Come l’amico si vede nei momenti del bisogno, anche una tifoseria si valuta nei momenti più bui, nelle fasi meno nobili, quando c’è da buttar giù il boccone amaro, quando le cose non vanno per il meglio e serve l’apporto esterno per reimpostare la giusta rotta. Ci sono tifoserie che mi hanno impressionato per la loro passionalità e attaccamento alla causa soprattutto nei momenti meno opportuni, nel tempo. Senza far troppi nomi, ho potuto ammirare gruppi che in un’inutile partita di Coppa Italia si son presentati con numeri impressionanti facendo un tifo costante e caloroso; ho ammirato squadre retrocedere con la curva piena che cantava per i propri colori; ho anche ammirato e stimato gruppi minori che si sono sobbarcati trasferte lunghe e difficoltose solamente per timbrare il cartellino. Non che a me non piacciono le trasferte numerose e le invasioni, ci mancherebbe altro, sono uno di quelli rimasto folgorato dai milanisti che invasero Barcellona nel maggio nel 1989 per la finale di Coppa dei Campioni: chi ha qualche capello bianco si ricorderà un Camp Nou a forti tinte rossonere dove, più che la partita sul campo verde, affascinava tutto quello che succedeva sugli spalti; in uno stadio enorme, i milanisti si resero protagonisti di una serata che segnò la storia sia del Milan ma anche della Curva Sud. Per me quella fu una prova di forza della tifoseria, l’evidenza di come si stava vivendo un feeling squadra-tifoseria-curva difficilmente ripetibile ai nostri giorni.
Detto questo, il presente del campionato di serie C girone B ci propone un Perugia adagiato all’ultimo posto in classifica, se non fosse che il Rimini parte con l’handicap di ben undici punti di penalizzazione. Diciamo pure che per storia, tradizione e numeri, Perugia non vale l’ultimo posto in classifica di una terza serie italiana, eppure in questi casi viene fuori lo spessore della tifoseria che ha, semplificando di parecchio il concetto, due strade opposte: la diserzione o il compattarsi per risalire la china. A Perugia evidentemente hanno scelto la seconda opzione, quella più difficile e tortuosa. Compattare la curva, riuscire a portare numeri decenti, creare un’atmosfera positiva non è cosa semplice se non si ottengono i risultati sportivi sperati. Però nell’ultima partita casalinga il Perugia ha conquistato i primi tre punti con una Curva Nord che ha mostrato tutta la propria passione, una curva bella esteticamente, colorata e popolata ed anche in questa trasferta toscana in quel di Pontedera c’è da attendersi numeri superiori alla media. Le aspettative non vengono deluse, i perugini sono numerosi e vanno ad occupare il settore ospite del Mannucci, il tempo di attaccare pezze e striscioni e di radunarsi dietro di questi che inizia l’incontro e parte il sostegno della Nord formato trasferta.
Poco da dire, la squadra magari non è esaltante dal punto di vista dei risultati ma a vedere e sentire i tifosi del Grifo, questo aspetto fa poca differenza perché il sostegno vocale è continuo, ben orchestrato e soprattutto coinvolge praticamente tutti i presenti. Segno di una unità di intenti ben definita, chiara ed inequivocabile, una volontà di incidere sul risultato che fa sì che il sostegno accompagni la squadra fino al triplice fischio del direttore di gara, nonostante una pioggia piuttosto persistente che non agevola. Bene, molto bene, inutile girarci troppo intorno.
Pubblico di casa che conferma un trend positivo, incurante della serata non propriamente adatta a seguire dal vivo una partita di calcio, con una pioggia che cade abbondantemente prima del fischio d’inizio e a fasi alterne anche durante la partita. In Gradinata Nord i soliti fedelissimi si sgolano per farsi sentire dalla squadra, alla quale chiedono insistentemente impegno: anche a Pontedera i risultati scarseggiano, ma per il momento il sostegno non viene meno e anche in questa serata i presenti ce la mettono tutta. Non fosse stato per la serata non propriamente positiva climaticamente, sarebbe stata anche una bella partita. Dagli spalti nessuna delusione e questo aspetto è fondamentale.
Valerio Poli
























