Sembrano passate ere geologiche da quando a Maggio, contro il Giana Erminio, il Rimini alzava al cielo la coppa Italia di Serie C. Una vittoria che aveva il sapore di un luminoso presagio. Una sorta di primo trampolino di lancio per una società arrivata nel 2023 con la solita fanfara di buoni propositi che, una volta tanto, parevano tradursi in realtà oggettiva. La vittoria sul campo era stata infatti accompagnata da una ridda di progetti ambiziosi, come quello per il nuovo stadio o per il centro sportivo in zona Gaiofana. Era dalla morte del patron Bellavista che i sogni dei tifosi biancorossi non erano più così vividi, ma sono passati solo un paio di mesi che ci si è dovuti svegliare sudati e di soprassalto per quello che nel frattempo è diventato un incubo.

La prima avvisaglia era già arrivata il 6 giugno, limite ultimo per depositare in Lega tutta la documentazione necessaria all’iscrizione al campionato di Serie C 2025-26, che il sodalizio presieduto da Stefania Di Salvo era riuscito comunque a superare pur con qualche affanno. Nel frattempo era sopraggiunta la notizia del ritardo dei pagamenti degli stipendi di maggio, cosa che si tradurrà in automatico in una futura penalizzazione in classifica. Più di tutto però, a preoccupare l’estate dei riminesi è il totale immobilismo da parte della stessa società che, a parte qualche comunicato di circostanza, s’è barricata dietro un mutismo selettivo. Al confronto, le polemiche della scorsa estate sul nuovo logo in cui è comparso l’incomprensibile monogramma “SI”, in omaggio a Sigismondo Malatesta e sua moglie Isotta, sembrano quasi un dolce ricordo.

Con la squadra che nel frattempo – alla bene e meglio – ha promosso al ruolo di allenatore il suo match analyst, pure i più ottimisti hanno smesso di ignorare gli stessi fantasmi dell’ultimo fallimento del 2016. Ed è così, in questo quadro desolante e per assolvere al suo dovere morale di vigilanza sul proprio patrimonio affettivo, che la Curva Est si è data appuntamento alle 19 di lunedì 7 luglio in via XX settembre. Nei pressi della sede del Rimini Calcio (attualmente FC, in realtà) per dare vita a un corteo di protesta lungo le vie del centro cittadino. Non prima di aver apposto sulla soglia della stessa sede societaria (ovviamente deserta) lo striscione “Chiuso per vergogna”.

Centinaia di ragazzi e ragazze animati dalla passione per la maglia a scacchi, desiderosi di un minimo di chiarezza in cambio di tutti i sacrifici, i soldi e i km spesi al seguito della propria squadra. Hanno poi superato l’iconico Arco di Augusto (presente, tra l’altro, nel più amato logo storico dei biancorossi) animando l’omonimo Corso d’Augusto con torcie, decisi battimani e tanti cori per il Rimini. Senza nemmeno indugiare sui soggetti colpevoli di questo preoccupante stallo, proprio per evitare speculazioni o accuse di chissà quale farneticante minaccia alla sicurezza pubblica o personale.

Capolinea della manifestazione è stata Piazza Cavour, nei pressi di Palazzo Garampi, sede degli uffici comunali, proprio per portare la propria protesta e il proprio sdegno all’attenzione della politica locale. Per quanto siano sempre stati burrascosi i rapporti con i partiti dell’ultradecennale maggioranza, lo stesso Sindaco è sceso in piazza a dar loro ascolto. La tifoseria però non ha voluto concedere spazio o parole alla solita melina istituzionale, ma ha preferito dare lettura al primo cittadino di un proprio comunicato sulla questione. Il tempo del dialogo o delle discussioni sembra insomma ormai finito. Bisogna darsi da fare e alla svelta per esorcizzare gli scenari peggiori.

Sciolto l’assembramento restano tante paure e tutte le domande fin qui inevase. Nei giorni della pubblicazione dei gironi (i romagnoli sono stati inseriti nel solito girone B), il presidente della FIGC Gravina ha sollevato ulteriori timori sostenendo che “Rimini e Triestina sono perfettamente in regola per l’iscrizione, ma evidentemente non hanno la forza economica per sostenere la stagione”. Si prospetta un altro caso Turris-Taranto, con le squadre estromesse a campionato in corso? Si spera di no, ma è evidente che il modello economico attuale non è sostenibile, ancor più non è efficace lo schema di controllo di Figc, leghe, Covisoc e compagnia, se poi continuano a cadere compagini come mosche. Servirebbero riforme più che dare sempre la colpa alla pirateria o agli ultras, ma questo è un altro discorso.

Rimini resta ora alla finestra in attesa della prossima scadenza dell’1 agosto con il fisco e i propri tesserati. Serve quasi un milione di euro per assolvere le incombenze e non subire un’ulteriore penalizzazione in classifica. Un macabro ballo in equilibrio tra l’insolvenza e il fallimento immediato oppure una retrocessione nel prossimo futuro. Una sorta di accanimento terapeutico a cui nessuno vorrebbe preferire l’eutanasia. In tutto ciò, sempre il sindaco ha aperto a imminenti e non meglio precisate grandi novità. Presumibilmente, come si deduce dalle indiscrezioni della stampa locale, la stessa società di Stefania Di Salvo ha fatto un passo indietro e capito che l’unica via d’uscita è vendere, anche se fin qui aveva sempre rigettato quest’ipotesi. Si fanno diversi nomi per questo cambio della guardia, alcuni dei quali angosciano come un passaggio dalla padella alla brace. L’ultimissima nota stampa della Curva Est lancia un pesantissimo monito sui probabili scenari futuri, parlando senza mezzi termini di infiltrazioni malavitose nella squadra, al fine di utilizzarla come veicolo di riciclaggio.

Lottare per la propria sopravvivenza o augurarsi la morte per poi rinascere non è mai stato così amletico, come dubbio.

Foto di Gilberto Poggi