Premessa: la decisione di iniziare la prossima stagione con un mese di anticipo rispetto agli anni passati, dopo quello che sta passando il Paese, è fuori di testa. Siamo indecisi se sia dettata da incompetenza o mala fede.
In entrambi i casi, però, quelli che sempre ci rimettono sono gli appassionati e le squadre che negli anni, con poco, hanno sempre cercato di mantenere i propri impegni. La politica dietro queste scelte è sempre più lontana dalla realtà e prima o poi presenterà il conto ai dirigenti che la decidono.

Ma con queste righe vogliamo soffermarci sulla nostra situazione.
Ci troviamo a pochi giorni dalla data in cui dobbiamo scegliere un riposizionamento con poche certezze e molti dubbi. Certo la premessa era dovuta per spiegare che non è semplice per la nostra dirigenza trovare una soluzione in tempi così stretti, ma il punto era non esserci proprio, adesso, con le spalle al muro.
Abbiamo perso anni, quelli più belli della storia del Pistoia Basket, utili per migliorare la nostra posizione finanziaria e societaria.
Abbiamo suggerito spesso a dirigenti e tifosi di cercare un’organizzazione migliore per trovare un sostentamento che non venisse da fattori esterni ed estemporanei, ma fosse creato e gestito in autonomia. Le risposte, sono state poche, paurose e non sufficienti.
Abbiamo spinto le varie amministrazioni comunali ad aiutare la Società, in cambio abbiamo avuto problemi per tetti non pagati, convenzioni non rifirmate, suoli pubblici e feste concesse dopo migliaia di telefonate. Commissioni intransigenti che hanno solo saputo far aumentare le spese. Politici convinti che il palazzetto concesso in gestione alla società biancorossa fosse una risorsa e non un costo.
Abbiamo assistito ad impegno di soci e sponsor che hanno davvero spesso buttato il cuore oltre l’ostacolo e che non finiremo mai di ringraziare e la creazione di un consorzio che è un vanto nell’Italia del basket ma anche il disimpegno o il ridimensionamento di altri che grazie al basket sono diventati importanti e conosciuti in città al di là della loro vita imprenditoriale già comunque di successo e che fanno del loro legame al territorio la loro forza industriale e personale; ma non avremmo mai creduto che nel momento del bisogno gli stessi non avessero avuto il senso di responsabilità di fare un passo avanti, invece che indietro o di lato.
Il momento, come già detto, è delicato ma non prendiamoci in giro, non è questo il momento di restituire alla città quello che la città ha dato loro?
Quanto è importante questa squadra per la città? Se fosse anche solo la metà di quanto lo è per Noi, di sicuro non avremmo dovuto mendicare aiuti costanti negli anni.
Siamo a questo punto e diciamoci la verità, la colpa è soprattutto da imputare a noi stessi.
Adesso, molto probabilmente, siamo costretti a subire un riposizionamento in A2, che badate bene, in questo momento non troviamo assolutamente disonorevole, al netto della delusione per il mancato apporto sopra denunciato, ma non siamo disposti ad accettarlo come se fosse la panacea di tutti i mali: pretendiamo e lo sottolineiamo senza paura di essere accusati di arroganza, PRETENDIAMO che venga fatto con un progetto serio e pluriennale, che ci consenta di sistemare quello che da anni ci portiamo dietro e di ripartire più forti di prima.
PRETENDIAMO che la piazza ne sia partecipe, che vengano coinvolte tutte le parti economiche e politiche.
PRETENDIAMO che chi ha avuto dal basket renda al basket.
PRETENDIAMO che questa squadra sia amata come l’amiamo noi, specialmente da coloro che negli anni di amore se ne sono riempiti solo la bocca.
Siamo qui a vivere tutto questo nei giorni del compleanno di Roberto, che negli anni ha, a dire il vero, commesso anche molti degli errori che in questo momento paghiamo, ma di sicuro non le avrebbe mandate a dire a tifosi, dirigenti, soci e istituzioni, perché, come noi, era abituato a metterci la faccia e a mettere le persone di fronte le proprie responsabilità.
L’ultima speranza che ci rimane è che, in qualsiasi serie, nel suo nome venga tirato fuori quell’orgoglio che negli anni abbiamo predicato e che venga ritrovata quell’unione di intenti che lui era bravissimo ad imporre.
Roberto attirava su di sé le responsabilità di un’intera classe dirigente e si prendeva più oneri che onori, più critiche che complimenti, lasciando tranquilli coloro che erano le risorse economiche di questa società. Nei mesi del suo avvicendamento abbiamo scritto che il nuovo corso avrebbe dovuto migliorare molti aspetti della sua gestione ma non con il distacco dei grandi dirigenti ma con la passione del padre di famiglia. Adesso forse riuscirete a capire quello che intendevamo.
Il Pistoia Basket è di tutti, è un patrimonio della città e adesso ha bisogno che ci si ricompatti intorno ad esso, ognuno con le proprie disponibilità (come hanno fatto le centinaia di persone che non hanno chiesto rimborsi per la passata stagione o hanno risposto presenti alla nostra proposta di abbonarsi di nuovo al buio) in modo che al di là della scelta secondaria del palcoscenico non sia più una piccola barca messa in difficoltà dalla prima onda inaspettata.