Tra le tante partite interessanti di questa 11ª giornata di Serie D, la nostra attenzione viene inevitabilmente calamitata da Martina–Paganese, una sfida che profuma di alta classifica. Due squadre lanciate nelle zone nobili del girone, consapevoli che i tre punti in palio valgono oro per restare agganciate alla scia della corazzata Fasano, che continua a dettare il passo.
Lo stadio Domenico Tursi offre un colpo d’occhio più che buono, con una cornice di pubblico calorosa, ma con una nota stonata per chi, come noi, vive e racconta il mondo delle tifoserie. La mano dell’Osservatorio infatti, ancora una volta, non ha tardato a farsi sentire: solo 150 biglietti concessi per il settore ospiti, decisione che inevitabilmente ha scontentato la tifoseria paganese. Non condividendo la limitazione, non potendo parteciparvi nell’interezza dei propri numeri, la stessa sceglie la via della diserzione. Il settore ospiti resta così desolatamente vuoto, una macchia grigia in un pomeriggio che meritava ben altro scenario.
Considerata quest’ultima assenza dunque, ci troviamo a dover assistere a un monologo sugli spalti, quello della Curva Nord di casa, che per novanta minuti è protagonista di un sostegno che si fa sentire con una prova intensa, ordinata, compatta. Tamburo che scandisce i cori con ritmo, ottimi battimani che rimbombano tra i palazzi adiacenti, bandiere che si muovono senza sosta. Il sostegno è continuo, quasi ossessivo, con l’obiettivo dichiarato di trascinare il Martina verso quella vittoria che però, come spesso accade nel calcio, sfugge proprio nel momento di maggior fiducia.
La Paganese, pur priva del proprio dodicesimo uomo, trova il gol nel finale: una rete inattesa, che gela un Tursi che come uno strano scherzo del destino era stato nel frattempo avvolto da una nebbia fitta che ha calato il suo velo anche fisicamente sulle speranze biancazzurre. Peccato oltretutto che i tifosi ospiti non ne abbiano nemmeno potuto godere. Forse sarebbe davvero il caso che il calcio italiano restituisca la giusta centralità ai tifosi, che – specie in queste categorie inferiori – riparta e ricostruisca proprio da loro: non è mendicando qualche spicciolo dalle televisioni o sperando in chissà quale mutualità che si può rilanciare questo sport, ma tornando almeno idealmente a uno sport popolare e non più appannaggio elitario.
























