Le pagine più importanti del calcio nolano sono state scritte nello storico impianto dello Stadio Comunale Piazza D’Armi; su quel prato verde si sono disputati derby infuocati contro i rivali di Avellino, ma anche match accesi contro Salernitana, Lecce e Palermo. Leggenda vuole, tra l’altro, che fu il primo stadio d’Italia ad interrare le panchine come spesso si vede negli stadi brasiliani. Nel 2005 politici nolani pensarono bene di abbatterlo e farci una cittadella della Cartapesta: Nola infatti, oltre a essere famosa per aver dato i natali al pensatore eretico Giordano Bruno, è nota per l’abilità dei maestri cartapestai, che ha nella Festa dei Gigli il suo massimo momento di realizzazione.

Oggi il club campano disputa i propri match casalinghi nel più anonimo impianto Sporting Club, collocato alle porte della cittadina e che, oltre a non vantare la storia e la tradizione del vecchio stadio Comunale, non offre nemmeno nulla dal punto di vista architettonico. Lo stadio infatti è composto da un piccolo settore ospiti, con capienza di poco più di 300 persone, e tre piccole tribunette destinate ai tifosi campani. Nell’anonimato di questo impianto, il gruppo ultras Solo per Nola era riuscito a ritagliarsi comunque un suo spazio, raccogliendo grazie all’ottimo tifo offerto le simpatie di molti. Ma come accade per tutti i fenomeni umani anche per il gruppo ultras bianconero c’è stato un inizio e una fine. Oggi il Nola disputa i propri match casalinghi senza poter contare sul tifo organizzato e i pochi spettatori presenti si limitano ad assistere alle partite interne in religioso silenzio; da segnalare tuttavia l’esposizione di due piccoli drappi alle due estremità della tribuna di casa, ma nulla che faccia pensare ad una nuova formazione ultras.

Lo stadio Nolano, oltre ad essere mal segnalato, è costruito all’interno di un “fossato” e questa sua caratteristica lo rende quasi invisibile: i circa 40 tifosi Altamurani hanno dovuto girovagare con i loro transit intorno all’impianto per qualche minuto alla ricerca del settore a loro riservato. Dopo i controlli di rito, entrano nella curva dedicata ai tifosi ospiti e, posizionate le pezze, partono con il sostegno ai propri beniamini.

L’Altamura dopo gli ultimi deludenti risultati ha deciso di esonerare Mister Pezzella, ex allenatore proprio del Nola, affidando la panchina al figlio d’arte Leo Di Benedetto, il cui padre aveva guidato l’Altamura alla storica promozione in serie C sul finire degli anni ’80. Il neo tecnico altamurano, chiamato a traghettare i biancorossi, si sta guadagnando sul campo la fiducia e dopo la seconda vittoria di fila molti ne auspicano la riconferma. Il tifo, vista l’assenza degli ultras di casa, sarà interamente di marca altamurana: i tifosi murgiani, nonostante il freddo, sostengono gli undici in campo per tutti i 90 minuti, spingendo i propri beniamini alla vittoria, fondamentale per la classifica. La vittoria arriva grazie ad un rigore procurato e trasformato da un altro Altamurano, Giuseppe Tedesco, che partito tra lo scetticismo di parte della tifoseria pugliese sta scalando la vetta della classifica dei capocannonieri del girone H.

Al triplice fischio i giocatori Altamurani si abbracciano tra di loro e subito dopo vanno a raccogliere gli applausi dei loro tifosi.

Michele D’Urso