Storie di ordinaria “tessera del tifoso”. Promiscuità tra sostenitori di opposte fazioni e rischi per la sicurezza aumentati, con il settore ospiti desolatamente vuoto.

E’ l’11 settembre, giornata triste di suo, con il carico di cupi ricordi che evoca questa maledetta data. A Cagliari va in scena l’anticipo della seconda di serie A tra i locali e la Roma. Prova generale per i sardi, alla prima in casa, e per i romanisti, alla prima trasferta della stagione, sotto l’egida della famigerata “Tessera del Tifoso”. Già dalla settimana precedente l’incontro, il prefetto di Cagliari aveva deliberato la vendita dei biglietti ai soli residenti in Sardegna e ai possessori della “As Roma Privilege Card”. Ci troviamo quindi nella condizione “tipo”. Ovvero solo tifosi di provata civiltà (tramite la tessera o la residenza sarda) saranno ammessi allo stadio. Lo scopo di far vivere serenamente la partita è però presto fugato. In tribuna centrale assistiamo alla promiscuità più pericolosa, con gli accesissimi e in tanti, troppi casi, volgarissimi tifosi locali, che prendono di petto chi, sardo di nascita, ha scelto la Roma come squadra del cuore. E’ il caso di Carlo e Giorgia di Cagliari, giovani, simpatici, cordiali. Sciarpona giallorossa al collo per lui, videocamera hi-tech per lei, puntata sui suoi beniamini (Borriello e Totti in testa) mentre effettuano il riscaldamento pre-gara. E’ stato imposto loro l’acquisto del biglietto per la tribuna (dopo che gli era stata proposta la gradinata, covo del tifo ultras cagliaritano), esponendoli così alla promiscuità e agli evidenti rischi che essa comporta. Con il biglietto di tribuna in mano hanno tentato comunque l’accesso al settore ospiti, ma è stato risposto loro che era chiuso (falso), e che dovevano per forza accedere alla tribuna.

La disfatta della tessera del tifoso è evidente nella desolazione che regna nello spazio destinato ai “fidelizzati”; si contano una ventina di presenze, nemmeno troppo colorate. Molti di più i romanisti assiepati nella tribuna centrale. Famiglie per lo più; alcuni bimbi sfoggiano orgogliosi la maglia numero 10 del Capitano, altri hanno la sciarpa della Roma al collo. Si potranno contare almeno un centinaio di unità, quando De Rossi le manda in visibilio con l’illusorio goal del momentaneo pareggio. Da quel momento, però, inizia la sequela di contumelie ed insulti (alcuni di una volgarità inaudita), nei confronti di chiunque fosse romanista o solo sospettato di esserlo.

Una provocazione costante, che mette a dura prova la pazienza e la serenità dei supporters giallorossi. Grazie al sangue freddo di costoro non si arriva alla rissa, per fortuna solo sfiorata.

Grandinano le reti del Cagliari e gli insulti si amplificano, diventano sempre più pesanti, al limite della minaccia. Mancano solo pochi istanti alla fine, ma Carlo, il ragazzo romanista di Cagliari, sardo doc, è ora fatto oggetto di un coro “personalizzato”: “cagliaritano romanista, non sei sardo, ma solo un BASTARDO!!”. Insulto giunto da un gruppetto di signore di mezza età, sedute dietro di lui. Tra le risate compiaciute dei presenti e la costernazione profonda di Giorgia, quasi in lacrime. Carlo ha un moto di stizza, si risente, invita le signore a moderare, a calmarsi. Niente, loro continuano e lo sbeffeggiano, con fare evidentemente provocatorio. “Perché cosa mi fai, sennò?”. Carlo ripone la sua sciarpa, Giorgia si guarda intorno spaurita. Mentre il settore ospiti dei “privilegiati” è pressoché vuoto e silente; sembrerebbe anche triste, visto così, ma sarebbe stato molto più sicuro per Carlo, Giorgia e i tanti romanisti, sardi e non, che nella “civile” (?) tribuna centrale del Sant’Elia, hanno passato una serata da incubo, 5-1 a parte.

[Fonte: RS News]