Il Siad, il sindacato italiano appartenenti Polizia, ha inviato un comunicato in cui – in merito alla sassaiola di martedì sera – si chiede se sia ancora sopportabile subire questo tipo di atti da parte degli ultrà atalantini e blindare una città. Ecco il comunicato integrale.

«Nella serata di martedì 29 ottobre si è consumato per l’ennesima volta un agguato da parte degli ultras atalantini ai danni della tifoseria ospite e delle forze dell’ordine impiegate per la scorta. Questa volta è toccato ai tre autobus di tifosi interisti giunti da Milano e assaltati all’uscita dell’autostrada».

«Per l’ennesima volta gli uomini e le donne delle forze dell’ordine hanno dovuto mettere a repentaglio la propria incolumità trovandosi coinvolti in una fitta sassaiola che ha provocato per fortuna solo danni materiali, sia agli autobus dei tifosi ospiti sia ai mezzi delle forze dell’ordine, in questo caso della Polizia di Stato».

«Ci si chiede se è ancora sopportabile subire questo tipo di atti da parte degli ultras atalantini, che nonostante l’ingente dispiegamento di forze sul territorio riescono a colpire ancora. Ci si chiede se è ancora possibile sopportare una città blindata con notevoli disagi per la cittadinanza e il traffico, senza dimenticare i notevoli costi per la collettività dovuti all’impiego di uomini e mezzi delle forze dell’ordine e ai costi dei danneggiamenti che mai nessuno paga».

«La scrivente organizzazione sindacale desidera ricordare che ancora troppi procedimenti a carico degli ultras giacciono negli archivi della procura, anche con il rischio di andare in prescrizione, dando così a questi facinorosi un senso di impunità che porta inevitabilmente a reiterare la propria condotta violenta. Con procedimenti più celeri e con le conseguenti misure restrittive, una volta accertate le responsabilità, probabilmente si sarebbe potuto tenere lontano qualcuno dei facinorosi della sera del 29 ottobre. Anche questa volta gli ultras si sono distinti per la loro violenza: se la giustizia funzionasse meglio, probabilmente certi episodi di violenza si sarebbero potuti evitare».

[Fonte: L’Eco di Bergamo]