Non sono un grande appassionato di basket, diciamo pure che le mie presenze su un parquet per vedere una partita dalla palla a spicchi si contano sulle dita di una mano e sicuramente qualche dito potrebbe essere tranquillamente tagliato. Questo per dire che di basket non sono un intenditore, men che mai delle tifoserie in questione: a parte una conoscenza molto superficiale delle maggiori, diciamo pure che brancolo nel buio.

Anteprima doverosa per descrivere un derby di Supercoppa di Serie B tra le due squadre livornesi e solo per il fatto di essere un derby, trovo coraggio ed entusiasmo per varcare il cancellone del palazzetto dello sport, accorgermi che dei tornelli non c’è neanche l’ombra, ed eccomi direttamente sul terreno di gioco. Rapido sguardo all’ambiente circostante e trovo il palazzetto molto bello considerando che come nelle migliori tradizioni italiche, dall’inizio dei lavori alla fine degli stessi sono passati anni ed anni. Mi ricordo che i primi lavori per tirar su la struttura furono rapidi tanto che in pochi mesi si notava già come l’impianto potesse essere di quelli importanti, magari non mastodontico ma comunque anni luce lontano dal vecchio palazzetto dello sport che solo per trovarsi a poche centinaia di metri dallo stadio di calcio, aveva sempre il proprio fascino. Poi immancabilmente il blocco dei lavori, la struttura lasciata alla mercé di chiunque ed infine una ripresa dei lavori dopo anni di abbandono e di trascuratezza.

Ed ora eccolo qui ad ospitare un derby che i soliti ben informati mi dicono in tono minore data una prevendita un po’ al di sotto delle aspettative ed una Supercoppa che a sentire gli stessi di cui sopra, è più un impedimento che un obiettivo da perseguire. Mi ricorda tanto, così a parole, la Coppa Italia calcistica, spesso snobbata e vista più come uno spreco di energie che un obiettivo da raggiungere per non fallire completamente una stagione.

Ben prima del fischio delle ostilità le due tifoserie si ritrovano sui gradoni, inevitabile qualche coro di sfottò ma quando si avvicina l’orario d’inizio della gara, tutto il palazzetto applaude gli striscioni esposti dalle due Curve per ricordare l’alluvione che ha colpito la città nel settembre del 2017. Inizia la gara e nessuna delle due tifoserie si cimenta in una qualche coreografia, considerando l’ambiente chiuso e piuttosto ristretto, non sarebbe stato male colorare un po’ il palazzetto. Poco male, il tifo parte con il piede giusto e sinceramente mi sarei aspettato di peggio sia in termini numerici, sia per quanto riguarda l’apporto vocale. Da dire che il basket è un susseguirsi di canestri, bombe da tre, stoppate e ripartenze, un gioco veloce e fisico che riscalda e vivacizza il pubblico, rispetto al calcio le esultanze non si contano proprio ed anche il tifo ha molti meno problemi ad arrivare alla squadra vista la vicinanza tra giocatori e tifosi.

Nelle due Curve troviamo di tutto, accanto agli immancabili ultras, ci sono molti bambini ed anche il gentil sesso è rappresentato in maniera più che degna, molte bambine si sgolano come il più accanito degli ultras e non manca neppure l’apporto di qualche signora che evidentemente tiene molto all’evento. Rispetto al pubblico calcistico, le due tifoserie di basket livornese possono contare su una base di persone molto varia.

Sulla partita ometto qualsiasi commento, posso sicuramente affermare che per buona parte della stessa il risultato è stato in bilico: dopo un iniziale vantaggio dei padroni di casa, gli ospiti si sono rifatti sotto e forse questo momento è stato il migliore sugli spalti, con il pubblico veramente in preda alle emozioni e desideroso di spingere la propria squadra alla vittoria. Una lotta punto a punto che ha visto come protagonista il direttore di gara, più volte preso di mira dal pubblico sugli spalti ed anche dai bambini a bordo campo che si sono fatti sentire in maniera chiara ed inequivocabile.

A fine partita, con la vittoria conquistata, parte la festa in casa Libertas con l’immancabile invasione di campo e gli ultimi sfottò per gli avversari che intanto vanno letteralmente sul parquet per salutare la squadra. Infine è la volta dei saluti, perché una volta terminata la partita e scaricata l’adrenalina, diversi appartenenti alle due tifoserie si incontrano per la chiacchierata finale, l’inevitabile sfottò e per darsi appuntamento al prossimo derby. Del resto alcune di queste persone si ritrovano poi spalla a spalla in Curva Nord per tifare Livorno. Avversari sì, nemici mai. A parte il tempo di un derby.

Valerio Poli