Si parla molto degli aspetti negativi del tifo calcistico, come i casi di violenza e razzismo, ma sempre troppo poco di vicende che invece meriterebbero di essere conosciute.
Una di queste è la storia di Luca, tifoso sfegatato del Varese ed ex promessa del calcio, costretto a smettere giovanissimo per una malattia talmente rara che i medici non sono mai riusciti a diagnosticare con precisione. Da anni Luca è costretto a vivere grazie ad un respiratore ma finalmente la malattia sembrerebbe aver raggiunto il culmine e le sue condizioni si sarebbero finalmente stabilizzate.
In un’intervista al Tg2, Luca racconta la terribile scoperta della malattia ed i propri sogni: vedere il Varese in serie A, mantenere le condizioni di salute attuali e poter pubblicare un libro che racconta tutti gli aspetti, anche quelli più intimi della propria storia. Il momento più toccante è il ricordo dell’ultima presentazione del Varese: «Ricordo che gli ultras mi hanno preso e portato in trionfo, cantandomi ‘Non mollare mai’. Quando vado allo stadio a vedere il Varese, mi sembra di sentirmi meglio ed ho come la sensazione di poter respirare autonomamente».
Già, perché l’affetto degli amici e la condivisione di una passione aiutano a vivere. E al di là dei soliti luoghi comuni, le curve possono essere una grande occasione di aggregazione, amicizia ed umanità.

[Fonte: Leggo]