Con il calcio d’inizio previsto alle 18, l’Olimpico comincia a popolarsi nel tardo pomeriggio, sfruttando la quiete domenicale di una città impegnata nello “struscio” in centro o nel più classico dei relax postprandiali. Nel settore ospiti i tifosi friulani arrivano in buon numero, soprattutto considerando la distanza e l’orario tutt’altro che comodi. Prendono posto dietro i loro striscioni dando colore e compattezza a uno spicchio che si farà sentire per tutta la sera. Tra le due tifoserie è ormai consolidatissima una storica amicizia e proprio per questo i bianconeri, più volte durante la partita, si lasciano andare a cori di sostegno per la Roma, ricambiati con rispetto e applausi da tutto il resto dello stadio.

Le squadre scendono in campo e il “consueto” inno della Serie A viene coperto, come sempre, da una bordata di fischi unanime che nel breve giro di quadrante si trasforma nell’avvolgente inno romanista, seguito da tutti con le sciarpe tese al cielo. Nei primi minuti, però, si accende subito un altro “tema” della serata: Nicolò Zaniolo, grande ex, tocca il primo pallone e viene travolto dai fischi del suo vecchio pubblico. Fischi che non si fermeranno nonostante le sue recenti parole concilianti. A Roma la memoria è lunga, e il modo in cui lasciò il club, l’esultanza velenosa all’Olimpico con la maglia dell’Atalanta e gli episodi del Viola Park con alcuni giocatori della Primavera romanista, quando giocava nella Fiorentina, restano questioni troppo fresche perché possano essere dimenticate.

Con il via alla partita la Sud si accende, consapevole dell’importanza della gara e pronta a essere, come sempre, il dodicesimo uomo in campo. Al decimo minuto, come da rituale, le bandiere si abbassano per favorire unione e compattezza, lasciando spazio alle braccia al cielo e alla voce. Dall’altra parte i friulani non stanno a guardare: bandiere sventolate senza sosta, una sciarpata fitta che colora il settore, manate e cori. Per quanto possibile si fanno insomma sentire, mostrando ancora una volta quanto la fede e il radicamento degli ultras bianconeri sia notevole, malgrado le annose difficoltà legate alla logistica.

In campo la Roma parte bene, cerca il controllo del gioco, mentre l’Udinese prova a ripartire veloce in contropiede. A fine primo tempo, dopo un controllo al VAR, arriva il momento che rompe l’equilibrio: rigore per la Roma. Pellegrini si presenta dal dischetto, calcia con sicurezza e porta in vantaggio i giallorossi, mandandoli temporaneamente in testa alla classifica e facendo esplodere lo stadio. Nella ripresa i giallorossi trovano il raddoppio con un’azione che sembra uscita direttamente dal manuale di Gasperini: Kone porta palla in orizzontale, serve Celik, che scambia in velocità con Mancini e davanti al portiere non sbaglia, firmando il 2-0 che fa gioire la Sud. L’Udinese avrebbe anche la chance per riaprirla: Zaniolo si presenta solo davanti a Svilar in un uno contro uno che sa molto di romanzo sportivo, ma il suo tiro è un passaggio al portiere, con l’Olimpico che libera un boato dal sapore beffardo.

La gara scivola così verso la fine con i giallorossi in controllo e lo stadio che, come spesso accade nelle serate felici, si concede il coro goliardico sul “tricolore giallorosso per gli ultrà”, cantato con quel tono tra sogno e ironia con cui i romanisti sanno prendersi gioco di loro stessi.

Me.Ma.