Giovedi 2 giugno, festa della Repubblica. Mentre buona parte d’Italia è intenta a preparare soggiorni e viaggi per il lungo ponte, il mio treno corre lentamente verso Roccasecca. Da Roma ci vogliono quasi due ore, con il convoglio che ferma ovunque. E quando dico “ovunque” non esagero. Si passa in alcune stazioni talmente desolate da far riflettere sul perché ci sia stato bisogno di erigerle o – peggio ancora – svilupparci un qualche centro urbano. La zona cuscinetto tra la Capitale e ciò che la circonda è spesso così: né città, né campagna. Né carne, né pesce. A testimonianza del boom economico degli anni sessanta – con relative speculazioni edilizie – che tanti danni ha fatto all’autenticità del nostro territorio.

La giornata è di quelle bollenti e l’idea di spostare il calcio d’inizio dalle 16:30 alle 11 non è esattamente una grande pensata. Ma conviene stendere un velo pietoso su questo genere di decisioni, tra poco ci ritroveremo partite fissate alle 14 di un qualsiasi giorno di luglio e ce lo faranno passare per normale!

Sta di fatto che quella tra Roccasecca e Anitrella è una sfida di fondamentale importanza. Ambedue le compagini sono impegnate nella lotta per non retrocedere e in quest’ultima giornata verranno delineati i rispettivi destini: padroni di casa salvi grazie al successo per 2-0 e ospiti agli spareggi, che poi perderanno contro il Lenola retrocedendo in Prima Categoria.

Quando manca una mezz’ora al fischio d’inizio i ragazzi della Brigata Roccasecca sono impegnati ad organizzare la coreografia che accoglierà l’ingresso delle squadre sul terreno di gioco. Mentre sulla recinzione fanno bella mostra diverse pezze, tra cui quelle dei gemellati di Pianura e Terracina. Il colpo d’occhio nella tribuna dello stadio Comunale è di tutto rispetto (parliamo pur sempre della Promozione e di un campionato non propriamente esaltante disputato dai biancazzurri) e la cosa che mi aggrada sempre in queste circostanze è la rusticità del tutto: dall’inserviente scontroso che ti fa problemi ad entrare in campo, al giocatore che ti chiede i risultati delle altre partite, fino alle panchine che fanno la spola tra insulti al direttore di gara e chiacchiere con i tifosi appostati dietro le inferriate.

Tornando alle nostre amate gradinate, quando cala il telone della coreografia roccaseccana tutt’attorno vengono accese torce e fumogeni, mentre nello spazio dietro la porta diversi fuochi d’artificio fungono da corollario al bello spettacolo pirotecnico. Al cielo si levano anche i primi cori e la macchina del tifo casalingo è ora a pieno regime, sfoderando una prestazione che si manterrà su ottimi livelli per tutti i 90′.

Nel frattempo fanno il loro ingresso anche i supporter dell’Anitrella, che si sistemano nel piccolo settore ospiti dietro le canoniche pezze della Brigata Manicomio e allo striscione Finché morte non ci separi. È la prima volta che li vedo dal vivo, sebbene negli anni ne abbia sempre visto e conosciuto la presenza. Addirittura ricordo che a metà anni duemila, transitando nei pressi del campo del Torbellamonaca, rimasi incuriosito dalla visione (dall’esterno della struttura) dello striscione Ultras Anitrella. Questo per dire che una tradizione ultras esiste ormai da diverso tempo nel piccolo centro situato sul fiume Liri.

Curiosità: benché Anitrella sia una frazione del comune di Monte San Giovanni Campano (che ha una sua squadra, attualmente in Eccellenza), rappresenta senza dubbio la compagine più seguita del territorio comunale. A testimonianza del forte senso di appartenenza insito in questo borghetto, che ha visto il suo massimo sviluppo a inizio ottocento, quando i conti Lucernari ne favorirono l’espansione installando un’importante cartiera e diversi frantoi sulle sponde del Liri. Nel 1955 proprio i suddetti conti favorirono la nascita del club neroverde (prima società sorta nel comune di Monte S.G.C.) e la costruzione dello stadio Liri. Presto spiegato, quindi, il forte legame tra gli anitrellesi e la loro squadra di football!

Il contingente neroverde quest’oggi si renderà protagonista di una buona prova canora, coronata dalla bella fumogenata che per qualche minuto avvolge l’intero settore ospiti con i colori neroverdi. Una performance che ovviamente deve fare i conti con la contemporanea sconfitta e l’incombente playout.

Umore totalmente opposto tra gli ultras roccaseccani che – anche galvanizzati dal risultato – danno fiato alle proprie ugole seguendo in maniera sincronicamente perfetta il suono del tamburo e mettendosi in mostra con belle manate e continuo sventolio dei bandieroni. Non li scopro di certo oggi, tuttavia fa sempre piacere constatare come realtà piccole e con tutte le difficoltà del caso riescano a dar continuità al proprio percorso ultras, rimanendo su ottimi livelli e riuscendo a diventare un punto di riferimento nella comunità cittadina.

Dopo il fischio finale entrambe le squadre vanno a raccogliere l’abbraccio del proprio pubblico. L’Anitrella in vista dello spareggio, il Roccasecca per festeggiare la permanenza in Promozione. I giocatori di casa si trattengono lungamente sotto il settore e – devo dire – per una volta ho avuto la sensazione che il connubio ultras/calciatori non sia stato forzoso o “finto”, ma che anche questi ultimi abbiano avuto voglia di seguire le direttive del tifo organizzato.

Con il solleone ormai implacabile e le ultime foto di rito, gli spalti cominciano a svuotarsi e per tutti è ora di tornare a casa. In fondo è pur sempre un giorno di festa. E siamo pur sempre nell’Italia centro/meridionale. Il che significa che un piatto di lasagna e un bicchiere di vino rappresentano per tutti il giusto premio alla giornata di canicola. Anche queste sono tradizioni che vanno rispettate!

Simone Meloni