Lunedì sera ore 20:00 di un ottobre che volge ormai al termine, fortunatamente il clima è ancora mite e si gioca in una serata non calda ma lontana anni luce dalle rigide temperature che si troveranno nei prossimi mesi. Ad arrivare in terra toscana è la Reggiana con una tifoseria che stimola l’entusiasmo, del resto la squadra è prima in classifica e desiderare un contingente notevole di tifosi è quanto mai lecito dopo un periodo dove gli stadi somigliavano tanto a cattedrali nel deserto.

Finalmente perciò una tifoseria numerosa in trasferta anche nella terza serie, una tifoseria che si slega esteticamente da quel cliché che vede ormai una sola sigla a guidare il tifo, un solo striscione a contraddistinguere la tifoseria, un pensiero unico che spesso e volentieri è forzato e non concede spazio alle alternative. C’è stato un periodo negli anni ’80 che anche le tifoserie medio-piccole avevano all’interno una pluralità di gruppi tale da poter tener testa anche a tifoserie più blasonate, oggi la realtà si è completamente capovolta ed è un susseguirsi di curve che si identificano nel nome del settore occupato nelle partite casalinghe o in quello della città.

Personalmente preferisco una pluralità di gruppi e di sigle che mi rimanda ad una pluralità di idee e comportamenti che sono linfa per una curva dove all’interno ci deve essere un confronto vivace e propositivo, altrimenti si pende dalle labbra di pochi che assumono decisioni per l’intera tifoseria. Quando il tifoso si identifica in queste linee c’è sicuramente un riscontro positivo, altrimenti è inevitabile che i numeri comincino a scemare fino a diventare irrisori e questo aspetto determina la morte di un gruppo o comunque una seria crisi. Parere personale, ci mancherebbe, ma sono particolarmente soddisfatto dai reggiani che si presentano con lo striscione del gruppo guida, le Teste Quadre, spalleggiate dal sempre presente Gruppo Vandelli e dallo striscione Ultras che a notare l’anno di fondazione, 1974, rimanda alla preistoria del movimento in quel di Reggio Emilia.

Come da previsione, reggiani che si presentano con ottimi numeri e c’è da pensare quanti sarebbero stati se, invece di un lunedì sera, la partita si fosse giocata normalmente di domenica pomeriggio. Ma diciamo che anche con questi numeri si evince che la tifoseria gode di una forma ed un riscontro da parte del tifoso medio decisamente buono.

Se l’aspetto numerico è ottimo anche per quanto riguarda il sostegno alla squadra c’è veramente poco da eccepire. I granata dimostrano unione ed organizzazione con un paio di megafoni, altrettanti tamburi ed un continuo coinvolgimento nei cori, tanto che specialmente ad inizio partita, alcuni vengono tenuti alti per diversi minuti.

Colore delegato a qualche bandierone ed a un paio di torce flash accese e fatte cadere a terra. In altre epoche avrei invocato qualcosa in più ma oggi accendere un cerino all’interno di uno stadio è diventata azione da eroi: poi qualcuno un giorno ci chiarirà meglio le motivazioni di queste scelte.

Padroni di casa che finalmente rientrano in gradinata dopo un periodo di assenza forzata dovuta alla ridotta capienza del settore. Formano un gruppo omogeneo dietro il consueto striscione rivolto alla squadra e provano a farsi sentire nonostante i numeri portati dagli avversari ed in certi frangenti della partita ci riescono. Voce e mani le loro armi a disposizione ad inizio secondo tempo dedicano uno striscione ad un tifoso scomparso e si prendono gli applausi dei reggiani ai quali viene donato il pensiero vergato a bomboletta spray.

Il pareggio finale in campo accontenta entrambe le tifoserie che chiudono la partita dedicando gli ultimi cori ai giocatori che si presentano sotto i rispettivi settori.

Valerio Poli