E’ iniziato il campionato segnato dall’introduzione della tessera del tifoso, eppure ad oggi pochi hanno capito a cosa serva davvero. Intanto gli abbonati calano del 20%, e tra restrizioni, imposizioni, questo campionato perde interesse giorno dopo giorno.
Non crediamo alla lunga gioverà nemmeno alle pay-tv, vendere un prodotto con larghi spazi vuoti sulle tribune, senza il calore delle curve non ha molto appeal. www.dodicesimouomo.net ha intervistato, in esclusiva, Cristiano Militello.

Il tuo pensiero sulla tessera e perché questo silenzio dei media se hai una risposta?
Non mi piace nulla di questa tessera.
Arriva come ulteriore misura rispetto a due decreti già di per sé molto penalizzanti come quello Pisanu e quello Amato, che, si deduce – se la lotta alla violenza è il vero obiettivo della tessera – qualcuno dovrebbe a questo punto dichiarare inefficaci o, peggio ancora, inutili. Altrimenti non ci sarebbe bisogno della tessera.
Non mi piace l’ipocrisia di fondo dell’operazione, il fatto che sia in realtà un bancomat, che ci siano come partner Trenitalia e Autostrade, che contenga un chip in grado di monitorarci; non mi piace il ricatto che è stato fatto alle società, alle quali ricordo comunque che formalmente – ad oggi – non esiste nessuna legge che imponga la tessera, essa è solamente una disposizione “suggerita” alle società.
Non mi piace che non garantisca eguali diritti a persone che hanno pagato il loro debito con la giustizia (anche perché sui dubbi giuridici di un provvedimento come il Daspo, comminato dalle forze dell’ordine anziché da un tribunale, potremmo fare un’altra intervista…). Credo a tale proposito sia l’unica tessera varata da un ministro che, a regola, non potrebbe usufruirne lui per primo, essendo stato condannato, come (non) è noto, a 4 mesi e mezzo per oltraggio e resistenza.
Mi sembra che il fronte del no alla tessera sia abbastanza nutrito e ben rappresentato, strano che non abbia avuto mediaticamente molto spazio: parlo di Platini, Zamparini, Lotito, Osvaldo Bagnoli, Zeman, Palombo, Massimo Fini, un importante sindacato di polizia, addirittura la Fondazione Giovanni Paolo II… ma l’arrogantissima reprimenda cui è stato sottoposto De Rossi, per aver semplicemente espresso un’opinione, peraltro condivisibile, la dice lunga sullo stato della democrazia nel nostro paese.

Sta passando il pericoloso concetto che chi non si tessera è un violento o ha qualcosa da nascondere. Questo provoca divisioni fra gli stessi tifosi di una squadra, eppure avevamo già il biglietto nominale, quindi cosa c’è da nascondere?
Sì lo so. Ma la dura verità è che chi non fa la tessera, perlopiù, è STU-FO. Io da anni, nonostante la mia rubrica sia goliardica, allo stadio sono fermato da persone esasperate, che non ne possono più, che chiedono meno controlli, misure con una logica, ma soprattutto buon senso. Ricevo decine di email di protesta. E non parlo certo di ultras. La gente che si lamenta è ESATTAMENTE quella che certe misure e certa propaganda demagogica vorrebbe “riportare” allo stadio. Vorrei dire al Ministro, ai vertici federali, a Capello e adesso anche a Prandelli, che la cantilena dei “riportiamo bambini allo stadio” si scontra contro misure astruse. Ma Prandelli, i giornalisti, i politici hanno MAI provato, loro, a fare un biglietto qualsiasi per una partita qualsiasi in Italia? Sanno a quale gimkana si deve sottoporre un tifoso-medio da noi? Se io sono un padre romano e la domenica mattina decidessi di portare mio figlio allo stadio non posso farlo, perché la domenica a Roma le biglietterie sono CHIUSE.
L’anno scorso per Roma-Catania c’era un il divieto di vendita di piu’ di un ticket a testa e un signore spese 70 euro per tenere il figlio di 8 anni in braccio: dovendo acquistare 2 tagliandi il computer gli assegnava il posto del figlio 10 file più in basso.
Io non ce l’ho con chi ha fatto la tessera, beninteso. E’ una questione di asticella personale. Chi ancora non si è stufato di vedere partite di lunedi e di venerdi e ora la domenica a mezzogiorno; di essere trattato solo come mucca da mungere con merchandising, biglietto e paytv e zero diritti; di sapere che c’è un Osservatorio che decide le misure dei tifosi senza che in questo organismo sia mai stato compreso o previsto anche solo l’ascolto di un solo tifoso; di fare incomprensibili percorsi a ostacoli per comprare biglietti, percorsi diversi tra loro da stadio a stadio e da partita a partita; dei tornelli, delle telecamere, delle fotocopie dei documenti, delle deleghe, della vendita solo per i residenti nella regione, nella provincia, nel condominio, per la vendita riservata ai presbiti o ai boy-scouts, della burocrazia irritante, del caro biglietti, delle code, degli stadi vuoti, della pubblica sicurezza che non ha un numero identificativo, dell’assenza di coreografie e tamburi e striscioni, beh, allora fanno bene a farla. E’ gente che probabilmente ancora non è stufa. Forse smetteranno quando sarà loro richiesto l’esame incrociato sangue-urine.

