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Riceviamo e pubblichiamo, da un nostro lettore leccese, questa testimonianza di quanto accaduto nell'ultimo Lecce-Napoli.
Domenica in occasione di Lecce-Napoli assisto ad un'altro abuso sulla libertà dei cittadini. In pratica, superati i tornelli e sottoposti a controlli atti ad evitare l'ingresso di oggetti contundenti, alcuni ragazzi vengono bloccati dalle Forze del (dis)Ordine, del corpo della "Polizia" per essere precisi, con a capo delle operazioni il responsabile della Digos. Tutti i ragazzi che indossavano una maglietta con su scritto "No alla tessera" venivano fermati, alcuni identificati, alcuni costretti a girare la maglia per rendere illeggibile il messaggio, ovviamente minacciati a rispettare la disposizione forzata pena la diffida...
Ma c'è una legge in cui lo Stato puo vietarmi un semplice indumento solo perche reca una scritta che non aggrada al sistema?
Lettera firmata.
Domanda retorica, caro amico: no, lo Stato non "ti" può vietare, anzi più espressamente non te lo vieta con alcuna legge specifica. In teoria vige e vale il famoso art. 21 sulla libertà di parola e di pensiero con ogni mezzo di diffusione possibile. Nella pratica sappiamo invece bene che lo stadio è un luogo di sospensione dei diritti, il laboratorio sociale di sperimentazione delle tecniche di repressione, dove le cavie sono gli "ultras", soggetti che dopo campagne di serrata demonizzazione mediatica valgono meno dei topolini da laboratorio e forse poco più dei pedofili. La storia ci ha poi insegnato che tutto ciò che si è "elaborato" all'interno di questo "repressificio" ce lo siamo ritrovati pari pari nella vita di tutti i giorni, nella società civile: dai manganelli "tonfa", i lacrimogeni Cs e Cn poi esportati al G8 di Genova o la "tessera del tifoso" che adesso stanno con tutti i mezzi tentando di "promuovere" anche per le manifestazioni di piazza. Per anni gli ultras sono sempre stati visti con una punta di puzza al naso da quella parte di società civile che dovrebbe, il condizionale è d'obbligo, battersi per i diritti civili e le libertà personali, sacre ed inviolabili di TUTTI i cittadini. Guardati insomma come dei subumani, dei sanguinarii tagliatori di gole e dediti ai sacrifici umani, secondo qualcuno di questi garanti della libertà è giusto però che la libertà cessi di esser tale non per qualcuno che è davvero socialmente pericoloso, ma che si presume lo sia, per giunta stando agli stessi dati di quei mass-media che solitamente vengono giudicati inattendibili e di parte in tutte le altre occasioni, salvo d'improvviso diventare fonti di verità assolute e indiscutibili quando si tratta di fenomeni pur così complessi come il mondo ultras: quando qualcosa sfugge alla propria conoscenza, ecco che anche i più (a parole) "illuminati" si affidano al pregiudizio masticatoli e instillatoli sotto corteccia cerebrale in maniera subdola. Per la libertà ci si batte sempre, senza se e senza ma, anche con piccoli gesti: questo il nostro piccolo contributo, la risonanza alle vostre parole; voi per strada e allo stadio, non piegate mai la schiena, non chiudete mai gli occhi, non smettete mai d'indignarvi.
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