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Settembre è da sempre un crocevia dell’anno solare. Le vacanze terminano e ricominciano scuola, per i più fortunati, e lavoro per i restanti. Il setup del tran tran quotidiano riguarda proprio tutti e, nel nostro specifico, anche campionati con annesse attività ultras e connesse le più becere forme di repressione e condanna da parte di istituzioni e media. In questi giorni il caso nazionale, toccato più o meno da tutti i più importanti quotidiani nazionali, sembra essere il pullman del Verona finito in frantumi all’uscita dello Stadio Olimpico a margine dell’incontro tra la Roma e l’Hellas. Chiaro che sin dalla sera si scatenasse il baraccone mediatico nella sua più becera e torpiloquiante veste. Tutti sanno chi sono i violenti, vanno emarginati, chiudiamo le curve, chiudiamo gli stadi, vietiamo quel poco che non è stato vietato e così via. Insomma, un qualcosa a cui ormai siamo abituati da quasi un decennio. Un qualcosa di ormai così insito ed assorbito dalla società, persino da alcune menti pensanti, da far sì che ogni voce (autorevole o meno) in grado di schierarsi contro i tifosi, pur non avendo mai visto un solo minuto di una partita di calcio, venga accolta con benevolenza e lasciata strombettare e spesso, mi si passi il termine, petare dall’alto dei propri grammofoni. La ragione è un qualcosa che tuttavia appartiene all’uomo ed a volte sarebbe/potrebbe venir utilizzata. Con parsimonia per carità, qua non si pretende la stesura di un trattato internazionale sui rapporti tra Pakistan e Afghanistan, ma potrebbe essere ad esempio prestata all’informazione. Nobile arte che, sempre nella teoria, dovrebbe far riflettere anziché incanalare il pensiero globale. Così mentre basta scrivere su Google “Verona Roma” per trovare pagine e pagine di articoli tutti uguali tra essi, e che a loro volta ricalcano articoli, sempre uguali tra essi, che escono ciclicamente nei periodi più delicati per la vita politico-sociale del paese, io riflettevo su alcuni semplici aspetti di tutta quanta la faccenda.

La legge non ammette ignoranza, e sin qua siamo tutti d’accordo. La legge è uguale per tutti, e qualcosa da obiettare forse l’avremmo. La legge è uguale ovunque? Domanda retorica con un’altrettanto retorica risposta negativa. Un sasso trovato nelle tasche di un ragazzo nei pressi dello Stadio Olimpico assume i contorni di atto delittuoso con tutto ciò che ne consegue. Lo stesso sasso, trovato nelle tasche dello stesso ragazzo a poche centinaia di metri, magari a Piazzale Clodio, è però un oggetto innocuo e non atto ad offendere. Al massimo gli stessi che qualche metro addietro arresterebbero e diffiderebbero il ragazzo lo inviteranno a gettarlo e fare pronto ritorno a casa. Questo è il punto della situazione. Fermo restando che ciò non giustifica chi poi la pietra la getta addosso ad un pullman o ad una persona. Comportamento che implica reato in qualsiasi parte del mondo esso venga tenuto. Perché mi soffermo su questo punto? Penso che chiunque, soprattutto nelle grandi metropoli, possa aver visto con i propri occhi comportamenti ben più gravi di quelli tenuti complessivamente dai tifosi in uno stadio. E, ahimè, la cosa più amara da constatare è stata, in più di un’occasione, come le autorità competenti in determinate situazioni facciano spallucce, lasciando magari che una donna incinta venga picchiata ed accoltellata in pieno centro storico oppure, che in una delle stazioni più grandi del continente, si consenta a chiunque, davanti agli occhi indifferenti della sicurezza, di intimidire i forestieri per estorcere loro denaro. Se il paragone del sasso è troppo al limite per essere compreso, per quanto attuale, il problema di cui parlo è tutto nei celeberrimi due pesi e due misure.

