L’ultima giornata d’andata del girone F del campionato di Serie D propone l’interessante derby abruzzese tra Vastese e L’Aquila. Ne approfitto, pertanto, per intraprendere un lunghissimo viaggio dalla costa tirrenica verso quella adriatica, con partenza dalla stazione ferroviaria di Latina alle ore 06:00 del mattino, cambio a Roma Tiburtina e autobus fino a Vasto.

Il viaggio mi pone di fronte ai paesaggi straordinari di una regione meravigliosa come l’Abruzzo, con le sue rocche medievali, i suoi rilievi impervi, la sua natura incontaminata. Lo scenario accresce il proprio fascino nel tratto di autostrada tra Ortona e la mia meta, dominato da colline che dolcemente digradano verso il mare color verde acqua e da solchi attraversati da torrenti o fiumi come il Sangro.

Arrivo a Vasto alle 13:50, giusto in tempo per un brevissimo giro turistico e una sosta al bar, prima del fischio iniziale fissato alle ore 15:00. La sfida si disputa nello storico “Aragona”, affascinante impianto situato nel cuore della parte alta della cittadina un tempo chiamata Histonium, con vista sul Mar Adriatico.

La Vastese, reduce dal pareggio nelle lande leopardiane contro la Recanatese, si presenta alla sfida odierna da terza della classe, distanziata di tre punti dalla Vis Pesaro e di sette dalla capolista Matelica; la squadra rossoblù, invece, naviga in zona play ˗ off dopo la vittoria casalinga contro i federiciani della Jesina (tanto per rimanere in tema di importanti personaggi storici).

In questa domenica pre natalizia, il freddo mette in mostra i propri muscoli; tuttavia, a difendere i presenti dai colpi inferti dal Generale Inverno, pensano le due tifoserie ˗ che offrono uno spettacolo convincente ˗ e le due squadre, che in campo danno vita ad una gara molto intensa.

All’inizio della partita i Vastesi propongono una coreografia composta da tanti cartoncini bianchi con la scritta rossa “Vasto”: semplice ma d’impatto. La scenografia biancorossa segue al minuto di silenzio in memoria di un ex calciatore del sodalizio adriatico, Guido Mazzetti, mediano della Pro Vasto negli anni Settanta, cui gli ultras dedicano uno striscione.

Gli Aquilani giungono a partita da poco iniziata: i rossoblù si sistemano nella zona superiore del proprio settore, facendo quadrato dietro due pezze. Il tifo è continuo su entrambe le sponde: i padroni di casa offrono un sostegno incessante, caratterizzato da tanti cori e battimani ritmati dal tamburo e accompagnati dallo sventolio di alcuni bandieroni, con diversi picchi di notevole intensità, soprattutto nelle fasi concitate del match.

Gli Aquilani, dall’altro lato, tifano anch’essi con continuità: appaiono sempre in movimento, tra manate e cori (alcuni dei quali intonati abbracciati), e sventolano pure alcune bandierine che conferiscono un tocco di colore che non guasta mai. Sentite le esultanze ai gol di entrambe le squadre, mentre si registrano alcuni cori contro tra le due parti.

In campo, la sfida termina 2 ˗ 1 per la Vastese, che sale così a quota 37 (anche se le distanze dalle due battistrada rimangono invariate, date le contestuali vittorie della Vis Pesaro e del Matelica rispettivamente contro il Castelfidardo e l’Avezzano); la squadra aquilana, invece, di punti continua ad averne 25, con il quinto posto che rimane comunque ben in vista.

Purtroppo non riesco ad assistere al match nella sua interezza, avendo l’autobus di ritorno a Roma alle 16:45. Altre sei ore di viaggio mi attendono prima di giungere a destinazione, superando anche il nevischio (che fortunatamente non si tramuta in precipitazioni nevose più intense) di alcuni tratti autostradali. Arrivo dunque a Roma giusto in tempo per salire sull’ultimo regionale della domenica, per cui all’una ˗ stanco ma felice ˗ sono finalmente sulla soglia di casa.

Au Sonius