Non se ne può veramente più. Sono rimasti 4 gatti ad aver ancora il coraggio di andare allo stadio, con quel che costa in termini economici e “penali”, ma c’è chi fa di tutto per sterminare anche gli ultimi reduci. Va bene che nell’epoca del villaggio globale ogni sfigato secchione si reinventa giornalista d’assalto, però veramente offrire sponda a queste idiozie è vergognoso, servile e patetico. Esiste una scala di gravità tra l’intonare un coro, magari anche becero o censurabile, e il perpetrare ad un popolo intero lo stesso genocidio subito anni fa nell’illusione che sangue possa lavar sangue? Perché la comunità ebraica non si preoccupa di cose più serie come il massacro ininterrotto che avviene in Palestina da quando hanno imposto coattamente lo stato di Israele? Se anziché perdersi in questo eterno e sterile piagnisteo, anziché pensare a quali canzoncine cantano allo stadio, cominciassero a preoccuparsi di bombe, granate al fosforo, bambini morti e orrori simili, forse vivremmo in un mondo migliore e meno intinto di ipocrisia.

juventus_stadium“Cori antisemiti contro la Fiorentina da parte dei tifosi della Juventus”. A denunciarlo è il presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Renzo Gattegna. “Ancora una volta – dice il presidente – l’imbecillità di alcune frange del tifo è tornata a palesarsi durante una partita di calcio. Gli indecenti cori antisemiti pronunciati da un gruppo di tifosi della Juventus nel corso del nono minuto dell’incontro casalingo con la Fiorentina, cori amplificati e propogati anche durante la diretta televisiva, sono la triste conferma di quanto ancora resti da fare per sradicare odio e pregiudizio dove dovrebbero invece albergare valori di lealtà, passione agonistica, amore per lo sport”.

Nei cori si userebbero frasi antisemite nei confronti dei tifosi viola e della città di Firenze. “L’auspicio è che possano essere al più presto presi i provvedimenti più opportuni e che i responsabili di queste azioni siano messi in condizione di non poter frequentare le curve degli stadi per lungo tempo”.

[Fonte: La Nazione]