Un giornalista foggiano non potrà avere accesso alle gare sportive per cinque anni. La questura di Foggia ha notificato infatti a Peppino Baldassarre, pubblicista opinionista sportivo e medico di medicina generale, il Daspo perché domenica 6 ottobre, mentre si giocava Foggia-Martina, durante il minuto di raccoglimento in memoria delle vittime di Lampedusa, aveva espresso a gran voce la sua opinione sulla tragedia e sui profughi morti: “Se fossero rimasti a casa sarebbero ancora vivi”.

Dalla tribuna stampa, le proteste per la frase di Baldassarre, noto come la ‘memoria storica del Foggia Calcio’ sono giunte all’ordine dei giornalisti che ha stigmatizzato l’accaduto e segnalato i fatti al Consiglio di disciplina territoriale. Baldassarre aveva risposto alle accuse: ‘Non sono razzista, la mia è una frase alla Catalano’, parafrasando il filosofo televisivo delle trasmissioni di Renzo Arbore, noto per i suoi aforismi densi di ovvietà. Adesso Peppino Baldassarre, che dagli anni ’60 non aveva mai perso una partita del Foggia Calcio, sarà obbligato a restare lontano dallo stadio Zaccheria e dai campi sportivi agonistici. Baldassarre, a cui il questore di Foggia ha fatto notificare il provvedimento, avreà l’obbligo di recarsi in questura per firmare all’inizio e alla fine di ogni manifestazione sportiva.

Il medico foggiano si era reso autore nel 2001 di un episodio simile. Suo bersaglio, in quell’occasione, era Giovanni Galli, ex portiere del Napoli e direttore sportivo del Foggia, portato al fallimento. Baldassarre in  una trasmissione televisiva aveva infatti affermato che la morte del figlio di Galli, il diciassettenne Niccolò (deceduto per un incidente), fosse una specie di compensazione divina della condotta del padre a Foggia. In quel caso le sue parole non ebbero conseguenze.

[Fonte: La Repubblica]