La solfa la conoscete tutti bene e a memoria: in Inghilterra hanno sconfitto gli hooligans, là non c’è violenza, si può andare allo stadio tranquillamente con la famiglia e tutto il resto delle frasi fatte sgranate da Capello e soci d’ignoranza.

Come abbiamo più volte testimoniato nel corso di questi anni, certi luoghi comuni si basano spesso e volentieri sul nulla tangibile.
Il bello è che ad alimentare queste assurde convinzioni, a spalleggiare l’ignoranza di Capello, che dovrebbe parlare solo di tagli difensivi e ali che s’incrociano, a favorire di fatto le lobby interessate all’inglesizzazione del nostro calcio, con tutto quel che ne consegue in termini di cementificazione per nuovi stadi o appalti per le nuove tecnologie/dinamiche di controllo, sono proprio gli organi di informazione. Paradossalmente, come dice il loro nome, dovrebbero fare informazione: tolta quella a cui non adempiono, resta di fatto l’organo, cioè quella parte del corpo che ricorda la loro testa.
Detto questo, riprendiamo, compatibilmente con il nostro sempre scarso tempo, a segnalare notizie dall’Inghilterra. Una delle ultime riguarda quanto avvenuto a margine di Port Vale-Wolverhampton di League One che ha contato, alla fine della fiera, ben 23 arresti: mica male per essere un posto dove non succede mai niente e dove la violenza dovrebbe essere stata debellata da tempo!
In sostanza, si è trattato principalmente di scontri tra tifosi e polizia: per quanto entrambe le parti in causa abbiano concorso ai disordini, il cordone di forze dell’ordine ha arginato bene e i contendenti non sono mai venuti a contatto in maniera duratura. Lancio di oggetti, bottiglie, pietre, una macchina della polizia danneggiata e otto feriti (alcune fonti parlano invece di 15…) in maniera non seria, tra cui un paio che hanno riportato ferite riconducibili ai morsi dei cani dell’unità cinofila di polizia.
Tutto questo nonostante l’incontro fosse stato simbolicamente cerchiato in rosso e si attendessero dei problemi di ordine pubblico, visto che per l’occasione sono state disposte particolari misure di sicurezza come percorsi obbligati e addirittura dei divisori metallici per impedire che le due tifoserie venissero in contatto, anche solo visivamente tra di loro. Senza contare l’ingente dispiegamento di forze dell’ordine messo in campo, con buona pace di chi ci vuole vendere questo “modello” asserendo che eliminerebbe l’impiego di forza pubblica e quindi i costi per le tasche dei contribuenti. Meno male.
Tutti gli arrestati sono ora liberi su cauzione (in Italia i giornalisti si strapperebbero già i capelli parlando di impunità, anche se in realtà è solo una libertà condizionale) in attesa di giudizio. Di questi, nove sono stati arrestati prima della partita, quattro durante il secondo tempo e i restanti dieci (tutti tifosi del Port Vale) fuori dal “Vale Park” a fine partita.
La polizia, in evidente stato confusionale, parla sui giornali di “significativa minoranza” che avrebbe preso parte agli scontri: sono una minoranza o sono un numero significativo? Decidessero. Nel frattempo che i loro neuroni completino il percorso, non si sono però risparmiati dall’attribuire ogni responsabilità a questa “minoranza” (ma significativa), anche se tra le pagine degli stessi media in cui viene rilanciata la notizia, sui social network, twitter in testa, è tutto un fiorire di accuse nei confronti dell’allegra (si fa per dire…) gestione del flusso dei tifosi da parte della polizia. In particolare, diverse sono le denunce di ingiustificata brutalità dei bobbies, che hanno usato le maniere spicce per intimorire i più “focosi” ma hanno finito per destabilizzare un po’ tutti i presenti e scatenare l’incendio. Manganello facile e uso improprio delle unità cinofile sono le due più ricorrenti note di biasimo da parte di vari presenti e partecipanti (loro malgrado, in certi casi) agli eventi.
La polizia, incurante, ha detto che tutti gli arrestati saranno pesantemente perseguiti in termini di legge e che le immagini delle CCTV, le telecamere a circuito chiuso, sono già al vaglio degli inquirenti per appurare ulteriori responsabilità ed autori delle stesse. Alcuni fra questi ultimi stanno già preparando battaglia legale, anche se la società del Port Vale non ha mancato di stigmatizzare gli eventi schierandosi quindi dalla parte della polizia.
Un quadretto bucolico, in definititva, e come sempre, dal paese “modello”. Vi riaggiornemo alla prossima favola che i servi si dimenticheranno (volutamente) di raccontarvi.

Testo di Matteo Falcone.
Foto e video dal web.