Derby? Diciamo di sì. Specie da quel 2005 in cui lo spareggio per non retrocedere premiò Parma. Da allora sotto le Due Torri, nelle sfide al gialloblù, i ducali vengono forse persino prima di Modena nella lista della rivalità: perché comunque coi canarini i derby sono rari, mentre quello con Parma è uno dei più presenti negli ultimi vent’anni.

Anche se certo: ridendo e scherzando, la sfida in presenza del pubblico non si giocava dal 2018. L’ultima fu ai tempi del Covid. È dunque bello, bellissimo, vedere un Parma-Bologna con 20mila spettatori, di cui 3.500 (ma forse anche qualcosa di più) vengono dal capoluogo. Dove i tanti biglietti concessi dal Parma Calcio, sono andati esauriti nel giro di una mattinata.

Nella piccola Parigi fa freddo, la primavera è ancora in là da arrivare: questo comunque non scoraggia la curva di casa, che pur in una situazione pessima a livello di campo (esonero di Pecchia in settimana e arrivo di Chivu al suo posto) si presenta in grande stile, riempiendo per intero o quasi il settore. Prima dell’inizio, l’orrore: l’inno di Verdi interrotto per fare spazio a quello della serie A. Roba da prendere e andarsene a casa.

Nel corso della gara, confronto senza esclusione di colpi con immancabili sfottò, qualcuno vergato anche su due aste, cori, battimani e bandiere. Si vede, di tanto in tanto, da ambedue le parti, anche una spruzzata di pirotecnica. In particolare però, l’apice della sfida lo si raggiunge in occasione delle sciarpate, veramente compatta e belle a vedersi tanto quando tinte di gialloblù che dei colori opposti.

La partita è dominata in termini di possesso palla dal Bologna, ma viene vinta dal Parma: che alla fine, giustamente, festeggia come aver vinto un mezzo scudetto (non vinceva da inizio dicembre). Nella curva ospite invece, alla fine sono comunque applausi: perché la stagione dei rossoblù va in ogni caso alla grande. E un piccolo incidente di percorso, non può di certo macchiare un campionato (finora) d’alto livello.

Testo di Stefano Brunetti
Foto di Luigi Bisio