In un tiepido martedì sera di fine Marzo, in occasione del turno infrasettimanale della Serie B, si consuma l’ennesimo abuso di potere di un sistema giudiziario che, complici i vertici del calcio italiano, in nome della lotta alla violenza negli stadi mette in atto una vera e propria rappresaglia nei confronti dei sostenitori del Brescia Calcio.

Diversamente non può essere giudicata la decisione di vietare la trasferta di Cesena ai sostenitori bresciani, da oltre trent’anni gemellati con la tifoseria bianconera romagnola.

Il pomo della discordia, a quanto pare, è un episodio avvenuto in occasione della recente trasferta del Brescia a Vicenza dove, stando alla versione delle Forze dell’Ordine, le intemperanze dei sostenitori bresciani avrebbero provocato il cedimento di una cancellata che, cadendo, avrebbe travolto e ferito alcuni agenti di polizia.

Da qui, la decisione dell’Osservatorio sulle Manifestazioni Sportive di punire tutti i sostenitori bresciani sparsi per il mondo, indistintamente, vietando loro la partecipazione alla successiva trasferta in casa degli amici di Cesena.

Un’ennesima stortura nella interpretazione e nell’applicazione di una normativa già troppo spesso applicata in maniera arbitraria e soggettiva, tanto più se si tiene conto del fatto che questo tipo di divieti, di regola, andrebbero emessi in occasione di incontri sportivi giudicati “a rischio di ordine pubblico” e non utilizzati a mo’ di rappresaglia per vendicare le presunte malefatte degli ultras.

Tanto più che, nell’episodio specifico, stando alle numerose testimonianze dei sostenitori bresciani che erano presenti in quel di Vicenza e che si possono leggere in rete e sui social network, quello occorso agli agenti di polizia sarebbe da ascriversi più come un incidente, dovuto ad una cancellata difettosa, che non ad un’aggressione pensata e messa in atto dagli ultras bresciani ai danni delle FdO.

Ma tant’è che, nell’Italia delle leggi speciali, che non è più in grado di gestire l’ordine pubblico in occasione delle manifestazioni sportive, nemmeno dopo aver provveduto ad identificare preventivamente tutti gli spettatori presenti, tramite tessere del tifoso e biglietti nominali, è più facile imporre restrizioni alla libera circolazione delle persone, piuttosto che indagare sulla reale portata degli episodi.

Del resto, se così non fosse, come si potrebbe giustificare agli occhi dell’opinione pubblica la bontà di simili soluzioni, più da “stato di polizia” che non da “stato di diritto”?

Ed è così che se ne giustifica infine l’applicazione anche al di fuori degli “stadi-palestre di repressione”, dritte dritte nelle nostre belle città e nella vita di tutti i giorni.

Ecco quindi che il “Daspo Urbano” è pronto per essere servito.

Pensato e costruito per ripulire le nostre strade da tutti i tipi di “indesiderabili”, individualmente oppure in gruppo, a prescindere dal fatto di avere effettivamente commesso o meno un qualche reato.

Alla luce di tutto ciò, della partita vissuta sugli spalti rimane bene poco da dire.

Detto della chiusura della curva ospiti, c’è giusto da segnalare che, per i primi trenta minuti di gioco, la Curva Mare decide di solidarizzare con gli amici bresciani, astenendosi da qualsivoglia forma di tifo e lasciando completamente vuoto, come monito, la parte centrale del settore solitamente occupato dagli ultras del gruppo WSB.

Negli ultimi quindici minuti del primo tempo, il tifo dei padroni di casa prende il via, incessante e rumoroso come sempre, a sostegno dell’undici di mister Camplone.

Poi, all’inizio della ripresa, fanno la loro comparsa sugli spalti anche i vessilli solitamente esposti, questa volta però capovolti in segno di solidarietà con i sostenitori del Brescia.

E, a proposito di questi ultimi, va segnalato che, stando appunto ai vessilli esposti in Curva  Mare, qualche presenza bresciana c’è, di sicuro non riconducibile agli ultras della Curva Nord di Brescia e certamente nemmeno residenti nella città della Leonessa d’Italia.

Nei Distinti, la solita casuale presenza di giovanotti romagnoli è questa sera un po’ più assottigliata del solito. Trova però il modo di farsi notare comunque, a fine partita, con alcuni cori di contestazione all’indirizzo dell’attuale dirigenza dell’A.C. Cesena e del presidente Lugaresi, in particolare.

Giangiuseppe Gassi.