tipo mafioso. Abbiamo anche ricevuto conferma di ‘rapporti promiscui’ dei tifosi pregiudicati con i calciatori, spesso mediati dalla società”.

“Il Genoa – ha sottolineato Di Lello – in questo caso non appare del tutto estraneo a quel che accade. La situazione è più tranquilla sul fronte doriano, seppur non idilliaca. Il quadro è sempre lo stesso e si conferma la bontà della nostra indagine”.Parole forti, quelle del segretario della Commissione Antimafia, che potrebbero portare a gravi conseguenze per la società rossoblù nel caso in cui le responsabilità fossero accertate. Proprio in questi giorni sono scaduti i DASPO comminati dopo Genoa-Siena dell’aprile 2012,  quando la parte più calda della tifoseria del Grifone fece sospendere la partita invitando i giocatori a togliersi le magliette. Tra i fomentatori di quell’azione c’erano appunto dei pregiudicati.

Nel gennaio 2017 l’allora tecnico del Genoa Gasperini fece in conferenza stampa nomi e cognomi di alcuni esponenti ultras, accusandoli di “stare bene quando il Genoa perde” e affermando che “la Gradinata è migliore di alcuni tifosi che la frequentano”. Uno dei tre ultras tirati in ballo querelò poi Gasperini, che tuttavia vinse poi la causa.

Appena 2 settimane fa, infine, è stato lo stesso presidente Enrico Preziosi a scagliarsi in modo duro contro la tifoseria rossoblù dopo il pesante ko con l’Atalanta: “Quegli ultrà vanno cancellati dalla storia – affermò il patron in quell’occasione – e sia ben chiaro sono pronto ad affrontarli in qualsiasi momento perché non mi fanno paura”.