All‘Italia manca tutto, tutto tranne la stupidità. Che non è quella degli ultras che intonano «Noi non siamo napoletani!», ma quella della classe politica e del suo surrogato Lega Calcio. Anzi, come dimostra questa foto, gli ultras spesso sopravanzano la classe dirigente in consapevolezza. Quelli del Milan, stasera, buttano là una domanda ineludibile: ma davvero, con l’economia sull’orlo del baratro e i giochetti parlamentari sull’orlo del ridicolo, dovete occuparvi dei nostri cori?

Di tutto, ma proprio di tutto, il nostro Paese ha bisogno: di dare fiducia ai giovani, di garantire lo stato sociale, di provvedere alle fasce deboli della popolazione, di rendere i cittadini liberi dalle banche e dai burocrati di Bruxelles, e tanto altro. Ma della “civilizzazione” degli stadi no. Non è una priorità, non lo è affatto. Gli ultras, che a ben vedere sono la parte più sana del calcio moderno, quella ruspante e meno incline alle larghe intese, lo sanno bene. Il problema è che lo sanno meglio di chi è stato votato e chiamato alla difficile arte del governo della cosa pubblica. Difficile ma non impossibile. Perché quando si delude in materia, di coro ne parte un altro e questa volta senza scomodare Napoli e il Vesuvio: «A lavorare, andate a lavorare, a lavorare!».

[Fonte: L’Intraprendente]