Trovandomi in vacanza al confine umbro-marchigiano, scelgo di andare a vedere l’interessante partita del turno preliminare di Coppa Italia di Serie D tra il Fano e la neopromossa Vigor Senigallia. Di spunti interessanti, per seguire questa sfida che apre la mia personale stagione 2022/2023, ce ne sono davvero diversi ed alcuni molto particolari. Il primo punto è che mancando da Fano da diversi anni, voglio toccare con mano se sono avvenuti cambiamenti particolari sia per quanto riguarda la struttura che per quanto riguarda i gruppi ultras presenti. E poi mi fa sempre piacere tornare a Fano: ricordo con particolare affetto la mia prima volta al “Raffaele Mancini”, correva l’annata 96/97 e si disputava, di giovedì, la partita Fano-Ternana, ultima dell’allora serie C2. I ternani erano veramente tanti ed occupavano la Curva di casa (all’epoca esisteva un bel gemellaggio tra le due tifoserie) e tutta la tribuna scoperta e con la vittoria finale festeggiarono la promozione in serie C1. I padroni di casa occuparono sia il settore ospiti che la tribuna coperta e quel giorno prepararono anche una bella coreografia, chiudendo il campionato al nono posto.

Ultimo non indifferente elemento di interesse personale riguarda i gruppi trainanti delle rispettive tifoserie, che sono tra i gruppi più longevi non solo nel panorama regionale ma anche in quello nazionale: i Panthers Fano ’77 proprio ad inizio luglio hanno festeggiato i 45 anni di attività, indubbiamente un ottimo traguardo ed un motivo di vanto in più per la tifoseria fanese che, pur fra alti e bassi, è sempre stata presente, ritagliandosi un buon angolo di notorietà nel vasto movimento ultras italiano. Sul versante ospite, anche il gruppo storico dei Ragazzi della Nord è in pista dal 1982, seppur vadano fatte le dovute proporzioni, viste le annate altalenanti, soprattutto le ultime che hanno registrato assenze durature alternate ad apparizioni improvvise, figlie anche di una squadra che manca dalla semplice Serie D dalla stagione 2003/2004 mentre, quando venne fondato il gruppo, la squadra si trovava in serie C2.

Fatto questo ampio preambolo storico, passiamo a parlare della sfida odierna che, nel mezzo di un’estate alquanto afosa, viene posticipata alle 18 rispetto alle iniziali 16, orario sicuramente più consono. Da questa sfida non mi aspettavo nulla di particolare ed invece sia i padroni di casa che gli ospiti mi hanno sorpreso positivamente. I fanesi me li aspettavo in calo numerico, vuoi per la salvezza raggiunta nei minuti finali dello scorso campionato, vuoi per il declino che un po’ tutto il movimento sta registrando, invece i numeri smentiscono il timore di un calo e le presenze restano più o meno in linea con quelle del loro ultimo periodo. Striscione Panthers al centro con gli Ultras Fano a dare manforte in un tifo unito e compatto. Bella la sbandierata con cui salutano l’entrata in campo dei giocatori e nonostante il passare dei minuti, continuano ad arrivare forze fresche ad ingrossare le fila dei supporters granata. Al ventesimo minuto arrivano anche gli amici jesini che appendono le loro pezze sopra lo striscione dei Panthers.

In questa prima frazione fanno sentire il proprio incitamento agli undici in campo, caratterizzandosi per bei battimani, discreta continuità ma poco colora se si eccettua il bandierone “P.F.” costantemente al vento. Molto bella l’esultanza al gol decisivo di Padovani, a cinque minuti dal riposo, che consegnerà poi la qualificazione al turno successivo al Fano. Nella seconda frazione la squadra di casa cala alla distanza e in qualche circostanza subisce la Vigor Senigallia, decisa a segnare il gol del pareggio. La Curva locale invece reagisce bene, continuando a tifare costantemente e pur non facendo nulla di trascendentale, mette tanta voce per far sentire tutta la propria vicinanza ai propri beniamini. Buona insomma l’intensità corale, aumentano anche i battimani con il tamburo che fa la sua parte, mentre si intravede pure qualche sbandierata in più.

Passando agli ospiti, verso i quali avevo molta curiosità vedendoli per la prima volta all’opera, arrivano a un quarto d’ora dall’inizio delle ostilità. In totale sono una sessantina, la metà dei quali si compatta con il gruppo ultras. Appena arrivati appendono lo striscione RDN ’82, il cui impatto è parzialmente vanificato da uno striscione pubblicitario che lo copre, mentre poco dopo viene appeso alla ringhiera lo stendardo Gruppo Storico ’82 Senigallia. Anagraficamente la loro composizione è molto giovane, ma non manca anche qualche faccia più “stagionata”. Con l’entrata delle squadre in campo alzano lo stendardo “SENIGALLIESITÀ” e sventolano una bandierina, facendo molto bene nel primo quarto d’ora, contrassegnato da un tifo continuo in cui i cori sono spesso accompagnati da discreti battimani. Poi però subentrano alcune pause e il tifo diviene più discontinuo. Nella seconda frazione, con la squadra sotto di un gol, cercano una maggiore continuità ma alla fine soffrono gli stessi limiti di costanza, nonostante la squadra esca fuori mostrando un gioco più aggressivo, alla ricerca di quel pareggio che però non arriva.

Al fischio finale i giocatori delle due squadre vanno sotto le rispettive tifoserie per i meritati applausi. Durante i novanta minuti le due tifoserie si sono ignorate, tifando ognuna la propria compagine. Per finire dedico la chiusura del mio articolo allo stadio “Raffaele Mancini”, uno stadio come ne sono rimasti pochi. Fortunatamente la Curva in ferro dietro alla porta, usata per le tifoserie ospiti in Serie C, è stata definitivamente smantellata, dirottando gli eventuali ospiti in una porzione di tribuna scoperta. Purtroppo la tribuna unica è stata però deturpata, difatti dove un tempo c’era la zona cuscinetto, adesso c’è un buco strutturale per dividere fisicamente le tifoserie. L’accostamento visivo fra le due parti di tribuna sembra quasi una triste metafora del calcio attuale, con la parte ospite messa a lustro con dei seggiolini bianchi nuovi di zecca, più per apparire che per reale necessità, mentre se si volge lo sguardo poco più avanti, la restante parte di tribuna mostra tutto il peso degli anni trascorsi, rimanendo inutilizzata ed interdetta al pubblico, trascurata e con solo un telo con la stampa dei tifosi a riempire virtualmente uno spazio che, per tanti anni, ha visto passare su quei gradoni tantissimi tifosi in carne e ossa. Tante storie da raccontare e magari tramandare a chi saprà ascoltare la voce di quello stadio la cui gloria per ora resta circoscritta in quello striscione posto in alto recante la dicitura “Stadio Raffaele Mancini”, sperando che questa ascesa verso l’alto possa essere resa quanto prima più tangibile che simbolica.

Testo di Marco Gasparri
Foto di Marco Gasparri e Tommaso Giancarli

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