Non so a voi, ma a me l’avventura monzese di Berlusconi e Galliani mette un po’ di tristezza. Perché, che si apprezzino o meno i personaggi in questione, è un po’ amaro sapere che, comunque vada, siamo ai titoli di coda di un’epopea che ha letteralmente fatto la storia del calcio mondiale.

Eppure, prima dei successi del Milan, tra il 1975 e il 1985, Galliani costruì la sua carriera, per circa 10 anni, proprio nel capoluogo brianzolo. Mentre per Berlusconi Monza è un po’ un buen ritiro dopo anni di successi, vista la vicinanza logistica alla sua celebra villa di Arcore.

Scusate se l’incipit di questo articolo è un po’ extra-tifo, ma credo che chiunque ami il calcio, non può non riconoscere che oggi al Sinigaglia sia presente un piccolo pezzo di quell’Italia capitale del calcio mondiale degli anni che furono, prima che le squadre inglesi e spagnole ci colpissero ai fianchi per liquidità e qualità del gioco.

Detto questo, inutile negarlo, ovunque si muova il Monza, già da metà della scorsa stagione, si sposta anche un circo mediatico non indifferente. E anche le tifoserie locali non sono esenti dalle luci della ribalta offerte dagli “ingombranti ospiti”.

Del resto, il Monza è tra le favorite per l’ascesa in Serie B, e questo inizio di stagione ha confermato le ambizioni della squadra di mister Brocchi. Il Como, secondo gli addetti ai lavori, è un po’ “indietro”, ma, come gli avversari di quest’oggi, nelle prime due giornate ha fatto bottino pieno.

Pertanto, a Como è già big match. I biancazzurri per continuare a sognare, i biancorossi per mostrare i muscoli.

Como-Monza è un vero derby tra due realtà che non si stanno certo simpatiche. Questo sebbene, rispetto agli anni d’oro di questa sfida, i numeri delle rispettive tifoserie giochino al ribasso (ma questo è il trend generale, inutile negarlo).

Personalmente, ho già assistito a questa sfida già qualche anno fa, a campi invertiti. A parte il numero non eccelso sugli spalti, per essere un derby, quella sera notai come, se non ci fossero stati i rispettivi ultras, lo spettacolo sarebbe stato veramente nullo.

Di contro, non ho mai assistito a Como-Monza sulle sponde del celebre lago, e questo incontro capitato alla terza giornata del campionato di Serie C sembra, per i motivi di cui sopra, un’occasione perfetta.

Il primo impatto con questa caotica domenica del centro cittadino comasco è col traffico che, tra chi ha scelto di andare alla partita, e chi ha scelto una domenica in famiglia sul lungolago, è pressoché congestionato (altre polemiche ci saranno all’uscita dello stadio dei tifosi del Monza, dove i pullman che portavano i tifosi alla stazione di Como San Giovanni hanno letteralmente paralizzato la città).

Il secondo impatto è un giro alla stazione dove devono arrivare i tifosi del Monza. È tutto blindatissimo, con diverse decine di poliziotti presenti col classico kit casco-scudo-manganello e, come di consueto, alcuni soldati dell’esercito che fanno presidio. Nel percorso verso il vicinissimo stadio, le volanti sono ad ogni angolo, e anche qualche agente in borghese con la radiolina sbuca qua e là.

Verso le 16:45 parte il breve corteo di pullman arancioni che portano i tifosi – carichissimi – del Monza allo stadio. Possibilità di scontro tra le parti pressoché zero e, in questo caso, si può dire che il servizio d’ordine non ha mostrato sbavature.

È il momento di entrare in campo. Manco da tre stagioni al Sinigaglia, saltando i due campionati di Serie D dei biancoblu. Devo dire che, ora che la mania della diretta streaming delle partite di serie C è terminata, senza più telecamere e orpelli vari, c’è molta più libertà di azione lungo il rettangolo verde.

