Lo sapete, è diventata una guerra santa per noi, non tanto per un qualche pregiudizio verso questo “modello”, quanto piuttosto per opposizione alla cieca ipocrisia con cui lo guardano dal nostro Paese.
Ce ne sarebbero diversi di punti di contatto per quel che concerne il mondo dei tifosi, di qualsiasi parte del globo siano. Non di meno si possono trovare spunti interessanti per noi, oltre il Canale della Manica, a partire dalle battaglie per le “Safe standing area”, ossia per il ripristino di zone in cui poter vedere le partite in piedi; passando per i “Supporters Trust” a cui ultimamente anche in Italia stiamo arrivando per gradi; finendo alle battaglie contro il calcio moderno e la criminalizzazione della pirotecnica che nel Regno Unito, in genere, stanno avendo una nuova primavera, a differenza di quel che avviene da noi dove, dopo qualche timido tentativo di battaglie trasversali fuori dagli stadi, ci si è arresi a farsi piovere addosso o a badare ognuno al proprio orticello, salvo poi mettere il cappello sulle vittorie altrui e sostenere che “è una vittoria di tutto il movimento”. Come la mosca cocchiera della favola di Esopo.

Senza tergiversare troppo, è notizia di questi giorni che, in barba a chi sostiene che certe cose in Inghilterra non succedono più, sono stati notificati nell’East Lancashire alcuni “Banning order”, più o meno il corrispettivo del nostro “Da.Spo.”, della durata di 6 anni. La notizia nella notizia è che gli scontri accadono ancora, e se solo foste meno presi a compiacer padroni, notereste le varie notizie che passano sui media inglesi circa questo o quell’altro evento violento. Ma si sa, c’è una priorità, ci sono stadi nuovi da costruire, colate di cemento da sversare, palazzinari da compiacere, per cui poco conta la verità, meglio zerbinare e sperare che dalla tavola cada qualche briciola per tenere in vita questo baraccaio putrido di giornali squallidi, dove le tette della moglie di un calciatore sono diventate più importanti delle sue prestazioni sul campo.

Per la cronaca, i “banning order” sono stati comminati a 3 ragazzi dopo gli scontri dell’amichevole estiva fra Burnley e Carlisle United del luglio scorso, vinta 4-1 dal Burnley. Due di questi ragazzi sono stati persino stati trattenuti in arresto per 60 giorni, oltre al veto di frequentare tutti gli stadi del paese per 6 anni. Il terzo incriminato ha visto infliggersi la pena di un anno in comunità oltre a 120 ore di servizi sociali, oltre a 4 anni di divieto di accesso allo stadio.
La polizia ritiene che gli scontri in questione siano stati pianificati su appuntamento, ha aggiunto tutto il solito campionario di dichiarazioni già note: “Speriamo che la durezza di queste sanzioni faccia riflettere per il futuro quanti intendano prendere parte ad episodi di simile violenza. Nessuno episodio a carattere anti-sociale sarà minimamente tollerato e puniremo con decisione qualsiasi trasgressore, per cui l’invito per la maggioranza dei tifosi è di continuare a seguire le partite senza mai farsi coinvolgere in simili episodi”.

Altri due tifosi del Burnley sono stati rilasciati senza che alcuna accusa fosse comprovata nei loro confronti, stessa sorte capitata ad un tifoso del Carlisle. I tifosi Carlisle che avevano viaggiato al seguito della squadra, erano all’incirca 420. Più corposa del solito, in tale occasione, la presenza di polizia (“in Inghilterra non impiegano più forze e fondi pubblici nella gestione della sicurezza allo stadio” cit.).

Matteo Falcone, Sport People.