I media ricamano, inventano e costruiscono prosopopee sui frequentatori delle gradinate che vivrebbero in una vera e propria zona franca dove tutto è concesso e nulla è punito. Insomma, l’esatto contrario della realtà (e per questo basta informarsi sulle normative vigenti in Italia in materia di stadio e confrontarle con altre, ben più “light”, seppur osannate da media e opinione pubblica, per rendersene conto). Un qualcosa di ormai tanto enfatizzato da permettere ogni giorno un passo avanti per il perfezionamento del “laboratorio-stadio” con esperimenti sulle “cavie-tifosi”. Se si capisse questo, credo che faremmo un passo avanti. Ma non solo per la violenza negli stadi, che purtroppo è solo una piccola ed insignificante appendice della violenza, quella vera, che respiriamo ogni giorno nelle nostre città, per le nostre strade e nelle nostre case. Quella fatta di abbandoni totali da parte dello Stato, di lavoro che scarseggia ed a volte è inesistente per i giovani, di persone adulte costrette a togliersi la vita da un sistema che gli ha tolto tutto, prima, e li ha sbeffeggiati poi.
La violenza sta davvero nelle curve e negli ultras? Suvvia, che lo creda la Massaia di Voghera può anche passare ma che lo credano politici e giornalisti, che una cultura ed una certa conoscenza sociale ce la dovrebbero avere, è pressoché impossibile. Sanno benissimo che togliendo al popolo un piccolo divertimento come il calcio e lo stadio, vissuto in maniera libera e divertente, possono avere ancor più tensioni, ancor più rabbia repressa pronta ad esplodere in zone non più facilmente controllate e ristrette come le aree dove sorgono gli impianti sportivi.
A nessuno in realtà hanno mai dato fastidio le coreografie, i tamburi, le torce e gli striscioni. Perché se legalmente e socialmente uno scontro tra tifosi può essere qualcosa di non accettabile, non lo può essere il folklore. Ritorniamo a monte. Nei paesini di provincia spesso assistiamo a feste con fuochi d’artificio ed altro materiale pirotecnico potenzialmente ben più pericoloso di una torcia o di un fumogeno. Eppure nessuno mai si sognerebbe di vietarli. Tanto è vero che spesso sono propri i Comuni a finanziare tali spettacoli. Ma allora perché in piazza sì ed in Curva no? È una questione di comodo, oltre che di astuzia nel controllare le masse. Riempire la prima pagina di un giornale con il sequestro di un “bengala” o un vetro di un pullman andato in frantumi, fa sicuramente più sensazione dallo spiegare il perché ormai da più di un anno l’Italia sia un paese condotto da un governo che i cittadini non hanno eletto, composto da belle statuine al servizio dell’Europa che negli ultimi 30 anni hanno svenduto il nostro paese, la sua economia ed il suo benessere ai tentacoli della casta continentale attraverso ritrovi bilderberghiani e accordi sempre ad appannaggio del tiranno europeo, restituendoci in cambio inflazione, disoccupazione, depressione e sovente disperazione allo stato puro. Oppure issando un muro davanti alla nostra gioventù, derubandole la cultura ed il futuro. Tutti diritti sanciti dalla carta costituzionale. Nessuno spenderà mai una parola sul perché in Italia la moneta corrente valga molto meno rispetto ad altri paesi Europei, oppure dal perché le banche ci vessino quotidianamente, spesso con sotterfugi, fagocitando i nostri beni e i nostri diritti. Ecco, queste sono solo alcune delle domande di cui vorrei sentire le risposte nell’apertura dei telegiornali nazionali o sulle prime pagine dei quotidiani.

Poi, proprio dove oggi si collocano altre droghe per la popolazione, come le notizie di gossip o cronaca rosa, si può parlare anche di due sassi che infrangono i vetri del pullman del Verona, fatto che se trattato nella cronaca quotidiana è comprensibilmente riportabile. Ma sempre dopo la ragazza accoltellata in pieno centro storico. Perché il fare cronaca (rispettando la deontologia) è un diritto/dovere di qualsiasi giornalista. Ma quando di fondo non c’è la voglia di informare ma solo di imporre il proprio pensiero, o peggio ancora quello di un dato gruppo di potere, si riduce tutto ad una grande menzogna. E le bugie, nel bene o nel male, hanno sempre le gambe corte.

Buon campionato a tutti.

Simone Meloni.