L’ambiente comasco non è ancora pienamente ricompattato dopo i due anni di dilettantismo: superate le polemiche tra l’ex duo litigioso Felleca-Nicastro, ora anche in casa biancoblu si parla inglese, con una proprietà riconducibile ad una società di Londra che, per ora, ha avuto il merito di muoversi senza tanti proclami e con molta concretezza.

Ovviamente a Como ci si aspetta ben altro, e la Serie C, tanto faticosamente riconquistata, sta comunque stretta a chi ha visto calcare al Sinigaglia squadre di ben altro prestigio.

Tant’è che lo stadio, pur con numeri importanti, non è pienissimo: ricordando la permanente chiusura dei Distinti, la tribuna risulta quasi piena, mentre la curva, specie nel lato dove non vi sono gli ultras comaschi, presenta dei vuoti.

Che l’ambiente non sia in piena forma lo deduco anche dall’odierna prova dei comaschi: nulla di deludente, intendiamoci. Ricordando, però, altre performance in terza serie, oggi, ai cori secchi e ben eseguiti, si sono registrati più silenzi del solito. Tra l’altro, mi sembra che ci sia una diversa energia tra chi si “sbatte” nella parte bassa e chi sta più in alto a godersi meglio la partita.

La Ovest è comunque ben appoggiata da un piccolo gruppo di veterani sulla sua sinistra e dai “Pesi Massimi” in tribuna.

L’ingresso di Berlusconi e Galliani ruba la scena alle squadre che entrano in campo, e la maggior parte dei fotografi, invece di immortalare, come di consueto, le squadre appena entrate, hanno l’obiettivo della loro macchina puntato fisso verso la tribuna.

Ingresso, appunto, dove su sponda lariana si segnalano una torcia e un fumone accesi con prudenza, mentre anche su sponda ospite lo spettacolo si crea con le bandiere e con le mani al cielo.

I monzesi sistemati nel loro spicchio saranno poco meno di 500: è vero, i chilometri che dividono i due centri sono una quarantina ma, di questi tempi, sono cifre di tutto rispetto.

Ad aiutare i numeri dei brianzoli c’è la sosta della Serie A, senza comunque scordare che, grazie all’entusiasmo che si è creato nell’ambiente, la curva Davide Pieri sta attraversando un ottimo periodo di forma e la crescita numerica è innegabile.

La partita sugli spalti vede due modelli contrapposti di tifo: da una parte, come accennato, i cori secchi e i battimani dei lariani; dall’altra i cori prolungati, accompagnati da un tamburo, dei biancorossi. 

La continuità ha sicuramente premiato gli ospiti, autori di una prova convincente e ben oltre la sufficienza. Come anticipato, buoni i picchi dei padroni di casa, oggi penalizzati da un po’ di discontinuità.

Nei momenti in cui la partita si accende, la pressione del pubblico di casa si avverte eccome. La sfida è sentita ed è pur sempre un derby.

Quando meno lo speravo e cominciavo a ritirare fuori, nella mia mente, il repertorio delle vecchie sfide sui gradoni pre-Raciti, la Ovest si concede anche il lusso (sì, di questi tempi è un lusso) di uno striscione per “pizzicare” i rivali: il suo “Siete l’eterno niente” ottiene l’effetto sperato, ovvero una reazione di cori e gesti ostili da parte degli ospiti che, nell’immediato, rispondono con un “se volete caricare siamo qua”.

Quando la partita sembra terminare su uno 0-0 (un ottimo Como ma Monza che ha avuto le migliori occasioni), uno svarione in area comasca vede emergere il fresco (entrato da poco più di 10 minuti) Mosti, che manda in visibilio i suoi tifosi: segnare al secondo dei quattro minuti di recupero nel campo dei rivali penso che sia una sensazione a dir poco estatica.

Il calcolo delle probabilità premia il Monza e, di fatto, non succede più nulla fino al fischio finale, con l’undici brianzolo che va a prendersi la meritata ovazione. Applausi anche per il Como che non esce svilito da questa gara. In fondo, il campionato è appena iniziato.

Testo di Stefano Severi.
Foto di Stefano Severi e Lele Viganò.