Autunnale sortita georgiana, con le classiche complessità che si porta dietro il trasbordo per giungere nella meravigliosa Tbilisi. Quasi 4 ore di volo con Wizzair su Kutaisi, quindi, dopo il canonico controllo documenti (ricordo che, se come l’Italia, si proviene da un paese dell’area Schengen, si può entrare in Georgia anche solamente con la Carta d’Identità), ecco palesarsi altre 4 ore di pullman con Georgian Bus, che giunge nella Capitale dopo aver effettuato un’unica sosta (niente toilette a bordo).

Il movimento ultras georgiano, trova il suo massimo risalto, nelle quattro più rappresentative squadre della nazione, capitanate dalla Dinamo Tbilisi, Dila Gori, Dinamo Batumi e Torpedo Kutaisi. Per cui, ritrovarsi in un viaggio di per sé già così faticoso, con la squadra più prestigiosa e blasonata anche in campo europeo impegnata in trasferta, si è rivelata essere in principio una delusione tremenda da dover assorbire. Ma la curiosità di voler visionare l’approccio agli spalti sul versante caucasico, mi ha dato modo di imbattermi nel match della terza squadra di Tbilisi, il Sapekhburto K’lubi Iberia 1999, più conosciuto come Iberia 1999. Team fondato meno di 30 anni fa, che contrariamente alla Dinamo Tbilisi, tradizionalmente di scena nei suoi match casalinghi al Boris Paichadze; disputa le sue gare interne al Mikheil Meskhi, così come anche la Lokomotiv Tbilisi, nobile decaduta nella serie cadetta.

Con l’Iberia saldamente in testa alla Erovnuli Liga (la loro Serie A), ho ingenuamente pensato di trovare un ambiente che ribollisse di passione, in un catino infernale. L’amara realtà invece, mi ha regalato uno scenario completamente diverso. Che si tratti di un club senza appeal internazionale, emerge subito dallo store posto accanto all’entrata, dove chi ci lavora, non comunica minimamente in inglese. Ritirato l’accredito dal portabagagli di un SUV, l’accesso agli spalti, è giunto via campo. Potendo ammirare la bellezza dell’impianto da gioco, tanto imponente quanto fin troppo esagerato nella capienza.

Ospiti provenienti da Tskhaltubo, presenti in dieci unità, con una sola pezza appesa, seduti e in silenzio per tutto il match. Con una partita giocata di sabato nel tardo pomeriggio, da una realtà che dista 260 km dalla Capitale georgiana, mi sarei aspettato onestamente una presenza un minimo più corposa. La delusione maggiore però, è giunta dagli ultras (?) locali. Venti teenager sicuramente volenterosi e pieni di buone intenzioni, che con l’ausilio di uno stuolo di bandiere, un paio di fumoni e un tamburo suonato, come ormai tristemente avviene in gran parte d’Europa in stile rito voodoo, si sono radunati senza striscione alcuno, in una tribuna (l’unica aperta al pubblico pagante) dove hanno presenziato 300 spettatori totali. Un po’ poco a mio avviso, per una squadra saldamente in testa a quattro giornate dal termine del campionato.

Sul campo, dopo una prima frazione a reti inviolate, l’Iberia nel secondo tempo ha regolato il Samgurali per 2-0. Rimanendo appaiata in testa assieme al Dila Gori. Dopo il triplice fischio, il rientro in centro, raggiunto a piedi dopo venti minuti, ha dato il la a una bella serata frizzante. Trovando una vita notturna decisamente più vivace e divertente rispetto a quelle di molte altre città europee più mainstream e quindi maggiormente in voga tra i turisti. Cosa che almeno ricompensa delle delusioni degli spalti.

Marco Meloni