Il Real Rimini fu una delle due compagini nate dopo la mancata iscrizione alla Serie C del 2010 dei biancorossi, trasferendo il titolo della Valleverde Riccione con l’intento nemmeno tanto velato di intercettare i tifosi orfani del precedente club. Operazione che poi fallì perché i tifosi elessero l’AC Rimini come legittimo erede. Per questa ragione, nonostante le ruggini in essere fra Ancona e Rimini, l’incontro del “Romeo Neri” in casa del Real, non presentava particolari criticità, ma non per la locale questura che predispose un servizio d’ordine fin troppo ingente per una partita di D. Per evitare qualsiasi sorpresa se la si vuol guardare da un certo punto di vista, o a scopo deterrente e intimidatorio se vogliamo assecondare la prospettiva più complottista. Se si aggiunge che ad espletare servizio in quella giornata fu chiamato il famigerato reparto celere di Bologna, notoriamente poco incline alla moderazione, per usare un eufemismo, è facile dedurre la piega presa dagli eventi. Oggetto del contendere fu una pezza anconetana dedicata ai diffidati, il dato di fatto fu che anziché optare per una politica di riduzione dei rischi e della conflittualità, si prese la via della battaglia frontale con tutte le esasperazioni del caso. A otto anni da quegli eventi però, passati non del tutto indenni visto che comunque il proprio daspo l’hanno scontato (e questo ancor di più dovrebbe aprire una riflessione sulla legittimità di questo strumento extra-giudiziale), gli otto ultras dell’Ancona chiamati a processo con accuse a vario titolo per gli eventi di quel giorno, sono stati prosciolti per prescrizione del reato, viste le eccessive lungaggini dell’iter giudiziario.
MF