Il basket non rientra tra i miei sport preferiti, non l’ho mai seguito con particolare interesse ma questo derby è stato “pompato” sia dalle due tifoserie, sia dalla stampa locale che per invogliare la gente ad accorrere al palazzetto, ha rievocato i derby del passato, le partite infuocate e quel -39 di cui anche gente come me, ignorante in materia, ne conosce il significato.

Detto questo mi presento in zona palazzetto con un discreto anticipo e resto stupito della gente che c’è in giro, tra chi è in fila al botteghino per acquistare il tagliando e chi invece sta ordinatamente in fila in attesa del controllo green pass, biglietto, documento e mascherina ffp2. File ordinate, nessun problema di ordine pubblico, gli sportivi accorrono verso i rispettivi ingressi anche se la zona intorno al palazzetto è un mix di colori con i tifosi dell’una e dell’altra squadra che almeno parzialmente percorrono il medesimo tragitto.

Il clima è disteso ma si percepisce l’euforia da derby, è palpabile quella tensione che aleggia nelle partite importanti: gruppetti di persone parlano anche animatamente di tattiche di gioco, pronostici e le immancabili assenze forzate. Perché, a quanto mi è dato a sapere, il Covid ha colpito duro soprattutto in casa Libertas che deve affrontare la gara con qualche assenza e con la condizione fisica non proprio al massimo, visto che anche gli allenamenti sono stati diradati e per un periodo addirittura annullati. In effetti la variante Covid colpisce pesantemente lo sport ed anche le forze in gioco possono mutare a seconda della gravità e del numero di casi che si registrano all’interno di una squadra.

All’interno il palazzetto è un brusio continuo, le due tifoserie sono già schierate con i rispettivi striscioni in bella mostra e come volevasi dimostrare, la tensione è già alle stelle, difatti qualche audace dell’una e dall’altra sponda, si ritrova nella terra di nessuno per un chiarimento viso a viso: niente di eccezionale, vola qualche parola, le solite minacce di circostanza ma è evidente che il comportamento è dettato più dall’animosità del caso che non da una reale volontà di passare alle vie di fatto. Del resto in una città medio – piccola come Livorno è praticamente impossibile che chi segue il basket cittadino non si conosca e posso aggiungere con estrema certezza che alcuni esponenti delle due tifoserie cestistiche si ritrovano poi spalla spalla in Curva Nord per sostenere il Livorno Calcio, ragion per cui mi sembra che all’interno del palazzetto aleggi una sana rivalità ma tutto resta nel limite del consentito come dimostrano i fatti.

Altro aspetto da sottolineare all’interno del palazzetto è la trasversalità del pubblico presente, si va da bambini e bambine, passando da famiglie al gran completo, fino ad arrivare a signore di mezza età che con felpa di ordinanza e sciarpa al collo non si limitano a seguire l’incontro ma partecipano attivamente al sostegno vocale. Addirittura nelle file della PL noto una signora piuttosto avanti con gli anni che con la sciarpa al collo resta in piedi a seguire la partita e piuttosto frequentemente partecipa ai cori: applausi a scena aperta per la fede che dimostra e per la vitalità da far invidia a qualche ventenne.

Come nei derby che si rispettano, non mancano i classici sfottò e qualche striscione piuttosto “pepato”. Carino qualche botta e risposta eseguito a bomboletta spray mentre vocalmente il meglio viene dato a fine partita quando, a risultato acquisito, partono una serie di cori che le due tifoserie si rimpallano cercando di denigrare l’avversario. A livello vocale, considerando le forze in campo, mi sarei aspettato qualcosa in più da entrambe le tifoserie, che invece sono state piuttosto altalenanti con momenti di partecipazione quasi totale alternati ad altri di silenzio. Se di silenzio si può parlare in un palazzetto visto che le trombe usate quasi costantemente dai due schieramenti mi hanno rimandato al ricordo di quando la Coppa Intercontinentale di calcio veniva giocata a Tokyo e ti sorbivi la partita di primissimo mattino con l’odiato rumore di queste trombe bitonali che avresti voluto far sparire magicamente tanto sembravano fuori luogo.

A fine partita la delusione di una sponda è tanto quanto la gioia dei rivali. Si assiste agli ultimi sfottò della serata ma anche a qualche pacca sulle spalle tra amici che per una sera si sono guardati in cagnesco. Del resto la rivalità è la benzina per uno sport che nel passato, almeno a Livorno, ha toccato picchi di interesse notevoli con risultati sportivi di assoluto pregio: la memoria corre alla finale scudetto del 1989 quando l’Enichem Livorno perse la finale con la Philips Milano quando già stava festeggiando sul parquet il tricolore, l’evento tenne banco per intere settimane e tutt’ora è ricordato un po’ da tutti gli sportivi labronici. Io ricordo una città che si svegliò con numerose scritte sui muri dove una sponda sbeffeggiava l’altra per lo scudetto perso in maniera, diciamo, insolita. Storie di derby, storie di rivalità cittadina, storie del pesce grande che mangia il più piccolo. Storie di sport.

Valerio Poli