Pubblichiamo la versione inviataci da Davide Rosci sull’accesa contestazione al sindaco Maurizio Brucchi di cui si è reso protagonista due sere fa. Tutti sanno che le bugie hanno le gambe corte, ma si rimane ugualmente allibiti quando un sindaco opta per una falcata la più stretta possibile, condita dall’immancabile vittimismo.
Sono Davide Rosci, uno dei fantomatici “aggressori” del sindaco Brucchi.
Invio questa lettera ai mezzi d’informazione per fare un po’ di chiarezza e per replicare alla versione “rivisitata e corretta” fornita da Maurizio Brucchi sui fatti accaduti la sera di mercoledì 15 settembre scorso.
A spasso nei pressi di Piazza Martiri con un mio amico, riconoscevo in un uomo con una tuta grigia la figura del sindaco di Teramo. Senza pensarci troppo, e vedendolo in abiti non istituzionali, gli porgevo i miei “complimenti” per il trattamento che aveva riservato a coloro che, con fatica e devozione, avevano raccolto 5000 firme per esercitare un diritto sacrosanto, quale quello di poter esprimere, tramite referendum, la propria volontà sulla destinazione del vecchio e caro stadio comunale. Continuavo, “ringraziandolo” per averci preso in giro dopo che avevamo rispettato tutti i passaggi per richiedere il referendum e gli rivolgevo la seguente frase:
“Come ti sentiresti se a fine mese, dopo aver lavorato duramente, l’ospedale di Teramo non ti pagasse lo stipendio, saresti contento? Questo è quello che tu hai fatto con noi.”
In modo arrogante e provocatorio mi rispondeva così: “Perché tu lavori?” Incredulo per il modo di fare della massima figura istituzionale di Teramo, rispondevo secco e deciso: “Guarda che con il mio lavoro pago anche i tuoi due stipendi pubblici, quello di sindaco e quello di medico.” Lo invitavo, altresì, a mettersi in aspettativa perché il “lavoro” di sindaco è impegnativo e non era giusto che lui percepisse due stipendi pubblici. Intanto anche altri cittadini lo invitavano a fare lo stesso e la discussione si accendeva perché il democraticissimo sindaco mi invitava a colpirlo fisicamente con frasi: “Ora che vuoi fare, mi vuoi pure menare?“ Per tutta risposta gli dicevo che non avendo più dieci anni non mi sarei abbassato al livello delle sue provocazioni, per poi fargli fare la vittima sui mezzi di informazione.
Il suo modo di fare e la nostra determinazione faceva sì che si creasse un campanello di persone che, nel frattempo, inveiva contro Brucchi il quale, non avendo argomentazioni e capacità di replicare, pensava bene di chiamare la polizia. Che magra figura! Nel frattempo io e il mio amico ci allontanavamo tra gli applausi dei presenti.
Se contestare una persona, con argomentazioni ben precise sul suo operato, vuol dire aggredirla, allora sono un aggressore!
Se far valere i propri diritti, quale la libertà di espressione, è un reato, allora sono colpevole!
Forse ho alzato un po’ i toni, forse ho utilizzato un linguaggio colorito, ma purtroppo o per fortuna io sono fatto così!
Vorrei dire anche al signor .Brucchi che il vaso è colmo perché lui lo ha riempito, lui non ha permesso di fare il referendum e lui ci ha preso in giro ed ora non può chiederci di ringraziarlo.
Al Prefetto di Teramo, invece, chiedo di indire tavoli urgenti per le vere emergenze di Teramo, quali la necessità di alloggi per coloro che non hanno un tetto o che vivono in case fatiscenti o la crescente disoccupazione, e non perché un Sindaco con la coda tra le gambe ha fatto una figuraccia pubblica.
A coloro che hanno dato solidarietà a Brucchi per la fantomatica aggressione, chiedo di informarsi prima di prendere posizione, per evitare di male interpretare ciò che non si conosce.
PS: Strumentalizzare la mia chiara appartenenza politica è un modo squallido per gettare fango su chi rivendica da sempre la propria apoliticità quali gli ultras di questa nostra amata città.
A LO PARLARE AGI MESURA
Davide Rosci
Libero cittadino.

[Fonte: Teramo News]