COREOGRAFIA-CURVA-SUD-DERBY-020914-300x225Porte aperte con la Samp. Porte aperte, anzi Curve aperte, indipendentemente dall’esito del ricorso che la Roma presentà entro le 19 di mercoledì contro la loro chiusura. Convincere i giudici della Corte Federale stavolta non sarà facile. Anzi, c’è chi sostiene che servirebbe un vero e proprio miracolo. Un miracolo come per Milan-Roma, quando il tentativo di punire la Sud per un coro mai fatto («rossoneri squadra di neri», invece dell’originale «rossoneri carabinieri») è stato sventato da un ineccepibile ricorso della società.

A giugno si cambia. A fine stagione, salvo colpi di scena, il presidente federale Abete rimetterà mano a questa assurda norma sulla discriminazione territoriale. Il problema è terminare questa stagione con il minor numero possibile di danni. Danni per le società di Serie A, che pagano in maniera abnorme le conseguenze della responsabilità oggettiva, danni per le tifoserie che scoprono oggi, dopo un secolo di sfottò (pesanti quanto volete, ma pur sempre sfottò), che si può insultare chiunque, ma con garbo e in ogni caso mai i napoletani. Ma danni anche per la giustizia sportiva, che non sa più che pesci prendere. Un esempio? Facile. Napoli-Roma, ritorno della semifinale di Coppa. Che succede se i romanisti cantano nuovamente «o Vesuvio lavali col fuoco»?

La risposta non la sa nessuno. Sulla carta, il giudice della Lega di A Gianpaolo Tosel punirà di nuovo la Curva Sud, perché in assenza di riferimenti normativi precisi – ecco i problemi per la giustizia sportiva – dovrà basarsi nuovamente sul principio che chi va in trasferta è un ultras, e dunque un frequentatore della Curva Sud. Ma è un errore, la Roma lo ha dimostrato numeri alla mano nel reclamo per i cori di Milan-Roma. La società ha provato che nel settore ospiti del Meazza gli abbonati all’Olimpico erano minoranza. E figuratevi, poi, quanti erano gli abbonati proprio di Curva Sud…

Riepilogando. In presenza domani sera di altri cori “napoletano-discriminanti” al San Paolo, la Sud potrebbe accumulare un’ulteriore giornata di squalifica per il campionato. Un turno che però non sarà mai scontato se ancora una volta, come è quasi logico che accada, la Roma impugnerà la decisione di Tosel. I giudici della Corte Federale potrebbero concedere il bis e “sospendere” nuovamente il pronunciamento in attesa di tempi migliori. Tempi migliori. O una revisione della normativa sulla discriminazione territoriale.

In attesa di futuri probabili ricorsi, c’è il presente. C’è il reclamo che sarà depositato per salvare le Curve. Innanzitutto, domanda: ma per salvarle in quali occasioni? Con la Samp e con l’Inter? Non è così. Non è detto affatto. Nel dispositivo della sentenza di primo grado, infatti, Tosel non specifica affatto quali saranno le gare con le Curve chiuse. La Roma ha lasciato quindi in vendita i biglietti per la Samp, perché assolutamente convinta (decide lei, d’altronde) che Roma-Samp sarà a porte aperte. Punto.

Peraltro, è anche possibile che dati i tempi ristretti la Corte Federale temporeggi, decidendo di sospendere il giudizio. Anche perché la sentenza di primo grado presenta degli elementi di fragilità ai quali la Roma si appellerà. Uno è clamoroso, è sotto gli occhi di tutti. Per quale motivo sono sempre puniti esclusivamente i cori contro i napoletani? Paradossalmente, non è proprio questa una forma di discriminazione? Perché il coretto «razza romana figli di puttana», che con quel «razza» riporta alla mente tragedie della Storia, non viene sanzionato alla stessa maniera? Perché viene retrocesso a insulto? E poi: per quale motivo, si domanda la Roma, una squalifica subita per una partita di Coppa Italia deve essere scontata nella successiva gara casalinga di campionato e non invece proprio di Coppa? Che non sarebbe la eventuale finale, perché per la finale l’Olimpico è considerato campo neutro, ma bensì il primo impegno di Coppa della prossima stagione.

[Fonte: ForzaRoma.info]