La stagione 2022-23 è una sorta di anno zero da certi punti di vista. Dopo le ultime annate tormentate dalle limitazioni Covid e ammesso e non concesso (tenendo le dita incrociate ovviamente) che non tornino i vecchi spettri con l’approssimarsi dell’inverno, forse questa è davvero la volta buona per ritornare a vivere gli spalti alla vecchia maniera.

I dati e le sensazioni che affiorano guardando gli stadi in queste prime sfide sembrano confermarlo ed è un paradosso considerando come è conciato il nostro calcio, fuori dal prossimo grottesco mondiale in Qatar (e là non tutti i mali vengono per nuocere…) e ormai incapace da tempo di imporsi a livello di club o competere con le corazzate spagnole o inglesi. Esulando dai discorsi tecnici anche la deriva commerciale non aiuta, con prezzi sempre meno popolari e tutta una serie di restrizioni nate sull’onda emotiva del panico sociale ma che hanno finito per disincentivare non la violenza ma le presenze, fra gimcane burocratiche per assicurarsi i biglietti e codici di comportamento per i quali si rischiano multe e daspo anche se dovesse scappare un rutto.

Restringendo il campo d’osservazione alla sola Benevento, si potrebbe fare lo stesso discorso ed è disarmante la differenza che si può notare prendendo una foto della Curva Sud della scorsa stagione e quella che si vede oggi. L’entusiasmo che si respira ad ogni inizio di campionato non può bastare da solo a spiegare questa diametrale inversione di tendenza, forse oltre alla già citata possibilità di ritornare senza discriminanti pass verdi di sorta, determinante è anche la scelta di tutti i gruppi ultras beneventani di mettere da parte le divergenze dell’ultimo periodo e tornare tutti insieme nell’anello superiore. Si rivedono per l’occasione affiancate diverse sigle e una partecipazione almeno a livello numerico come davvero non la si registrava da tempo immemore. A dispetto dei numeri e della compattezza generale, il tifo non è però sempre altrettanto performante, segno che i meccanismi devono ancora essere perfettamente rodati ma la strada intrapresa è sicuramente quella giusta, e se i giallorossi sapranno mantenere costante l’attitudine, la compattezza e i numeri, le cose non potranno far altro che migliorare.

Molto buona in termini di numeri anche la presenza cosentina, considerando il pieno periodo feriale e i lunghissimi strascichi interni per la gestione tecnico-manageriale di Guarascio e della sua dirigenza che, anche nella scorsa stagione, ha portato i tifosi a patire e sudare le proverbiali sette camicie prima di riuscire a salvarsi a margine di un turbolento spareggio col Vicenza. Più di qualche striscione capovolto fra i rossoblu ospiti anche se, in questo caso, determinante nella scelta più che i motivi della contestazione sono quelli della solidarietà, in virtù dei diversi diffidati che ognuno dei gruppi in questione conta fra i propri effettivi.

Molto buono per loro anche il tifo propriamente detto, con tante bandiere, due aste e battimani a conferire al settore quel senso di eterno movimento. Fra i cori si segnalano soprattutto i diversi e netti attestati di stima per i gemellati casertani dai quali scaturisce la disapprovazione del pubblico locale. In campo invece finisce con una vittoria corsara dei calabresi grazie all’eterno Larrivey, con la speranza che quest’anno possa essere per loro meno tribolato del solito e per i beneventani invece solo un primo passo falso dal quale riscattarsi in fretta. La stagione è lunga, c’è ancora tanto da vivere.

Foto di Salvatore Izzo
Testo a cura della redazione