Stiamo vivendo una Pasqua strana, unica nella storia, in casa coi familiari stretti, con prescrizioni, molti di noi, come molti di voi sono in casa da più in mese. Alcuni fanno fatica perché non lavorano, altri quando questa situazione sarà finita il lavoro lo avranno perso. Gli aiuti? Gli aiuti non arrivano, tanti proclami, ma nulla, molti ragazzi in curva o le loro famiglie sono difficoltà. Da subito però abbiamo voluto metterci a disposizione della nostra amata Monza, della Brianza dando il nostro contributo alle persone che prima di tutti sono in prima linea contro questo male, gli operatori sanitari. Con orgoglio certi di contribuire nel nostro piccolo a questa causa, per noi, per i nostri cari, per tutti voi, mettendoci in discussione e se vogliamo correndo qualche rischio di contrarre il virus e di portarlo nelle nostre case. Tutto a nostre spese, anche quando le risorse scarseggiavano, abbiamo trovato mascherine, donazioni, abbiamo conosciuto persone fantastiche che ci hanno dato una mano, cittadini, commercianti, ristoratori, gruppi social, perché nelle crisi bisogna tutti stringersi intorno al bene comune. All’inizio del nostro volontariato che ricordiamo ci ha visto impegnati tutti i giorni, pranzo e cena, nel portare pasti caldi agli ospedali e alle croci rosse, eravamo in emergenza, mille certificazioni, decreti poco chiari, spesso siamo stati fermati nel nostro servizio da polizia, carabinieri e finanza, abbiamo “solo” ricevuto complimenti per quanto stavamo facendo senza dover mostrate nulla perché è in questi momenti che la flessibilità, l’intelligenza, il buon senso dovrebbero farla da padroni e così è stato fino a ieri. Ieri, ribadiamo il giorno di Pasqua, come tutti l’abbiamo passato a tavola con i familiari stretti con tanta voglia di normalità ma come per tutti l’allegria ha lasciato il posto alle ansie e ai dubbi sul futuro, due nostre squadre di volontari escono comunque per fare quello che ormai facciamo da più di un mese, anche a Pasqua, perché gli operatori sanitari sono impegnati anche a Pasqua, perché la gente muore anche a Pasqua e per noi era giusto essere al loro fianco. In una Monza deserta una nostra squadra vede da lontano un volante dei vigili, avrebbe potuto quindi cambiare strada se avessero temuto qualche sanzione o se il guidatore non fosse stato realmente in condizione , ma tranquilli vanno verso il posto di blocco, infondo quella era la strada per tornare alla cucina da campo per prendere i pasti da consegnare. La volante li ferma, come altre volte è capitato come già detto con altre forze dell’ordine, il nostro volontario ha dichiarato il motivo dell’uscita, con la felpa dello stadio indosso e il contenitore dei pasti nel baule, è sceso per compilare l’auto certificazione, una volta sceso, durante la compilazione, il vigile ha chiesto se avesse bevuto, il volontario gli risponde sinceramente di si:”ero a tavola per la Pasqua, un paio di amari, come le ripeto sono uscito apposta per fare le consegne negli ospedali”. Da quel momento in poi il vigile si è impuntato nel voler fare a tutti i costi il palloncino, ricordiamo che da decreto per lo stato di emergenza sono stati sospesi tutti gli accertamenti con apparecchiature etilometriche e le pattuglie avrebbero dovuto occuparsi solo di viabilità, ma in questo caso lo zelante vigile ha continuato nella richiesta e non ha voluto sentire ragioni, neanche utilizzando un po’ di buon senso nel far guidare il passeggero o chiamare l’altra squadra di volontari che in poco tempo avrebbe raggiunto il posto di blocco, come hanno fatto, se il reale problema fosse stato l’impossibilità del guidatore a continuare nel percorso. Invece lo si voleva solo punire perché al nostro volontario non sono state spiegate neanche tutte le conseguenze del suo rifiuto. Morale ? 5 volanti sul posto al rifiuto di fare accertamenti, avete letto bene 5 volanti sul posto, sequestro dell’auto, patente ritirata e denuncia penale. Avete mai visto così tanti vigili? nelle aree disagiate? Nei parchetti dello spaccio? Avete visto applicata la “tolleranza zero” dove serve? Qualche giustizialista potrebbe pensare che il nostro volontario non era in condizione, ma non era così, come già detto prima avrebbe potuto cambiare strada se avesse avuto questa paura, sappiamo che il nostro servizio volontario fatto da “Ultras”, da gente dei quartieri, da quelli considerati gli ultimi, non fa piacere, sono stati molti i tentativi di boicottaggio, molto i tentativi di cavalcarne l’onda (assurdo in questa situazione), perché nel vuoto che si era creato non era possibile pensare che gli ultras, il popolo, in autonomia si organizzasse per dare una mano e contribuire al bene di tutti. Noi nonostante questo episodio, che ci sembra giusto far conoscere, andiamo avanti per la nostra strada, perché il bene comune, il sostegno agli operatori sanitari è più forte dei giochetti, degli invidiosi, delle nullità che dopo avranno comunque un lavoro garantito, noi siamo gli ultras, siamo la gente comune, gli operai, gli artigiani, le partite iva, i baristi, i ristoratori, i piccoli commercianti, noi siamo il popolo insomma e non tirate troppo la corda perché se il popolo si incazza sono dolori, noi ci siamo ora nel momento dell’emergenza e ci “saremo” anche dopo.
Infine, perché il paradosso? Perché anche i vigili hanno ricevono i pasti che consegnamo. Ai voi l’ardua sentenza.