Riceviamo e pubblichiamo quest’articolo sulle barriere architettoniche per i disabili. Per lor signori, uno stadio a norma basta che abbia i tornelli…
«MANCA la volontà di risolvere il problema», dice Stefania Soldani, tifosa del Pisa, disabile. Il problema è sempre quello: la mancanza di una sistemazione adeguata, all’interno dell’Arena, per chi è costretto a sedere su una sedia a rotelle. Problema ancora in attesa di una soluzione, dopo tante parole, promesse, tentativi. Dopo tanti anni. E la protesta torna a montare, alimentata dal fatto che nei giorni scorsi proprio un tifoso disabile, che aveva chiesto un appuntamento all’amministratore delegato del Pisa, Angelo Palmas, per discutere del problema, abbia raccontato di non essere stato ricevuto dopo un’attesa durata un’ora, nel giorno in cui, invece, lo stesso Palmas lo aveva invitato a recarsi in sede. Un’accusa alla quale il Pisa risponde sottolineando che dietro il disguido non c’è stato alcun intento discriminatorio, ma solo «un impegno improrogabile maturato nella tarda serata, che ha comportato l’attesa del tifoso e lo spostamento di tutti gli altri appuntamenti della giornata». Ma il problema, alla fine, va ben oltre questo episodio. A sottolinearlo è proprio la lettera scritta da Stefania Soldani, in cui si racconta come «dopo anni e anni di richieste, i disabili più anziani», erano riusciti a conquistare, negli anni scorsi, una «posizione soddisfacente» nella parte della tribuna coperta confinante con la Nord, mentre oggiAggiungi un appuntamento per oggi «pure questo diritto è stato tolto ai tifosi». Ma ad affrontare l’argomento è anche il sito «Pisaneroazzurra.tk», secondo cui la persistenza del problema testimonia «un’assoluta mancanza di rispetto, civiltà, democrazia e consapevolezza minima delle cose». Il portale esprime così «lo sconcerto e la profonda amarezza di tutti noi» e domanda: «Uno stadio è a norma solo se ha tutti i tornelli al proprio posto o non perché tutta la struttura è civilmente aperta e disponibile?». Considerazioni relativamente alle quali il Pisa 1909 sottolinea di avere sempre avuto, in cima ai propri pensieri «le problematiche collegate ai portatori di handicap» e di essersi «più volte adoperata anche a proprie spese per dare una degna sistemazione ai diversamente abili». La società evidenzia inoltre la volontà «di farsi portavoce di questi problemi nei confronti del Comune, che rimane il proprietario dell’Arena e che, unico, ha competenza ad intervenire in modo strutturale».

Lettera aperta Alle Amministrazioni competenti, alla Società Pisa Calcio.

La situazione dei diversamente abili, la mancanza di accoglienza che è loro riservata, costantemente, senza soluzione di continuità, da anni presso e nello stadio Arena Garibaldi “Romeno Anconetani”, si rivela agli occhi di tutti e sempre da anni, come testimonianza intollerabile di un’assoluta mancanza di rispetto, civilità, democrazia e consapevolezza minima delle cose. Nonostante i continui richiami in termini di civili lamentele da parte di chi ha questa consapevolezza, perchè la vive su se stesso, tutti i giorni, non solo la domenica, non si è trovata alcuna soluzione. A questo punto ci domandiamo il perchè. Uno stadio è a norma solo se ha tutti i tornelli al suo posto o non ancora e soprattutto, perchè tutta la struttura è civilmente “aperta” e “disponibile”, perchè chiunque possa vedere le manifestazioni sportive che vi si svolgono, senza dovere, in ogni circostanza, entrare nell’ordine di idee, ansioso, per cui nel momento in cui esce di casa non sa se vedrà o non vedrà la propria squadra del cuore giocare, così come anche gli altri, i cosiddetti abili, sono liberi di vederla? Ribadendo lo sconcerto e la profonda amarezza di noi tutti, chiediamo in modo definitivo risposte, che siano chiare e non evasive del problema, risposte che dicano a chi spetta la messa appunto di tutte le strutture necessarie, i tempi della loro messa in opera, i costi delle stesse. La mancata soluzione in questi ultimi anni del cosiddetto “problema” testimonia un’assoluta assenza di sensibilità, democrazia, senso minimo della civilità da parte di coloro i quali hanno la responsabilità, il dovere e soprattutto il potere di risolvere la questione. In un’espressione: mancanza di rispetto della persona, umana.

In attesa non solo di risposte, ma di pronte soluzioni, immediate.