A pochi giorni dalla chiusura della campagna abbonamenti da parte dell’Us Lecce Spa, promossa con roboante conferenza stampa all’insegna della “Fede scolpita nella Storia”, con annessa obbligatoria Tessera del Tifoso, mi sembra di poter affermare, con un buon margine di certezza, che non si stiano incontrando i favori del Tifo a Lecce, se è vero che i fidelizzati sono a oggi non più di tremila unità.

Non ripeterò concetti e questioni largamente dibattute sull’inutilità dello strumento-tessera e soprattutto sulla reale natura dello stesso, ma soffermerò l’attenzione sugli effetti (devastanti) che la Tessera potrebbe avere sul panorama tifo a Lecce, anche in relazione con altre realtà (come sempre diverse l’una dall’altra) dell’intera Nazione.

Secondo il mio sommesso parere, qualunque scelta un Tifoso compia, in un senso o nell’altro, è senz’altro permeata di Buona Fede e per questo meritevole di assoluto Rispetto. Tuttavia penso che quanto accaduto a Milano domenica scorsa debba essere oggetto di attenta disamina, contrariamente a quanto fatto dai mass media locali, troppo “impegnati” a sponsorizzare pomposamente la campagna abbonamenti-tessera, anche a costo di lasciare aperto spazio ai neofiti del Tifo, che annunciavano “code di tifosi in delirio pronti ad abbonarsi”.

La realtà è, come nel caso che ci occupa, spesso diversa dall’immaginazione, soprattutto quella creata a bella posta per fuorviare le coscienze degli uomini.

Tornando alla trasferta di Milano, sembrerebbe che, da un approssimativo conteggio operato da qualche amico tifoso presente al Meazza, nel settore ospiti si contassero meno di 50 unità di “tifosi bravi, buoni, belli e fidelizzati” e qualche centinaio di “cattivoni” sparpagliati qua e là nei vari dislivelli dello stadio meneghino.

Una riflessione si impone a questo punto. Se, come hanno dichiarato il Dott. Fenucci e il fido Dott Starace nel corso di trasmissioni televisive di qualche tempo fa, “non deve passare il messaggio negativo anti-tessera altrimenti si rischia di fuorviare il Tifoso” – non testuale ma sostanziale il concetto – e nel frattempo lo spazio dedicato alla questione è stato integralmente occupato da chi sosteneva il progetto Tessera, allora mi domando cosa sia successo nelle obnubilate menti della massa dei tifosi salentini che in sostanza non hanno aderito al progetto-tessera.

Delle due l’una. O costoro – cioè coloro che non si sono abbonati – secondo antica e particolare abitudine leccese lo faranno all’ultima ora (e quindi il giudizio deve comunque restare sospeso ancora per un po’…) oppure hanno riflettuto, ragionato, capito e deciso in assoluta e piena libertà.

Non mi si dica che il leccese non si abbona per abitudine perché le abitudini perenni non esistono in quanto possono modificarsi nel tempo. Ad esempio, mi pare che la naturale freddezza che ha sempre accompagnato l’arrivo di qualsivoglia calciatore a Lecce quest’anno, almeno per l’eccezione di Piatti, ha lasciato il posto ad un comitato di accoglienza davvero desueto per la nostra realtà a meno che qualche maligno di turno avesse qualcosa da ridire sull’effettiva genuinità di quel gesto posto in essere nella canicola agostana.

Torniamo a bomba sulla “diserzione” della Tifoseria, tesserata/fidelizzata e pertanto innamorata del Lecce, nella trasferta di Milano. Trasferta notoriamente attesa perché la vedeva protagonista in un palcoscenico quale San Siro e alla prima gara dopo il ritorno in serie A, ove si aspettava ritrovare, come sempre finora, almeno 2/3000 spettatori di fede giallorosa nel settore ospiti.

Come mai i Veri Tifosi del Lecce (cit. Pierandrea Semeraro) non hanno sostenuto il Lecce e nello stesso tempo “i cattivoni” non tesserati hanno deciso (e pare che potrà ripetersi nel futuro) di essere presenti per mera testimonianza e solo in poche decine di unità ???

Il mio amaro pensiero sul punto, e ripeto solo il mio pensiero senza che ciò sia inteso possa estendersi agli Ultras o a qualunque altro pezzo di tifoseria, è che la gente ha preso le distanze dalla tessera del tifoso.

Chi ha ideato la Tessera del Tifoso ha visto giusto nello scopo di giungere a “destrutturare la Tifoseria” (cit. Ministro Maroni).

Secondo il principio “divide et impera” il Viminale è riuscito nel suo intento: dividere la tifoseria e creare un percorso ad ostacoli per coloro che non vorranno tesserarsi. Come? Semplice. A parte norme, leggi e divieti ai limiti della costituzionalità che vietano anche di respirare in uno stadio (uno dei più rinomati laboratori sulla repressione è Lecce, patria del preparatissimo On.le Mantovano), il fatto di limitare una trasferta ai soli residenti della regione della squadra ospitante (es. Cagliari-Roma di domenica prossima) per incanto non permette a NESSUNO di farsi il biglietto allo stadio, a parte i tesserati (che come visto a Milano tutto hanno in mente che farsi le trasferte pe lu Lecce), è sufficiente a decretare la fine del Tifo romanticamente inteso ed essenza del Vivere Ultras.

