Partita da sempre sentita, quella tra Cesena e Reggiana, caratterizzata soprattutto dalla rivalità campanilistica tra l’Emilia e la Romagna, quelle due subregioni divise da un trattino nella denominazione della macro-regione principale, così lontane e così vicine come direbbe Wim Wenders. In pista e in officina, su quattro e su due ruote, motorizzate e non; poi ancora in cucina, erbazzone e lambrusco contro piadina e Sangiovese, passatelli e tortellini, cappelletti e pasta rasa, parmigiano-reggiano e squacquerone. Inevitabile che questa antica tensione all’eccellenza, questa innata e sottile voglia di fare (ed esser) meglio del proprio vicino, finisca per riversarsi pari pari anche sul campo di gioco. Le due tifoserie non fanno certamente eccezione e già nei minuti che precedono questa gara del campionato di Serie B, scaldano l’ambiente incoraggiando le rispettive compagini, ma soprattutto a colpi di sfottò nei confronti dei dirimpettai.
Il settore ospite dello stadio Manuzzi vede la presenza di oltre 1.200 tifosi granata, assiepati nella parte superiore della Curva Ferrovia, in rappresentanza dei maggiori gruppi che compongono il movimento ultras reggiano, guidato dalle Teste Quadre, affiancate dai vecchi U’74, spalla a spalla con il Gruppo Vandelli, come da qualche tempo avviene anche nelle partite casalinghe; strada che magari non è stata semplice da imboccare, ma che inevitabilmente può portare maggiori frutti.
Pubblico di casa sempre su buoni livelli numerici, il tabellino parla di poco meno di 12.000 spettatori questa sera, con la curva di casa a doppia trazione WSB-Sconvolts, coadiuvata dai Bronx del quartiere Vigne e Stone Bridge della frazione di Ponte Pietra, poi Menti Perdute, Gioventù Bellariese e tante altre espressioni del territorio romagnolo come le Brigate Predappio, Santarcanzal (Santarcangelo in dialetto), la linguaccia dei Rolling Stones che identifica i ragazzi di Gambettola, il volto del compianto Gagio esposto dai vecchi Mad Men, ecc. Assenti già da svariato tempo, quasi evaporati senza lasciare comunicati o altre spiegazioni i Viking di Forlì, con il loro striscione sempre ben visibile e di grande impatto al centro della curva inferiore, proprio dietro la porta.
Alla serata di gala partecipa e contribuisce anche il settore dei distinti, capitanato dal Centro Coordinamento che colora sia la parte superiore che inferiore con bandierine bianche al centro e strisce plastificate nere ai lati, creando un bel effetto cromatico. La curva bianconera, come di consuetudine, se non organizza una coreografia particolare, a stretto ridosso con l’ingresso delle squadre in campo, si esibisce nella classica sciarpata sulle note della canzone Romagna Capitale, cantata da Mirko Casadei. Dal settore ospite granata, invece, c’è l’accensione di qualche torcia, specialmente nella zona delle TQ, a motivare il tifo e la squadra granata.
La partita in campo parte subito su buoni ritmi, così come il sostegno vocale di entrambe le tifoserie. È la squadra di casa a portarsi in vantaggio, per la gioia della Curva Mare che, tra lo sventolio dei soliti bandieroni e i copiosi battimani, conferma tutto il proprio spessore, a dispetto della conformazione in due anelli del loro settore che inevitabilmente ne fraziona le potenzialità. Numeri decisamente inferiori al passato, si notano invece per i “Casual”, posizionati nei distinti inferiori, a ridosso del settore ospite. Le numerose diffide e l’assottigliarsi delle proprie file sono il prezzo che pagano (volentieri, come rivendicano spesso!) per la propria attitudine riottosa e tutt’altro che ospitale verso qualsiasi tifoseria avversaria.
Il primo tempo è subito un susseguirsi di emozioni sul terreno di gioco, dove la Reggiana dapprima trova il gol del momentaneo pareggio e successivamente anche il vantaggio che ribalta completamente risultato e umori, facendo esplodere i propri tifosi, numerosi e rumorosi per tutto il tempo. Da menzionare uno striscione provocatorio ospite, esposto a firma TQ che rinverdisce una polemica già iniziata alla viglia, con alcuni striscioni cesenati esposti in città e che vertono tutti attorno a incontri promessi, evitati e tutta quella classica dialettica attorno agli incroci extra-stadio. Inutile dire che solo i presenti possono andare oltre a queste allusioni con cui si punzecchiano solitamente gli avversari, però il clima, la tensione, i fischi vicendevoli alimentano comunque l’aura e il fascino di questo tipo di sfide.
Alla fine, la squadra ospite si aggiudica l’importante sfida in campo, restituendo una non indifferente iniezione di entusiasmo a tutto l’ambiente granata, mentre la battuta d’arresto non compromette il bel campionato fin qui portato avanti dal Cesena. Per questo, nonostante la sconfitta, la Curva Mare chiama a raccolta tutta la formazione sotto la curva per i saluti di rito e i sentiti cori di incoraggiamento. La strada è ancora lunga da qui alla fine, ma sapendo perseverare remando tutti dalla stessa parte, bissare e rinnovare le soddisfazioni della scorsa stagione può essere molto più che un’utopia.

























