Al Palaruggi di Imola va in scena l’ennesimo derby romagnolo a quindici giorni di distanza dalla gara con Rimini.

Ospite dell’Andrea Costa è questa volta il Faenza. I faentini prendono posto nel settore a loro dedicato in un centinaio di unità di cui una ventina dello zoccolo duro, che attaccano il loro strisicone e posizionano il tamburo a supporto del loro tifo.

Alla spicciolata arrivano invece i padroni di casa, che una volta attaccato lo striscione espongono anche tutti gli altri stendardi, da quello per i diffidati a quello per l’amico Fati, recentemente scomparso, che accompagna sempre i ragazzi dell’Onda d’Urto come se il proprio fratello di tifo sia ancora al loro fianco.

All’ingresso delle squadre in campo, i ragazzi della curva di casa cominciano con dei cori secchi accompagnati dallo sventolio continuo di un paio di bandiere. Gli ospiti rispondono con alcuni cori e alzando un copricurva neroverde che restituisce un colpo d’occhio tanto inatteso quanto suggestivo.

Per tutta la partita sarà un susseguirsi di cori da entrambe le parti, ma alla fine la curva di casa, padrona del palazzo, impone la propria supremazia vocale agli ospiti che comunque oltre al divario numerico palesano un’esperienza inferiore rispetto ai più scafati avversari.

In conclusione, bella prova e spettacolo canoro sugli spalti da parte dei ragazzi dell’Onda d’Urto che in alcune occasioni sono riusciti a tirarsi dietro il pubblico intero del palazzo. Perfetto anche l’esito della contesa sul parquet che, a differenza dell’altro derby recente, questa volta arride ad Imola.

Tino Chinnì