Da settimane si parla di un vero e proprio esodo giallorosso in quel di Reggio Emilia. Non voglio mancare a questo appuntamento fatto di tifo imprescindibile e passione per i colori giallorossi, che spingono circa quindicimila persone a percorrere più di quattrocento chilometri di per seguire la propria squadra.
Arrivato nei pressi dello stadio, mi imbatto nei murales dei tifosi della Reggiana: segno evidente di quanto, al di là del matchday, il vecchio Giglio rimanga – de facto – la casa del calcio e dei tifosi reggiani, malgrado il club neroverde ne abbia rilevato la proprietà. A mezz’ora dall’inizio l’impianto inizia a gremirsi e il colpo d’occhio è subito impressionante: per tre quarti lo stadio si colora di giallorosso, con solo una parte della Tribuna Est e tutta la Curva Sud tinte di neroverde.
Come ormai consuetudine nelle ultime partite, i romanisti passano i primi quindici minuti in silenzio e con striscioni capovolti, in segno di protesta e solidarietà verso i loro “fratelli” arrestati a Nizza nella trasferta di Europa League di settembre. In quel quarto d’ora a farsi sentire sono i tifosi di casa, che nelle ultime stagioni hanno sostenuto un vistoso percorso di crescita come gruppo organizzato. Una bella sciarpata, qualche fumogeno, cori a sostegno della squadra e anche dei diffidati: un gesto che, in un certo senso, fa eco alla protesta dei giallorossi.
Allo scoccare del quindicesimo minuto, però, il silenzio finisce e parte la gara del tifo romanista. Lo stadio si accende sulle note di “Roma, Roma, Roma”, cantato da migliaia di voci e reso ancor più suggestivo da migliaia di sciarpe al cielo. Uno spettacolo a tinte giallo ocra e rosso pompeiano che sembra coinvolgere anche chi non ha legami con il club capitolino, tanto è vero che molti spettatori della tribuna “puntano” il loro cellulare verso il settore ospiti per riprenderne le gesta. La spinta arriva anche in campo: la Roma prende fiducia, alza il baricentro e al sedicesimo trova il vantaggio con Dybala, bravo a ribadire in rete una respinta del portiere Muric. Il pubblico romano esplode in una bella esultanza che coinvolge tutti i settori e fomenta ancor più il tifo, che aumenta i decibel con cori accompagnati da bandiere e fumogeni accesi e da qualche torcia che finisce in campo, vicino all’area di rigore di Svilar.
I tifosi neroverdi, pur in minoranza numerica, continuano a farsi sentire con cori e battimani, accompagnati dal ritmo del tamburo. Diversi fumogeni colorano la Sud, creando un bel colpo d’occhio e contribuendo (o almeno provandoci…) a spingere la squadra alla reazione. Nella ripresa il Sassuolo tenta di rimettere in discussione il risultato, ma la Roma è solida e gestisce bene. Gli ospiti sfiorano anzi più volte il raddoppio, mentre il tifo romanista continua senza sosta, supportando ogni azione con cori e applausi.
La partita si chiude sull’1-0, con la Roma che ritrova il primato in classifica e conferma l’ottimo momento in campionato. Il Sassuolo di Grosso incassa invece una sconfitta che ci può stare, ma lo fa con la consapevolezza di aver tenuto testa a una grande. Sulla via di casa ripenso alla giornata: mi porto dietro le immagini dei tifosi giallorossi che fanno centinaia di chilometri per la loro squadra, ma anche quelle dei tifosi sassolesi, che continuano a difendere la loro identità vera pur giocando “fuori casa” le partite casalinghe. Due piazze diverse ma la stessa passione di vivere uno sport che sempre più prende una via meno romantica e più commerciale. Fortunatamente c’è ancora il tifo da stadio che ci porta a vivere con emozione e trasporto il pallone e le sue storture.
Marco Meloni







