Da una parte i giocatori milionari e super coccolati della serie A (non quelli costretti a “vivacchiare nelle serie inferiori), dall’altra i presidenti (sorretti dalla Lega) che si lamentano degli ingaggi e di tutti i vizi che loro stessi corrispondo ai calciatori Uno scontro in pieno regola che ha portato i “pedatori” della massima serie italiana ad indire uno sciopero per il 25-26 settembre prima della riunione fissata per oggi tra le parti con la Figc che farà da mediatore.

I calciatori dicono di sentirsi “trattati come oggetti” e di essere stanchi di questa situazione, i presidenti rispondono che è assurdo che a scioperare sia una classe di “viziati” quando ci sono operai che guadagnano poco più di mille euro al mese.

Uno scontro durante il quale sia una parte che l’altra hanno ovviamente tirato in ballo i tifosi, cercando in qualche modo di usarli: i giocatori dicono che i tifosi italiani capiranno le loro ragioni, i presidenti sbraitano che i supporters del Bel Paese saranno indignati per lo sciopero di una categoria così privilegiata.

Ecco, questo è un errore che non va fatto: usare i tifosi è sbagliato. Perché quello che dice, tra gli altri, Sinisa Mihajlovic è vero: “Senza calciatori il calcio non si può giocare, tutto il sistema calcio ruota intorno a loro”. Ma è una mezza verità. Infatti, i calciatori di serie A prendono fior di quattrini da presidenti più o meno innamorati delle piazze (ma spesso degli affari che il pallone porta con sé e da interessi exra-campo…) solo perché l’Italia è un Paese di oltre 60 milioni di anime e trovarne una non appassionata al calcio è impresa pari alla ricerca del Santo Graal.

Questo per dire che il sistema calcio in Italia esiste perché ci sono milioni di persone che spendono tempo e soprattutto soldi per la propria squadra: non solo quelli (sempre meno) che vanno allo stadio e vanno alla voce “botteghino” con biglietti ed abbonamenti, ma anche e soprattutto quelli che seguono il calcio in tv, sul digitale terrestre o su Sky. I ricavi delle squadre di serie A sono dati per una grossissima percentuale dalla voce “diritti tv” (nella Fiorentina ad esempio quasi il 50%), ovvero soldi sganciati dalla televisioni ai club per trasmettere le loro partite: la serie A in tv ha raggiunto un valore vicino al miliardo di euro e questi soldi vengono pagati alla Lega che poi li distribuisce ai club solo e soltanto perché ci sono milioni di tifosi che acquistano il prodotto calcio. Morale della favola: se non ci fossero milioni di tifosi il sistema calcio non esisterebbe. O meglio: non sarebbe un sistema così ricco di soldi, che vanno prima nelle casse delle società e poi nelle tasche dei giocatori. Perché se ad esempio i giocatori di pallavolo italiani non guadagnano le cifre dei calciatori è anche perché non ci sono così tanti italiani che seguono questo sport e quindi i soldi che girano nella pallavolo sono inevitabilmente meno.

E poi sono sempre i tifosi a comprare le magliette dei propri beniamini, a volte spendendo anche 70 euro (!) per una maglia originale che la stagione successiva sarà cambiata in virtù della legge dettata dagli sponsor tecnici. Magliette ma non solo: sciarpe, cappellini, tute e tutto quello che il merchandising può offrire.

Quindi, in quella che sembra una vera e propria lite tra due categorie viziate (calciatori di serie A e presidenti), in mezzo ci stanno i tifosi, il vero motore senza il quale il carrozzone-calcio non andrebbe avanti. Premesso che ci sono ancora frange violente da deprecare ed emarginare, per la categoria dei tifosi si fa sempre meno, anzi. Non solo sono costretti a seguire la propria squadra in stadi da terzo mondo (nonostante alcuni siano stati rifatti per i Mondiali del ’90, non 70 anni fa!), ma negli ultimi anni si sono visti imporre tornelli, partite a porte chiuse, biglietti nominali, Tessere del Tifoso, partite all’ora di pranzo, notturne sotto zero, difficoltà enorme nell’avere anche un solo autografo e così via. Il tutto a favore del calcio in tv che, guarda un po’, porta soldi: più persone seguono il calcio in tv, più soldi si fanno e più grana va nelle casse dei club e nelle tasche dei giocatori.

Ecco perché in quella che pare una lite tra liceali e presidi, i tifosi non devono essere usati per mettere gli uni contro gli altri, anzi: se c’è una categoria che dovrebbe scioperare per come è trattata, questa è proprio quella dei tifosi. Ve la immaginate una giornata di serie A senza tifosi sugli spalti e con zero (ma zero!) persone incollate alla tv per seguire le partite e le varie trasmissioni sportive? I tifosi italiani ne avrebbero tutto il diritto per far capire  che senza di loro (ed i loro soldi) il sistema calcio non esisterebbe.

Tutto questo è un’utopia e forse una provocazione un po’ populista e retrò, ma il nocciolo del discorso è che senza la passione dei tifosi il calcio non si fa: quanto ci metteremo a capirlo?

[Fonte: Fiorentina.it]