Io stesso, quando ero verde, pensavo che il Tifo aiutasse la Squadra, che chi faceva Tifo era desiderato nello stadio da calciatori e Società e che fare Tifo fosse una componente del più esteso Diritto di manifestazione del Pensiero ricompreso nella meravigliosa parola Libertà. Oggi ho capito che non è così.

Finita l’epoca durante la quale non ti denunciavano ed, indi, daspavano se accendevi un fumogeno (che anzi era strumento pittoresco ad ogni inizio partita e in occasione della segnatura di una rete), se esprimevi il tuo Libero pensiero attraverso striscioni o tazebaoo, se ti sedevi alternativamente in un posto x o y senza essere sottoposto a sanzione pecuniaria amministrativa fino a 300 euro ed ora anche al ritiro della Tessera del Tifoso; oggi assistiamo ad un fenomeno, quello calcistico, che prevede la compressioni di diritti fondamentali del cittadino, anomale condotte vessatorie anche nei confronti dei bambini o anziani compiute da soggetti privati (denominati stewards ma con soli pochi mesi di addestramento alle spalle…), il percorso di guerra chiamato entrata nello stadio, un sistema soffocante di controllo e monitoraggio continuo che esalta i controllori e deprime i controllati, la ciliegina tessera con tutti gli strascichi e le contraddizioni (incidenti ad Ascoli-Brindisi e Cava solo alla prima giornata a causa delle pericolose commistioni di tifoserie) che ne sono derivati. Ecco spiegata la prima, sia pur larvata, diserzione del Tifo nella Storia del Calcio a Lecce.

In riferimento alla condotta posta in essere da altre tifoserie riguardo l’adesione o meno alla tessera è da dire che, come spesso accade in Italia, vale il famoso brocardo latino “tot homines, tot sententiae”. Alcune tifoserie (Inter, Juventus, Milan, Bari, Verona), sospinte da meri interessi speculativi (grossi guadagni) hanno da subito aderito alla tessera in cambio di chissà quale ulteriore utilità e/o protezione, altre hanno tenuto un atteggiamento ambiguo (Atalanta), tutte le altre contrarie alla Tessera.

Alcune delle tifoserie contrarie (Lazio, Catania, Palermo, Lecce e altre) hanno deciso, per le ragioni quivi esposte, di non tifare e/o restare fuori dagli stadi, altre invece, pur manifestando proteste plateali (a mio parere abbastanza improduttive di effetti positivi) alla fine hanno deciso di sostenere la squadra del cuore.

Ognuno si farà un idea sui modi e le scelte adottate. Io parlo per il Tifoso leccese: se le condizioni di agibilità democratica sono ridotte al lumicino qui a Lecce e se la repressione è l’unica ricetta adottata finora con effetti devastanti sulla vita di tanti ragazzi (denunce, diffide, addirittura carcere e accuse spaventosamente pesanti quali l’associazione a delinquere) e non vi è più la possibilità di essere ultras (a partire del diritto di accedere negli stadi in trasferta se non attraverso un odioso ricatto chiamato tessera) allora non si può far finta di niente e occorrerà dare una risposta (civile e nel pieno rispetto delle norme di legge, per quanto ingiuste esse siano…) magari costo di una intraprendere un’amarissima scelta (se così sarà adottato nel prossimo futuro) di restare in religioso Silenzio.

Mi si obietterà, sempre da parte dei soloni benpensanti, o da coloro che “minanu la petra e scundenu la manu” e delegano agli altri, ma che fine farà la Maglia, i colori sociali, la Fede?

Ricordo una simile situazione dei miei passati tempi a Verona (ove oggi aderiscono da buoni leghisti al progetto dello Zio Maroni…) quando furono rinchiusi in galera alcuni componenti delle famose Brigate Gialloblù. Ebbene gli allora gemellati veronesi mi dicevano “Caro Pino, per noi vengono prima le Brigate, poi l’Hellas”. Alle mie istintive rimostranze circa l’obbligo di far prevalere il simulacro della Maglia e della Fede della squadra del cuore, qualunque essa sia, mi rispondevano con tono serafico “noi non siamo uomini Liberi (e a distanza di tempo la Magistratura permise di aggiungere l’avverbio “ingiustamente”) ed, indi, ora per noi vale maggiormente l’Onore e la Dignità prima di singoli e poi di Gruppo rispetto a quella dell’Hellas Verona”.

A distanza di oltre 20 anni, per citare Battiato, oggi si vivono a Lecce “strani giorni”. E chissà se la Curva Nord non la pensi esattamente come la pensarono a quei tempi i veronesi. Questa è l’unica motivazione plausibile che sovviene nel tentativo di dare un senso alla amara scelta di essere presenti ma in Silenzio.

