Una tragedia dimenticata, quella di Burnden Park, lo stadio del Bolton Waderers. Una tragedia occorsa esattamente 66 anni fa: il 9 marzo 1946 nello stadio della città alle porte di Manchester.
Sesto turno di FA Cup, partita tra Bolton appunto e Stoke City. I padroni di casa avevano già vinto la coppa di lega negli anni ‘20 ed era alla ricerca di altri trofei. Lo Stoke invece non aveva mia vinto l’FA Cup ma nelle sue fila militava una leggenda del calcio inglese, Stanley Matthews.
Sir Stanley Matthews merita una parentesi: leggenda abbiamo detto, l’unico calciatore inglese a ricevere il titolo nobiliare ancora in attività ed il primo a ricevere lo stesso anno il premio sia per il European Footballer of the Year e per il Football Writers’ Association Footballer of the Year. Essendo astemio e vegetariano, riuscì a giocare a calcio fino alla soglia dei 50 anni, risultando il più vecchio giocatore a rappresentare l’Inghilterra e a giocare nei campionati maggiori.
La possibilità dunque di vedere Stanley Matthews e la fortuita coincidenza che il campionato non era ancora iniziato dopo la guerra rendevano l’FA Cup più poplare che mai, e questa gara in particolare.
Non si trattò di una gara sold-out: il picco di pubblico per quella stagione fu di 43,453 spettatori, ben al di sotto del record assoluto dello stadio di circa 70.000 spettatori. Se a ciò si aggiunse che la Burnden Stand con i suoi 3.000 posti era ancora requisita dal Ministero per gli Approvvigionamenti e che i tornelli sull’immenso Embankment Stand erano chiusi, si arrivò ad una concentrazione di tifosi sugli ingressi dell’altra gradinata. Allo stadio si recarono molti tifosi locali, visto che nell’andata il Bolton aveva vinto per due a zero.
I tifosi iniziarono ad arrivare a centinaia a partire dall’una del pomeriggio e a partire dalle due e mezza l’enorme Embankement Stand era già al pieno della sua capacità.
Alf Ashwort, testimone oculare presente alla partita, dal suo punto di vista privilegiato dalla gradinata opposta ricorda: “L’ingresso era solo da Manchester Road, e subito a destra dei tornelli c’era un bar. La gente si riuniva attorno a questo bar, e non si muoveva da lì, nonostante fosse evidente che c’erano altri bar più avanti”.
Alle 14.40 i tornelli vennero chiusi, benché centinaia di persone stessero ancora cercando di entrare allo stadio. Molti entrarono nell’Embankement Stand, già sovraccarico di persone, dalla ferrovia che passava li vicino, semplicemente rimuovendo pezzi di recinzione fatiscente. La gente già nella tribuna veniva spinta dalle persone che continuavano ad entrare. Al calcio d’inizio successe l’irreparabile: la folla che continuava ad entrare dal lato della ferrovia spingeva sempre più le persone all’interno dello stadio, finché una barriera metallica non cedette e le persone “sembrava che cadessero come un mazzo di carte” ricorda un altro testimone oculare. Il gioco incredibilmente riprese. Alf Ashwort intuì la gravità della situazione: “La gente veniva portata via in barella. Alcuni di loro avevano le braccia penzolanti e sembravano morti”. La partita venne sopsesa e le squadre abbandonarono il campo alle 15.12.
La polizia ordinò di riprendere la partita meno di mezzora dopo, con le linee laterali del campo dove era avvenuta la tragedia rifatte alla bell’e meglio con la segatura.
Oltre la linea laterale giacevano i corpi su barelle improvvisate, coperte con delle giacche. Con una naturalezza incredibile a metà tempo le squadre ripresero a giocare semplicemente invertendo le porte e la partita finì senza gol, decretando il passaggio del turno dei padroni di casa.
Staney Matthews ammise che già nell’intervallo i giocatori ebber notizia della morte di alcuni tifosi, ma che solo tornando a casa dopo la partita ebbe la conferma di quante persone erano morte.
Il bilancio della tragedia di Burnden Park parlò di 33 vittime e oltre 400 feriti, la tragedia più grande fino a quella occorsa all’Ibrox Park nel 1971.

[Fonte: Someone still loves you, Bruno Pizzul]