Casertana-Sorrento 2-1, Lega Pro 2/B 2013/14

Casertana-Sorrento 2-1, Lega Pro 2/B 2013/14

Ci sono sorrisi e vite che incontri in un pub di domenica a pranzo, di fronte ad una birra offerta e ad un piatto di pasta genuino; là, dove il tifo rossoblù può incontrarsi anche con un profumo di Chanel…
Certo, questo non è il fermo immagine del più sfrontato calcio-business o di un marketing spasmodicamente spinto, non è il terreno fertile dei divi calciatori miliardari o del merchandising di un club pluriblasonato. Qui ed ora, è solo il sogno di bambini diventati adulti – ed ora padri – a disegnar striscioni col cuore gonfio di passione e con un’unica comune speranza, veder volare in alto il loro amato ‘falco’. E sono solo alcuni i volti a cui riesco a dare un nome: tutti amici, quasi fratelli, almeno ogni domenica degli ultimi 30 anni.
Trent’anni di sogni, di attese, di promesse, di delusioni. Trent’anni di gioie e di dolori, all’ombra dei propri colori. Facile a dirsi con parole accorate, impossibile a capirsi – anche con un animo sensibile – se non li hai vissuti. Ed io, certo, non ne ho la pretesa.
“Sono quei colori magici
che ti fan venire i brividi […]
non ci lasceremo mai
forza falchi alé
forza falchi alé!”

Se il calcio è aggregazione, allora può esserlo per tutti. A tutti i livelli. Il calcio è questa domenica per me l’incontro con un mondo che potrei non comprendere mai, se non decidessi di provare a farlo. E’ chiaro, sembrerebbe semplice: il calcio è una passione, quella dei colori della tua terra; il calcio è distrazione, quella che ti allontana per qualche ora dalle difficoltà che ogni giorno affronti; il calcio è svago, un attimo di tregua per la mente rispetto a quei dubbi e quei pensieri che continuamente la attanagliano; il calcio è interazione con chi ha una storia diversa dalla tua; il calcio è varietà di argomenti, quelli che non affronti, che non conosci e qualcuno ti spiega come ora, che si parla della tessera del tifoso; il calcio sono gli occhi felici di quell’uomo che ‘ogni maledetta domenica’ rinuncia al tepore della sua famiglia per confondersi nell’abbraccio della sua gente, scaldato dal colore che ama di più, e che forse non ti chiede altro.
E allora io decido per una volta di confondermi, nonostante il diverso ‘campanile’, con i suoi colori e con la sua gente. Un passo in più e due più in là; non più quel motivo di scelta, quella concessione, quell’imbarazzo, ma un altro modo. Tutto da sperimentare. L’ho appena detto: è chiaro, sembrerebbe semplice. E se è vero, come è vero, che il calcio è aggregazione, non è detto non possa o debba aggregare due mondi che spesso restano distanti, uno fatto di ‘tanto cuore’ e l’altro di ‘tutta testa’. Due mondi che se non provi a capirli, potrebbero non incontrarsi mai.
Non mi va più che questa domenica sia un motivo di divisione, di allontanamento. La voglio toccare con le mie mani questa passione, guardarla dritto in viso questa lunga storia, e sentire per un attimo il sapore di un’aggregazione condita al pomodoro e rinfrescata da una birra. E allora, vinti gli imbarazzi, lo convinco ad introdurmi a quel nuovo ‘covo rossoblù’ dove da qualche tempo si consuma il rito dell’aperitivo (che poi diventa un vero pranzo) pre-partita che ha il sapore delle cose genuine.
Genuine come le pennette alla boscaiola ‘scostumate’ che mangiamo; leggere, come la birra che beviamo; stravaganti, come il nostro centrotavola: un ‘MR SMOKE 1 F.D.F.’ Che sarà mai? Un fumogeno, certamente! E mi spiegano che quello non può essere portato all’interno dello stadio, quel tanto ambito stadio, che oggi non è che un rigoglioso manto da calcetto. Così, tra un ‘ciao’, un ‘piacere’ ed una ‘erudizione’, comincio a sentirmi meno estranea. A poco a poco il piccolo locale si riempie di vessilli colorati. Tutti mangiano, bevono, discutono, condividono. Tutti hanno voglia di parlare, di dire la propria, di raccontarsi. Non è difficile toccare – seppur  superficialmente – tutti gli argomenti: si va dal calcio alla famiglia, dall’articolo 9 alla politica, dalla cultura alla cucina. Per un attimo, anche adesso, riesco a focalizzare tutti loro, uniti. Eh si! Colorati dal e come il fumo di MR SMOKE, mentre ‘qualcuno’ è onorato di lanciare maldestramente un coro:
“E gireremo tutto lo stivale,
cantando sempre Forza Casertana,
la la la, la la
la la la la la la la,
viene vince e se ne va
viene vince e se ne va”

Assieme. Diversi. Lontani. Vicini. Più mondi. Più vite. Più storie.
Ma per un’ora uniti come nodi, alcuni ‘forti’ ed altri ‘deboli’, nella fotografia di un aperitivo pre-partita ricco di sogni e di speranze, quelle che passano anche dal calcio. Quel calcio da tutti riconosciuto come fenomeno di aggregazione sociale e crescita del territorio, specie in una piccola realtà ancora, ahimè, lontana da tutto ciò che è show business ma che resta forse per questo fatta di sentimenti puri e di persone vere. E perché no, un calcio – questa volta – come esperienza personale, come punto di incontro tra quel mondo fatto ‘di cuore’ e quell’altro fatto ‘di testa’. Il calcio come collante tra una donna e un uomo. Una moglie e un marito. Una madre ed un padre.
E se è così, allora, di cuore, avanti falchi!
Floriana Iannone (Interno18.it)

[Fonte: Area Casertana]