Probabilmente il Pensiero, nobile perché coerente e civile nelle sue modalità di dare attuazione ad una protesta, dei ragazzi curvaioli è in sintesi “meglio restare in silenzio per protestare, forse così facendo ci eviteremo ulteriori negative conseguenze giudiziarie, anche perché qualsivoglia diversa manifestazione di dissenso, quale essa sia, potrebbe essere oggetto di malintesi o peggio di gravi equivoci”.

Il vero problema ancora irrisolto è che per pochi delinquenti, mimetizzati nella massa, paga la generalità dei tifosi. Tali signori sono una minoranza estrema e dovrebbero, se effettivamente sbagliano, pagare duramente. Gli strumenti giuridici ci sono ma non si comprende perché spesso si è utilizzata e continua ad utilizzarsi la rete a strascico e non la canna da pesca.

Aggiungo, sempre come mio esclusivo pensiero in libertà, che gli Ultras, venendo meno l’essenza del loro vivere (in primis andare liberamente in trasferta), probabilmente stiano, demotivati e senza stimoli, pensando di assistere come spettatori (paganti) al Teatro di Via del Mare senza tifare e lasciando spazio, a chi lo vorrà, di continuare ad organizzare la continuità canora in altri settori dello stadio, anche se le prospettive non sono rosee vista la precedente passata esperienza della Curva Sud discioltasi, more solito, come neve al Sole.

Se sarà cosi (ci toccherà attendere e verificare tra qualche giorno), non mancheranno i cori e i peana dei benpensanti di turno che albergano ovunque nello stadio che, ne sono certo, non apprezzeranno il Silenzio del Tifo e chiederanno alla Curva Nord di fungere da juke-box e così non alterare l’appeal dell’atmosfera della gara, desolatamente simile ad un mortorio, come è stato nelle prime giornate dello scorso campionato.

Dunque se la Nord decidesse di fare Tifo casalingo, per la soddisfazione di LorSignori, nulla cambierebbe diversamente dal fatto che questo non potrà, come visto per motivi di forza maggiore, essere riproposto in trasferta, altresì se invece si asterrà civilmente dal tifare (senza incorrere nelle querule contestazioni ad oltranza secondo me fini a se stesse), in una sorta di Diritto al Silenzio, allora assisteremo ad una nuova pagina del calcio: il tifo da teatro limitato a qualche sporadico osanna e battimani stile anni ’70.

Una cosa è certa. I ragazzi di curva soffriranno nell’intraprendere siffatta civile azione di clamorosa protesta, non è possibile e credibile pensare, come faranno i tifosotti pronti a richiedere il tifo-spettacolo “sempre affacciati alla finestra”, che coloro che sempre, comunque e dovunque sono stati al fianco del Lecce, improvvisamente decidano di godere nel non fare tifo.

Pur di non veder perseguiti e vessati i ragazzi di curva, spesso ingiustamente, sposerei, se potessi farlo, la seconda tesi a patto che tutti colgano la vera essenza del Silenzio diverso da quello già proposto in passato: questo atteggiamento silente ma civile e composto, unanimemente deciso e non imposto a chicchessia, stavolta immagino sarà non il frutto di uno sfogo occasionale dettato da una contigente protesta destinata a svaporare con il passare del tempo ma invero di un ben congetturato Pensiero Nobile: se non ho la possibilità di essere Ultras nel pieno dei miei diritti (coniugando nel verbo Ultras non violenza e caos ma tifo , colore ,calore e valori di estrema amicizia e fratellanza), allora mi fermo e spero che Qualcuno in Alto si svegli e comprenda che inutili leggi o, peggio, circolari amministrative come quella introduttiva della tessera del tifoso, oltre ad avere un effetto boomerang, decreterà presto la fine del tifo nel mondo del calcio.

Intanto assistiamo ad iniziative, come quelle adottande a Lecce, che contribuiscono a far riflettere, senza intenti di suscitare pietà o commiserazione da parte di chicchessia.

Non muore nessuno, ci mancherebbe, ma resta la soddisfazione morale di essere caduti in piedi con Dignità.

Vale la pena uscire fuori da questo misero teatrino in punta di piedi e con civile compostezza (il silenzio) convinti che, come recita uno striscione del mio Tempo, “essere ultras, esserlo nella mente”, anche nella vita di tutti i giorni, lasciando che il baraccone calcio imploda su stesso.

In quelle macerie ci saranno tutti, niuno escluso. A parte gli Ultras.

 

Pinuccio Milli, è un avvocato penalista. Nel 1981 fondava con altri tre amici il gruppo CUCN (Commando Ultrà Curva Nord) dando il via al tifo organizzato a Lecce. Da sempre attento alle vicende giallorosse ed a tutto ciò che gli ruota intorno.

[Fonte: Pianeta Lecce]