Imprenditori suicidi per debiti e lavoratori allo stremo: gli ultras biancorossi muti e in piedi per un minuto durante Varese-Trapani. E tutto il pubblico li applaude.

vareseSi fanno notare perchè ci sono sempre e ovunque. Si fanno sentire perchè cantano e urlano senza sosta. Da prima che l’arbitro fischi l’inizio e fin quando il resto dello stadio non è già semivuoto. La voce è la loro arma: più appuntita d’una freccia, più affilata d’un machete, più potente d’una Magnum. Gli ultras sono così. Estremi.
Lo dice la parola stessa. Prendere o lasciare.
Eppure domenica 13 ottobre, per una volta, non è stato un coro a colpire nel segno, né uno slogan a lasciare una traccia.
Domenica 13 ottobre, al “Franco Ossola“, a squarciare il velo della tensione che aleggia al fischio d’inizio d’ogni match sentito è stato il minuto di silenzio annunciato e dettato dalla Curva Nord Maroso. Per una volta non imposto dal Coni, dalla Figc o dalla Lega di B all’indomani di un drammatico evento o di un lutto da condividere. Non tutto il pubblico di Masnago ha risposto all’invito di vivere in piedi l’omaggio silente aimprenditori e lavoratori vittime d’una crisi che pare non aver fine. Ma tutti, persino gl’intrepidi sostenitori granata del Trapani assiepati sulla curva opposta dello stadio, hanno contribuito all’applauso generale che ha accompagnato il doppio striscione esposto nel cuore del tifo biancorosso.
Gli ultras varesini avevano già spiegato in un comunicato diffuso sul web i motivi del loro gesto, a ricordo deitanti imprenditori che si sono tolti la vita perchè strangolati dai debiti e a sostegno dei molti lavoratori che hanno perso il posto:
«Un minuto di silenzio in memoria delle vittime di una guerra che ormai da qualche anno affligge il nostro Paese. È una guerra silenziosa: non ci sono trincee, bombardamenti né scontri a fuoco. Nonostante questo, ha causato comunque migliaia di vittime in tutto il territorio nazionale. La crisi c’è e non passa. Lo Statonon c’è ed è assente. La gente muore. Muore per disperazione. Per loro nessun lutto nazionale: non fanno pena, non fanno notizia. Sono semplicemente italiani e prevale l’indifferenza».
Parole forti, con l’evidente volontà di rimarcare l’iniquità creata dal precedente minuto di silenzio “istituzionale”, quello per i naufraghi di Lampedusa. E non senza il rinforzo garantito dall’Inno di Mameli urlato dallo spicchio biancorosso quando Varese e Trapani correvano già dietro al pallone. L’iniziativa della Curva ha raccolto pure il sostegno del patron Nicola Laurenza. Il quale ha inviato ai tifosi un messaggio non privo di toni polemici contro certa politica: «Vediamo se le istituzioni e l’opinione pubblica raccoglieranno con la giusta forza e attenzione il nostro grido silenzioso! Tutti siamo uguali e il razzismo é un valore negativo da debellare con forza e convinzione, ma a volte ho l’impressione che per eccessivo zelo nei confronti di qualche categoria più sfortunata di persone, si finisca per fare del razzismo al contrario».

[Fonte: La Prealpina]