Ci sono partite che vanno oltre il calcio stesso e che restano impresse nella memoria collettiva di una città e di una tifoseria, se non di una nazione tutta che ne subisce il riflesso riverberato dalla sua tradizione che sfocia talvolta nella mitologia. Una di queste è senza dubbio quella fra Ascoli e Sambenedettese, che tornano ad affrontarsi dopo quasi quarant’anni.
Un uomo di calcio di lunghissimo corso come Carlo Mazzone, che visse sulla propria pelle quel derby ma anche altri non meno infuocati come Roma-Lazio o Brescia-Atalanta, disse una volta: “Chi ha giocato Ascoli-Samb non ha paura di niente”. E questo già restituisce tutta l’aura di questa sfida. Nel frattempo sono cambiate le generazioni e i protagonisti sono completamente diversi, ma certe rivalità non muoiono davvero mai.
Nelle piazze, nei bar, nei ricordi di chi ha un po’ di anni alle spalle che tramanda ai figli i racconti su com’era quel derby, si respira l’attesa di un evento che va oltre lo sport, perché Ascoli-Samb fuor di retorica non è solo una partita, ma è un pezzo di vita e di memoria collettiva. Quella che però doveva essere una festa e un ritorno alle radici, si rivelerà invece solo un’esperienza a metà vista la trasferta vietata agli ospiti, il settore ospiti chiuso e la limitazione nella vendita dei biglietti.
Un derby senza le due tifoserie – non c’è nemmeno bisogno di dirlo – non è un vero derby, per questo motivo gli Ultras 1898, qualche giorno prima della partita, si sono ritrovati davanti lo stadio Del Duca per gridare che: “Non c’è derby senza rivali”. Peccato solo che chi di dovere, da quell’orecchio non ci sente proprio.
Riguardo la partita vera e propria, o quel che ne resta dopo averla mutilata, i biglietti messi in vendita vengono polverizzati in pochi minuti e lo stadio di Ascoli di presenta sold out, ovviamente per quella che è la capienza attuale, con oltre 10.000 spettatori presenti sugli spalti.
Bellissimo il colpo d’occhio offerto all’ingresso delle squadre in campo, con la Curva che si colora di sciarpe e bandiere. Tifo di buon livello per tutti i novanta minuti con cori incessanti e tante manate. Da segnalare l’esposizione di uno striscione in ricordo di Luca , giovane tifoso bianconero scomparso il giorno precedente. Alla fine sono i tifosi di casa a festeggiare una vittoria tanto desiderata, mentre il settore ospiti resta desolatamente vuoto. Proprio in ragione di questo, in senso più ampio, per il modo in cui hanno ridotto il calcio c’è davvero poco per cui esultare.
Giulio Spinucci



























































