LA SERATA. L’inaugurazione della Festa Biancoblù a San Polo ha sancito la fine di un dissidio che durava da anni. Corioni si commuove: «Questo è un grande regalo al momento giusto». I tifosi: «Lo abbiamo accolto col cuore: ora avanti per un solo obiettivo»

Brescia. Quando alle ore 20,45 Gino Corioni fa capolino nel retro della Festa Biancoblù al suo fianco c’è Diego Piccinelli. Non è Marte ma l’area del luna park di via Borgosatollo. Brescia, Italia, pianeta terra.

Il presidente e il portavoce della Curva Nord Brescia 1911 sbucano dalle cucine. Il contestato a fianco del leader dei contestatori e ben presto l’aria è impregnata non solo del profumo delle salamine in cottura e dell’odore di fritto, ma anche del salato delle lacrime di gioia del presidente. «Su, non faccia così», gli dice Piccinelli mettendogli una mano sulla spalla.

NEL RETRO sono schierati operatori Tv, fotografi e giornalisti. L’assalto a Corioni è puntuale. Come la domanda: «Ma un anno fa si immaginava un momento del genere?». Corioni fissa l’interlocutore, si volta, si porta una mano sul volto. Altre lacrime. Davide Possanzini offre la spalla alla commozione del suo presidente. A due passi Iachini assiste in silenzio: «Questo è il momento giusto per un passo del genere – dice Corioni, che fatica a trovare le parole -. Siamo riusciti a riconquistare la serie A, abbiamo fatto una grande campagna acquisti».

Il presidente cerca di sviare, ma non per sfuggire alle domande. Sa benissimo cosa significhi la serata che qualcuno ha già ribattezzato come la pace di San Polo. Piccinelli si tiene in disparte, lascia le luci della ribalta a Corioni, del resto è sempre il padrone di casa a cercare di mettere a suo agio l’ospite: «Alla fine i valori veri vengono fuori – riprende il numero uno del Brescia -, inutile rivangare il passato, vedere chi aveva ragione o torto. È un momento bellissimo».

Corioni si siede al tavolo con la nutrita rappresentanza che il Brescia ha spedito per la pace di San Polo: c’è lo staff tecnico (Iachini con il vice Carillo e il preparatore atletico Tafani), c’è l’addetto stampa Stefano Gelona, abile tessitore di questo incontro; ci sono i giocatori: capitan Possanzini, Zambelli, Budel, Mareco, Dallamano, Hetemaj, Daprelà. Tutti a cena: casoncelli, tagliata, salamine, patatine fritte, birra per tutti.

ALLE 21,45, sotto il tendone con gli stand, c’è il pienone. Cristiano Militello di Striscia la notizia presenta la serata, introduce le quattro Miss Biancoblù e Curva Nord che accompagnano i giocatori sul palco. Militello è preparato, si può permettere battute spiritose perchè ha la conoscenza dell’argomento: un professionista. Le gag si sprecano, gli applausi anche. A ogni giocatore viene donata una sciarpa del gruppo e Possanzini entra mostrando la parte dove c’è scritto «Atalanta in B». Poi va a sedersi, si rialza quando dalla folla sale un «chi non salta bergamasco è…».

L’ultimo è Corioni. Sono le 22,15. Mentre Militello lo introduce, dalla Curva sale un «oooohhhh», che diventa applauso all’apparizione del presidente. Come una star. Perfino Militello tace, Corioni prende il microfono e ribadisce che «questa serata arriva nel momento giusto, insieme possiamo fare grandi cose per il bene del Brescia Calcio». E chissà se, tra le grandi cose, non ci sia anche l’azionariato popolare, che «si può fare», come recita uno degli striscioni della festa. Corioni finisce il discorso in due tempi, viene interrotto dagli applausi. Fabiano, uno dei leader della Nord, gli regala una delle magliette del gruppo: «Senza tante parole, ma con il cuore». «No, il più bel regalo me l’avete fatto voi», replica Corioni. Non è Marte.

[Fonte: Brescia Oggi]