E’ risaputo che le curve da sempre sono “laboratori” dove testare provvedimenti che poi vengono estesi alla società civile. Intanto arriva l’anagrafe dello studente. Il concetto è semplice, limitazioni di libertà in cambio di (false) sicurezze. Hai anche tu l’impressione che tutto venga accettato passivamente e con rassegnazione e che forse uno degli ultimi posti di aggregazione, con tutti i difetti che vuoi, era/erano rimaste proprio le curve?
Sì inquietante. In questi ultimi 20 anni l’opinione pubblica in Italia è stata narcotizzata e non parlo solo di calcio. Ora, lentissimamente, mi pare che la gente, seppur ancora in piccolissima parte, cominci a capire, o meglio, a percepire che….in questo paese sta diventando tutto vietato. Tutto.
Guardate, il lavoro delle Forze dell’ordine è certamente complesso, duro, difficile, spesso sottopagato ma, proprio per questo, necessita di una delicatezza, di una trasparenza e di un buon senso di cui le misure che regolamentano lo svolgimento delle partite ormai non hanno più traccia. L’evento sportivo va GESTITO non vietato. L’anno scorso oltre 500 partite (tra cui anche Guidonia-Atletico Vescovio o Montichiari-Sanbonifacese) sono state fatte disputare a porte chiuse. Ma perché? Che cultura sportiva inculchi? Son capace anche io a tutelare l’ordine così.
Se fai 70 euro di multa a un genoano che entra allo stadio di Firenze con lo striscione (non autorizzato) VI FAREMO A PRANDELLI hai tutelato l’ordine pubblico? Hai fatto un buon servizio a quel tifoso? Te lo sei reso amico e collaborativo? Che ricordo gli hai lasciato? Ti sei reso autorevole o semplicemente autoritario?

Il prossimo passo sarà tutti zitti e seduti, una sorta di modello inglese in stadi fatiscenti?
Qua si ciancia spesso di modello inglese ma ovviamente a vanvera. Il deputato Taylor, estensore delle misure post-Heysel, impose misure dure contro gli hooligan, ma la premessa di tutto il suo disegno di legge fu: “Si smetta di trattare il tifoso come una bestia e ci si renda conto che il tifoso è parte integrante della liturgia della partita e dello spettacolo”.
In Inghilterra la legge è assai dura contro chi sgarra, ma anche parimenti contro i poliziotti che sbracano e che commettono abusi sui tifosi. Altra cultura giuridica. Altra storia. Qua da noi anche in presenza di abusi abnormi non ha mai pagato nessuno. Questo ti aliena il rispetto degli ultrà.
Tu Stato forte, devi avere il coraggio e il dovere di perseguire anche chi sbaglia nel rappresentarti e non solo accanirti contro chi delinque.
Peraltro in Inghilterra, dopo che la prima pay-tv è FALLITA, le paytv attuali trasmettono solo 100 partite l’anno della Premier, non tutte e 380 come da noi in serie A. Se in televisione mi dai Milan-Inter o Fiorentina-Juve pazienza, lo stadio lo riempi uguale. Ma se mi dai anche Lecce-Bologna a 3 euro, mi domando, al giorno d’oggi, chi si muove da Bologna per andare a Lecce? Giusto gli ultrà. Se poi fai di tutto, anche con misure grottesche come la Tessera del tifoso, per togliere di mezzo gli ultrà, beh, prima che fatiscenti, gli stadi saranno sicuramente ancora più vuoti di adesso.
Il discorso degli stadi obsoleti infatti è un’altra bolla mediatica sconcertante. Invece di parlare di rinnovamento della classe dirigente, di calmierare gli ingaggi dei calciatori, di fare rispettare le regole fiscali alle società, di salvaguardare i campionati minori e i vivai, si pensa agli stadi. Negli anni 80 gli stadi erano ugualmente vecchi ma erano strapieni, dalla A alla C, quando vedo filmati o foto di quegli anni mi viene da piangere.