Bella cornice di di pubblico allo Stadio “Città di Arezzo” dove, al cospetto di 4.710 spettatori, gli amaranto di casa ospitano il Campobasso. Occasione propizia in cui, oltre a sperare di giovare del fattore campo e avere la meglio di un avversario abbordabile, se non preso sottogamba, le notizie migliori per la classifica potrebbero venire da Ravenna. Al testa a testa con i romagnoli infatti, ha fin qui corrisposto un altrettanto strenuo inseguimento dell’Ascoli e proprio i bianconeri sono quest’oggi ospiti al “Benelli”, dunque inevitabilmente una o entrambe le compagini potrebbero perdere qualche prezioso punto in questa appassionante sfida.
Come sempre ottima è la prova degli ultras aretini, caratterizzata da una spruzzata di pirotecnica, bei battimani e soprattutto dal tanto colore offerto dalle originalissime bandiere e due aste, noto marchio di fabbrica dei sostenitori del cavallo rampante. Rincara la dose una bella sciarpata sul finale, mentre uno striscione saluta la riqualificazione di Villa Severi, polmone verde della città, in cui non pochi meriti vanno riconosciuti a comitati e associazioni cittadine. che hanno lungamente battagliato affinché talune speculazioni non ne inficiassero la natura di bene pubblico. Da segnalare anche un altro striscione per salutare per l’ultima volta l’amico “Tappo”.
Quasi 500 i tifosi rossoblù giunti dal Molise. All’ottima presenza numerica fanno corrispondere un altrettanto splendida prova canora, in cui sciorinano tanti cori, alcuni in dialetto davvero di gran riuscita così come ben riuscita è la sciarpata. Continuo e veemente sostegno alla propria squadra, a fine gara però è l’Arezzo a imporsi con un roboante 5-1. Se una sconfitta con la capolista poteva anche essere messa in conto, gli ultras ospiti chiedono comunque prove più coraggiose alla propria squadra recatasi sotto il il loro settore. Festa grande invece per i tifosi aretini, una festa che diventa doppia poco più di ventiquattrore dopo, quando il Ravenna ricaccia indietro l’Ascoli in questa serrata corsa verso quel sogno chiamato Serie B.
Sauro Subbiani










































